download La caduta di Villa Mameli di Fabrizio Thellung de Courtelary (Milano, Leone Editore 2016) riprende il genere letterario dell’autobiografia di un personaggio, affermatosi con il pre-Romanticismo (Alfieri), piegatosi alla tipologia epistolare con il Werther e l’Ortis, proseguito con molti esempi europei fino all’affermazione con La coscienza di Zeno nel Decadentismo.

   Si tratta, in definitiva, di un testo narrativo di impianto autobiografico, in cui l’autore non racconta le vicende della propria vita con l’atteggiamento della confessione, come avviene nella letteratura europea da Rousseau in poi, ma crea un personaggio, suo alter ego, a cui fa vivere vicende solo in parte coincidenti con le proprie, mescolando verità e invenzione, su uno scenario storico ricostruito invece con veridicità e precisione, con il ben preciso scopo di dimostrare una tesi interpretativa di tipo politico-sociale e culturale, appunto secondo l’alto esempio dell’Alfieri, del Werther e dell’Ortis.

   Il protagonista della vicenda narrata in questo romanzo è Giorgio Mameli, ultimo discendente di Goffredo, eroe del Risorgimento e autore del nostro inno nazionale, con il quale l’autore vanta un rapporto di discendenza, o meglio ancora di continuità di vita, avendo ereditato villa Mameli, sulle alture del primo entroterra di Genova, dove il giovane patriota e la sua famiglia trascorrevano le vacanze estive. Questa villa diventa quindi il trait d’union tra l’autore e il protagonista, ma nello stesso tempo l’elemento emblematico di tutta  la vicenda, metafora della parabola esistenziale del protagonista condizionata dalla storia italiana degli anni Settanta e Ottanta.

    Gli anni dell’infanzia e della prima adolescenza di Giorgio, contrassegnati da impuntature di carattere che danno luogo ben presto anche a situazioni problematiche, Leggi il seguito di questo post »

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Oggi al GRUPPO di LETTURA alla BIBLIOTECA SERVITANA eravamo in 6 e

sono stati presentati i seguenti testi:

Antonio Skàrmeta, Il postino di Neruda (Raffaella Silvestrini);

Wolfgang Schivelbusch, Storia dei viaggi in ferrovia (Giorgio Olivari);

Fabrizio Thellung de Courtelary, La caduta di villa Mameli (Rosa Elisa Giangoia);

Kazuo Ishiguro, Notturni (Maria Cristina Ferraro);

Michael Zadoorian, In viaggio contromano (Jolanda Bianchi).

Il prossimo incontro si svolgerà sempre alla BIBLIOTECA  SERVITANA martedì 20 Marzo alle ore 16.30.

  

Rosa Elisa Giangoiaaccecatecantoricoverok

  Nel 2017 Angela Caccia, poetessa di Crotone, la cui produzione lirica ha avuto fin dagli esordi apprezzamenti e riconoscimenti, che sono andati crescendo negli anni, ha pubblicato due nuove sillogi che confermano il consolidarsi della sua linea poetica in un originale itinerario di sicura efficacia espressiva.

Nella prima silloge (Piccoli forse, LietoColle) a dominare è un linguaggio che si articola in un intessersi serrato di immagini sospese tra realtà e immaginazione in cui il surrealismo apre squarci di significato nella pregnanza di un’espressione fortemente soggettiva.  La voce poetante è intensamente concentrata su se stessa nella decifrazione di un mondo interiore che nel configurarsi poetico assume la consistenza di un’astrattezza pittorica, innervata da domande e riflessioni sull’esistenza. Si susseguono sensazioni forti («il cielo brucia più forte dell’inferno», p. 16), di fronte a cui si leva l’interrogativo della poetessa («non chiedermi il perché / di questi adombramenti», p. 16) che,  mossa da uno dei piccoli forse  che ci portano a scandagliare il nostro esistere, si confronta con la parola “morte”, sottolineandone la natura intrinseca di limite ontologico dell’esistenza umana («si scivola lenti e tutti / ad una morte sempre più anonima», p. 53), di fronte a cui occorre mantenere stoica determinazione («serbammo / solo un fondo di pietà, e ci bastò / per morire da uomini», p. 54). Leggi il seguito di questo post »

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Lunedì 5 febbraio ore 17.30

BANCA GENERALI

Piazza Raffaele De Ferrari, 4 – 3° piano – ascensore A – int. 6

Elisabetta Degl’Innocenti

presenta

MAGNA ROMA

L’alimentazione al tempo degli antichi Romani

(Nemapress Editore, Roma)

di Rosa Elisa Giangoia

 

 Mercoledì 7 febbraio ore 16.30

Biblioteca Servitana – via Baroni – Genova

GRUPPO ANTICA FOCE

 

Lunedì 19 febbraio ore 16.30

BISQUIT CAFÉ – Piazza Rossetti, 26-27

ASSEMBLEA DEI SOCI

(seguirà convocazione)

Nell’occasione incontreremo Marinella Gagliardi Santi

per parlare del suo ultimo romanzo

LE ALLEGRE MESSE FUNEBRI

(EUROPA EDIZIONI, Roma)

 

Martedì 20 febbraio ore 16.30                                      

Biblioteca Servitana – via Baroni – Genova

GRUPPO di LETTURA

 

9788895472515_0_0_300_75MARTEDI’ 23 GENNAIO alla Biblioteca Servitana eravamo in 7 e sono stati presentati i seguenti libri:

C. PEIRANO – E. GARVENTA CAZZULO, La nave scuola Garaventa – Una scuola di vita  (Laura Monego)

V. BOZZO – F. BOERO, I Savoia a Genova (Vivi Marchese)

J. HANNAM, La genesi della scienza. Come il Medio Evo cristiano ha posto le basi della scienza moderna (Carlo Borasi)

P. ZHEUTLIN, Il giro del mondo in bicicletta (Giorgio Olivari)

C. OTTO GUGLIELMINO, Genova sentimentale (Raffaella Silvestrini)

D. MASCIA, Quel gran Signore del Gatto Aldo (Rosa Elisa Giangoia)

A. VAN SCHENDEL, Il canto dell’ultimo veliero (Maria Cristina Ferraro)

Il prossimo incontro si terrà Martedì 20 Febbraio sempre alle ore 16.30 presso la Biblioteca Servitana in via Baroni a Genova

 

 

 

 

Mercoledì 10 Gennaio ore 16.30

Biblioteca Servitana – via Baroni

Gruppo ANTICA FOCE

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Martedì 16 Gennaio ore 17.00

Su invito della

FONDAZIONE GUIDO e GIOVANNA ZAVANONE

BIBLIOTECA UNIVERSITARIA

Salone delle Feste

Via Balbi, 40 – Genova

Giorgio Ficara

(Università adi Torino)

discute con Vittorio Coletti su

Ruolo e spazi della poesia nella cultura contemporanea

Coordina Stefano Verdino

(Segue rinfresco)

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Martedì 23 Gennaio ore 16.30

Biblioteca Servitana – via Baroni

GRUPPO di LETTURA

 

9788899567248-684x1024Martedì 19 Dicembre al Gruppo di Lettura presso la Biblioteca Servitana eravamo in 8 e sono stati presentati i seguenti testi:

A. Padellaro, Il fatto personale. Giornali – Rimorsi – Vendette (Enrico Garabo);

G. Carofiglio, Il senso dell’equilibrio (Maria Cristina Ferraro);

V. Andreoni, La mia corsa nel tempo (Raffaella Silvestrini);

A. Bennett, La sovrana lettrice (Laura Monego);

O. Rizq, I miei due cuori nomadi (Rosa Elisa Giangoia).

Il prossimo incontro si terrà Martedì 23 Gennaio 2018, sempre alle ore 16.30 presso la Biblioteca Servitana di via Baroni a Genova.

 

 

 

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Rosa Elisa Giangoia

Il nuovo libro di Emilia Fragomeni Il senso della vita (Carta e Penna Editore, Torino 2017, pp. 145, € 15,00) rinnova l’antico genere letterario del prosìmetron, in quanto ad ogni racconto segue un testo poetico che riprende le stesse tematiche della narrazione, ma in una sintesi concettuale che sfrutta tutta l’efficacia che la più intensa espressività del testo poetico sa dare. Questo anche per evidenziare e testimoniare come per l’autrice le narrazioni non siano fine a se stesse, ma servano soprattutto per mettere in rilievo e veicolare messaggi di tipo esistenziale onde rivelare ai lettori “il senso della vita”, il fondamento, cioè, che ogni uomo dovrebbe avere per orientare il suo vivere verso la realizzazione della pienezza della sua umanità.

Per raggiungere questo suo scopo Emilia Fragomeni costruisce racconti in cui la realtà della sua esperienza di vita si dilata e arricchisce, grazie agli apporti della sua fantasia che crea personaggi e situazioni adatte a rendere più efficace il suo messaggio. Come lei stessa precisa nella sua Presentazione dell’Autrice «tutti […] nascono dall’intento d’invitare a riflettere e a interrogarsi sul senso della vita, dell’umanità, della storia stessa, senza trascurare sentimenti e ricordi».

Tra tutte le tematiche quella che prevale in questo libro è quella legata alla terra d’origine dell’autrice, quella Locride che ha lasciato giovinetta nel 1966, insieme ai suoi genitori, «con grande tristezza, con strappi profondi», «sciogliendo illusioni e speranze, per le difficili condizioni che vi si vivevano e, purtroppo, si vivono ancora», pur senza mai allontanarsi «veramente con il cuore». Per questo «i racconti diventano spesso una vera e propria testimonianza sia di quella realtà sia del bisogno stesso di riconoscersi nei suoi valori e non nei suoi disvalori da parte di molti, che vogliono vincere una sudditanza negativa e dare dimostrazione di una coscienza non più basata sulla paura». L’obiettivo dichiarato di Emilia Fragomeni è quello di opporsi alla mafia e di combatterla con l’arma della cultura che può diventare determinante per cambiare le mentalità e di conseguenza i comportamenti delle persone. Lei stessa dice: «I miei scritti vorrebbero celebrare “l’antimafia della cultura”, tale da avviare una mobilitazione delle coscienze» per evitare di continuare a fare «il gioco della mafia, che finora ha potuto contare anche su un vantaggio fatto di decenni di “uno strisciante consenso diffuso”, che l’ha resa ancora più forte».

Accanto ai racconti che  si ispirano alle vicende personali legate alla sua terra, ve ne sono altre che ampliano l’orizzonte tematico di Emilia Fragomeni portandola a narrazioni che nascono da situazioni particolari vissute dai suoi «figli, da un’alunna “straniera”, da un bambino down, da un amico obbligato a fare scelte difficili, da un ragazzo vittima di dissesti ambientali, da chi ha solo sogni nella vita e di questi vive…». Tutti, però, sono accomunati dall’intento dell’autrice di osservare e presentare fatti e personaggi attraverso una rigorosa coscienza morale nella «faticosa ricerca dell’autenticità del sentire e del sapere» in cui sta il vero «senso della vita», obiettivo ultimo a cui la scrittrice vuol far arrivare i suoi lettori, attraverso i percorsi impervi delle esistenze individuali e delle vicende quotidiane.

 

 

 

 

 

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