copertina rumena_0001 (2)Dato che per tutti il tempo che passa è una delle realtà più inquietanti, perché ci dà il senso del nostro limite e della nostra finitezza esistenziale, si cerca di esorcizzare la fuga temporum con le parole che catturano il ricordo dei momenti salienti della nostra vita, lieti o tristi, quelli che comunque ci hanno più coinvolto. Per questo possiamo dire che il tempo ha un “sapore”, in quanto è qualcosa che, anche se trascorso, continua a darci delle percezioni, delle sensazioni, dolci o amare. Il sapore del tempo è appunto il titolo di una silloge poetica di Benito Poggio, già edita qualche tempo fa con il titolo di Canti Bilingue, come testimonia la prefazione di Aldo Capasso, e ora ripubblicata insieme alle nuove poesie di Incapace Paguro con la prefazione di Piera Bruno (AGF Edizioni, Genova 2015, pp. 148, € 12,00).

Sono entrambe sillogi poetiche bilingue, in italiano e in inglese, con autotraduzione dell’autore, anglista e critico letterario, che si riconferma felicemente poeta in entrambi gli idiomi.

Questa dell’autotraduzione è una particolarità davvero interessante e significativa, in quanto si sa la difficoltà di rendere la poesia in un’altra lingua, difficoltà ostativa per certi poeti, come, ad esempio, la splendida poetessa statunitense Mary Oliver che non autorizza traduzioni in lingue, come l’italiano, che non sia in grado di controllare pienamente di persona. Qui la maestria e l’abilità linguistica di Benito Poggio, creano un’occasione unica di fruizione internazionale dei suoi testi, senza perplessità di mediazione, o peggio, rischi di fraintendimenti.

Anche solo sfogliando le pagine delle ventuno poesie della prima silloge si nota subito una particolarità: Leggi il seguito di questo post »

santamargherita

lucio-zinnaLiliana Porro Andriuoli

Poeta di schietta vena, Lucio Zinna si caratterizza, secondo quanto afferma Francesco De Nicola[1], per “l’impegno sul piano del linguaggio, la spinta a testimoniare sul proprio tempo, il diretto rapporto con il proprio ambiente, ma anche [per] l’esigenza di rappresentare l’inconoscibile e, infine, [per] la coincidenza del fare poesia con il vivere”. Si tratta invero di un poeta che si è andato sempre meglio rivelando negli anni come uno degli autori più autentici del nostro Parnaso contemporaneo.

Già nel suo primo libro di versi infatti, Il filobus dei giorni[2], si potevano notare poesie di sicura tenuta, quali Porto di Mazara e specialmente Mio padre, che lo consacrarono poeta; giudizio poi confermato dai libri successivi: Un rapido celiare[3], dove compare anche la tematica civile in una poesia come Libertà (biblicamente); Sagana[4], una raccolta nella quale, accanto a poesie più schiettamente liriche, quali Terra d’esordio e Arcaica sera, ne compaiono altre di carattere maggiormente discorsivo e familiare, come Se vivere e Ballata del Kirsch (e dell’acqua tonica); Abbandonare Troia[5], dove il verso tende ad assumere più ampie cadenze e Zinna intraprende anche la via della sperimentazione, in un testo quale Scartabello degli attimi invenduti; e dove tra molti altri di pregio emerge, per la resa stilistica e l’intensità del contenuto, il poemetto Sessantacinque versi per il treno della Maiella.

Venne poi Bonsai[6], una silloge dalla quale affiorano i ricordi d’infanzia del nostro poeta (Casablanca), ma dalla quale affiora anche la sua consueta ironia come avviene in Filastrode per Palermo multipla, che ricorda un certo Caproni; e venne La casarca[7], dove, tra ironia e risentimento il verso scorre leggero in poesie quali Gioco di fuoco alla marina e Omaggio al gatto Raffaele.

Nel 1994 apparve l’Antologia, Il verso di vivere[8], dove, oltre ad un’accurata scelta di poesie tratte dalle varie raccolte succitate, Zinna ci offre due inediti. Il primo, Minutario postumo dell’eroe vagabondo (1974-75), Leggi il seguito di questo post »

Sculptures, musée du Louvre / décembre 2004

Sculptures, musée du Louvre / décembre 2004

Martedì 19 Maggio al GRUPPO di LETTURA presso la Biblioteca Servitana eravamo in 12 e sono stati presentati i seguenti testi o parti di essi:

Maria Clotilde Schiavo, … tranne la memoria (Rosa Elisa Giangoia);

Michel Houllebech, Sottomissione (Maria Cristina Ferraro);

Omero, Odissea (Domenico Micillo);

Silvana Panciera, Le beghine (Carlo Borasi);

Massimo Gramellini – Chiara Gamberale, Avrò cura di te (Laura Monego);

Leonardo Sciascia, Il caso Majorana (Vivi Marchese);

Michael Yamashita, Marco Polo (Simonetta Demuro);

Ma Jian, La via oscura (Raffaella Silvestrini);

AA. VV., Enciclopedia Pratica Bompiani (Giorgio Olivari);

Florian Illies, 1913 (Gabriella Zurli).

Gli incontri riprenderanno nel prossimo mese di ottobre.

MERCOLEDÌ 6 Maggio ore 17

Palazzo Ducale – Sala del Camino

Raffaele PERROTTA

(Università di Genova)

presenta il romanzo

L’acquiescenza del padre

(Condaghes Edizioni – Cagliari)

di Bruno ROMBI

 

ore 21

Busalla – Biblioteca Bertha von Suttern – Via Chiappa, 1

A legger di rose

Conferenza di Rosa Elisa GIANGOIA

e reading poetico degli autori di

Un mazzolin di rose e di viole

 

GIOVEDÌ 7 Maggio ore 16

Biblioteca Servitana – via Baroni – Genova

Gruppo ANTICA FOCE

 

VENERDÌ 15 Maggio ore 17

Sala Consiliare – Municipio VIII Medio Levante – Via Mascherpa 34 r

Ma tu la conosci la storia della Foce?

Presentazione da parte dei componenti del Gruppo ANTICA FOCE

del lavoro di ricerca, documentazione e archiviazione svolto

sulla vita della Foce nel passato

e del blog http://anticafoce.blogspot.it/

che ne fa memoria

 

MARTEDÌ 19 Maggio ore 16.30

Biblioteca Servitana – Via Baroni – Genova

GRUPPO di LETTURA

 

Sara (2)Rosa Elisa Giangoia

Sara Montolivo è una giovane poetessa che ha pubblicato nel 2014 il suo primo libro Litofanie a proposito del quale Davide Iervolino scrive «Nelle liriche di Sara Montolivo […] la parola si fa carne, sentimento, e affonda le sue radici negli interrogativi ultimi che lacerano l’anima. […] ogni singola parola è ricerca di senso, non è mai fine a se stessa, preziosismo […]. È proprio nell’essenzialità e nell’asprezza dei versi della Montolivo che risiede la loro forza e loro bellezza. […] Un’umanità, quella della Montolivo, in cui la solitudine è “un saio perenne” da portare addosso […]. E in questa solitudine triste, ma non disperata, la ricerca incessante di Dio e il bisogno di una Verità che si sveli nel dipanarsi della trama dell’esistenza.»

 

Moneglia

Seguire un soffio di vento,

rincorrerne il canto.

Cercarlo, voltarsi, coglierlo

In un istante di volo di foglia.

 

Fermarlo dentro di sé

Per guardarlo ancora,

per riconoscerlo nell’azzurro cielo,

nell’infinita profondità

di uno sguardo libero.

 

Leggi il seguito di questo post »

 

220px-Catull_Sirmione

MARTEDI’ 21 Aprile al GRUPPO di LETTURA alla BIBLIOTECA SERVITANA eravamo in 9 e sono stati presentati i seguenti testi:

Cristina di Stefano, Una donna. Oriana (Laura Monego);

C. Valerio Catullo, Carmina V, VII, VIII, LXXXV, XCII, LI (Domenico Micillo);

Diego Vaschetto, Le più belle fortezze delle Alpi Occidentali (Carlo Borasi);

A. Fioravanti – V. Bozzo, Nino Bixio e le questioni del mare (Vivi Marchese);

Gerhard Herm, I Bizantini (Enrico Galiano);

Massimo Franco, C’era una volta un Vaticano. Perché la Chiesa sta perdendo peso in Occidente” (Giorgio Olivari);

Nuto Revelli, Il mondo dei vinti (Raffaella Silvestrini);

Philippe Delerm, La premiere gorgèe de bière et autres plaisirs minuscules (Simonetta Demuro).
°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°
Il prossimo incontro si terrà MARTEDI’ 19 Maggio alle ore 16.30 alla BIBLIOTECA SERVITANA in via Baroni a Genova
  

 

Zavanone_0001 (2)Liliana Porro Andriuoli

Al suo vario e ben nutrito curriculum, Rosa Elisa Giangoia ha recentemente (giugno 2014) aggiunto una pièce teatrale in versi, dal titolo Margaritae Animae Ascensio (L’ascensione dell’anima di Margherita), edita da Nemapress. Protagonista ne è Margherita di Brabante, una “donna del Medioevo”, nata nel 1276 da Giovanni I di Brabante e da Margherita di Fiandra, nel castello di Brabante, un piccolo ducato compreso fra le Fiandre e il Lussemburgo. Dalle scarse e scarne notizie che su di lei ci hanno tramandato i suoi contemporanei, sappiamo che fu considerata una donna dotata di alte virtù di pietà e di fede in Dio, di amore coniugale e per il prossimo, di prudenza e di temperanza; insomma, una donna “saggia, prudente, pia e devota”. Tuttavia oggi nessuno la ricorderebbe se non fosse stata la moglie dell’imperatore Enrico VII (“l’alto Arrigo” in cui Dante aveva riposto le sue speranze per il superamento delle lotte intestine che laceravano l’Italia) e, soprattutto, se lo stesso marito non avesse ordinato per lei un monumento funebre a Giovanni Pisano.

D’altronde, a far nascere nella nostra scrittrice l’interesse per la vicenda di questa donna, fu proprio quel monumento funebre, anzi meglio, la sua ricostruzione con i pochi reperti ritrovati, che Rosa Elisa, bambina di appena nove anni, ebbe occasione di ammirare la prima volta, allorché il padre la condusse in visita al museo genovese di Palazzo Bianco. (Il bel gruppo marmoreo del Pisano fu spostato negli anni 70 nel museo di Sant’Agostino, dove attualmente si trova). Leggi il seguito di questo post »

bozza INVITO (2)

Presentazione della favola La coperta dell’ospitalità (De Ferrari Editore) di Maria Cristina Castellani alla Libreria BooksIn il 17 aprile u.s.

20150417_174905 (2)

Iscriviti

Ricevi al tuo indirizzo email tutti i nuovi post del sito.