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Maquetación 1

Pubblichiamo il testo teatrale FATA MORGANA vincitore del I Premio all’ActorsPoetry Festival 2017 di Genova nella sezione Autori-performers.

FATA MORGANA è uno spettacolo teatrale scritto, interpretato e diretto da MARICA ROBERTO, diplomata al Piccolo Teatro di Milano con Giorgio Strehler con cui ha lavorato in molti allestimenti, tra cui Arlecchino servitore di due padroni Faust frammenti 1 e 2. Ha partecipato agli allestimenti del Piccolo Teatro per 8 anni, poi ha iniziato un suo personale percorso di autrice e creatrice di spettacoli con la fondazione della compagnia Attori&Musici che ha la musica come fondamento strutturale dei suoi lavori.

FATA MORGANA è uno spettacolo di forte coinvolgimento emotivo, anche per l’impatto delle percussioni impetuose e del linguaggio intensamente espressionista per il sapiente impasto di lingua e dialetto. Si tratta di un monologo travolgente, tra recitazione, canto e musica dal vivo, che mette in scena la Fata Morgana, fenomeno di miraggio tipico dello stretto di Messina, diventato poi personaggio del mito, in una reinterpretazione fantastica in cui si fa voce di denuncia per storie di donne vittime della mafia e della criminalità organizzata. E’ un testo di forte valenza sociale e politica con cui l’autrice vuole mostrare al pubblico, attraverso una fantasiosa rielaborazione mitica, fatti e vicende di vita a che la distorsione dell’informazione di massa ha sempre tentato di nascondere. Attraverso la voce della Fata Morgana, sostenuta e sottolineata dalle musiche siciliane, prendono vita donne che sono state uccise perché hanno rifiutato di prostituirsi, perché non hanno taciuto quanto avevano visto e appreso, madri che hanno cercato invano i propri figli spariti, che sono state costrette a fuggire, tutte sempre ingannate dall’amore.

E’ un teatro di denuncia che vuole sfatare la falsa convinzione secondo cui il codice d’onore mafioso impedirebbe di toccare le donne e i bambini: sotto l’etichetta di “femminicidio” si celano sovente storie oltremodo inquietanti di “disonorate”  e “suicidate”.

Purtroppo la lettura del solo testo non può rendere appieno tutto il valore e l’efficacia espressiva e comunicativa di questo lavoro che si avvale della vibrante recitazione di Marica Roberto e delle intense sonorità musicali dei bravi esecutori.

LA FATA MORGANA fantasia su un mito

Personaggi

La Fata Morgana (in forma di nove sorelle)

Uomini (che sono anche i musicanti)

*La fata morgana è un tramite per il racconto di tutte le donne, una
“medium”, una madre che si prende cura, vestita esageratamente di cose come
una strega, zingara, coi vestiti sovrapposti delle sue sorelle.*
*L’azione del racconto sarà scandita dall’uso di oggetti come una favola,
quasi un “cunto”. Alcuni oggetti sono “obbligati” perché vengono dai fatti
di cronaca: queste donne sono vittime delle mafie. *

FATA Culla, stanza, esercito, santo, mare, fiume, paese, ventre … culla,
stanza, esercito, santo, mare, fiume, paese, ventre … ( *tirando fuori da
un bustone della spazzatura cose*)

Vi racconterò storie, come ossessioni d’amore.

Non so perché, “gira vota e firrìa”
l’amore entra di qua l’amore esce di là,
non so perché, perché in tutte le mie storie
inciampo sempre in questa cosa qua
l’amore che viene l’amore che va.

Forse è che anch’io, Fata Morgana, sono stata amante di Re, moglie infelice
amante felice. Sorella, amante, sacerdotessa, madre, maga, regina, fata
delle Acque fata d’acqua fatta d’acqua. Sono miraggio. Mi chiamano Morgana
Morgane Morgaine Morgan Morgen Morrigan; bambina mi chiamano, ragazza,
donna, Maria Rosa Antonia Santa mamma nonna nipote madre, mi chiamano madre.
Io, la più vecchia di nove sorelle, nove fate devastate e feconde,
guaritrice sono, e le mie sorelle le riporto in vita. Da qualunque forma e
da qualunque sgarbo, da qualunque malattia e da qualunque violenza.

Contastorie, che un po’ di storie ve le voglio contare
Cantastorie, che un po’ di storie ve le voglio cantare.

MUSICA – CANTO : OLÍ OLÍ OLÀ Balistreri (*come d’allegria*):

OLÍ OLÍ OLÀ
POCU PAROLI

PALAZZU FABBRICA

OLÍ OLÍ OLÀ PALAZZU FABBRICATU

‘NMENZU O MARI

‘NMENZU LU MARI C’È

NA VILLA NOVA
VENI LU VENTU E LA

OLÍ OLÍ OLÀ

VENI LU VENTU E LA
MMUTTA A LA PLAJA …
TOLLA ‘NTICHITI TOLLA-LA
TOLLA ‘NTICHITI TOLLA-LA
TOLLA ‘NTICHITI TOLLA-LA
TOLLA RA LA LA …
CI STA NA PICCIUTTEDDA MARIOLA

DI NOMU CI MITTEMU
OLÍ OLÍ OLÀ
DI NOMU CI MITTEMU CAMIOLA

TENI LI CAPIDDUZZI BRUNI E RIZZI

E SI LI ‘NTRIZZA A LA
OLÍ OLÍ OLÀ
E SI LI ‘NTRIZZA A LA PALERMITANA

TOLLA ‘NTICHITI TOLLA-LA
TOLLA ‘NTICHITI TOLLA-LA
TOLLA ‘NTICHITI TOLLA-LA
TOLLA RA LA LA.

Signori! Si comincia! E ‘ssttativi!

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978_88_7356_295_5Rosa Elisa Giangoia

La terra e il mare sono i due elementi del nostro mondo: sulla terra ci ritroviamo a vivere, il mare lo osserviamo dalla riva, attratti dal fascino che esercita per il senso di immenso e di infinito che comunica alla nostra mente e al nostro cuore.  Per questo particolarmente felice e appropriato è il titolo della raccolta di racconti di Bruno Rombi, Il mare è una sirena che esprime con la sinteticità del linguaggio figurato tutta la forza attrattiva del mare, soprattutto per chi vive lungo le sue coste e in ogni ora del giorno e della notte può ammirare le variazioni cromatiche e formali che lo caratterizzano e che ne accrescono il fascino.    Questa è stata la condizione di vita dell’autore, almeno negli anni dell’infanzia, dell’adolescenza e della prima giovinezza, trascorsi nella nativa  Calasetta a cui vanno sempre il suo cuore e il suo rimpianto attraverso il filtro della memoria alimentata dalla fantasia creativa.

Da questo desiderio di far rivivere un mondo perduto, non solo nella dimensione personale, ma anche in quella sociale, perché anche la vita di Calasetta è mutata nel corso dei decenni, è nata in Bruno Rombi l’idea di delineare attraverso la parola letteraria della narrazione le figure di diversi personaggi che nel suo paese natale hanno avuto con il mare un rapporto speciale e che, proprio per questo, sono rimasti impressi nella memoria locale, affidata al ricordo delle persone che li hanno conosciuti, destinato anch’esso purtroppo a spegnersi nel giro di un breve volgere di tempo. Leggi il seguito di questo post »

di  Luigi De Rosa

Nessun risvolto della tragedia umana sfugge alla mente indagatrice del poeta Guido Zavanone, genovese di origine astigiana, la cui logica analizza lucidamente le problematiche della vita umana e del Cosmo, anche se il cuore è tutt’altro che indifferente. I suoi versi sono animati da una originale metafisica moderna, da un’acuta sensibilità etica affamata di giustizia e di equità, e sono portatori di un autentico dolore di vivere, nonostante un’ ironia onnipresente, a volte sulfurea. Zavanone, che è stato un alto magistrato (fino a procuratore generale presso la Corte d’Appello di Genova) come poeta si è ormai conquistato, con recensioni e presentazioni dei suoi libri da parte di firme di primo piano e prestigiose, e con una raffica di Premi importanti vinti, un posto di rilievo nella poesia italiana del Novecento e di questi anni del Duemila. La sua produzione poetica di una vita è stata selezionata recentemente in un libro intitolato Lo sciame delle parole, prefato da Stefano Verdino dell’Università di Genova, ed edito da Interlinea di Novara.

Nella sua ricca produzione svettano due poemetti, Il viaggio ( San Marco dei Giustiniani, Genova 1991) e Il viaggio stellare ( ibidem, 2009).

Nel 2017 è uscito Percorsi della poesia, un volume prezioso per  una conoscenza approfondita di tali opere, per i tipi delle stesse Edizioni San Marco dei Giustiniani, Genova. Di notevole efficacia chiarificatrice la Prefazione, dovuta alla penna di Vittorio Coletti, e la Postfazione, scritta da Giuseppe Conte. Leggi il seguito di questo post »

 

Mercoledì 3 Maggio ore 16.30

Biblioteca Servitana – via Baroni – Genova

GRUPPO ANTICA FOCE

 

Martedì 16 Maggio ore 16.30

Biblioteca Servitana – via Baroni – Genova

GRUPPO di LETTURA

 

Giovedì 18 Maggio ore 17

Sala Consiliare Municipio VIII Medio Levante – Via Mascherpa, 34 r – Genova

MA TU LA CONOSCI LA FOCE?

Relazione dei componenti del Gruppo ANTICA FOCE

sulle nuove acquisizioni sulla storia del quartiere

 

 

Sabato 20 Maggio ore 17

Stanza della Poesia – Palazzo Ducale – Piazza Matteotti, 78r – Genova

Rosa Elisa Giangoia

presenta il romanzo

LA FIGLIA DELLA MEMORIA

(Moretti & Vitali 2016)

di Adele Desideri

 

 

Mercoledì 24 Maggio – ore 17

Biblioteca Universitaria – via Balbi, 40 – Genova

Per celebrare i 150 anni della nascita di Luigi Pirandello

Rosa Elisa Giangoia

presenta il saggio di

Graziella Corsinovi

Luigi Pirandello, la finzione vissuta. Percorsi Pirandelliani tra filosofia, psicologia, drammaturgia

(Le Mani 2015)

 

sulas_rosebosforo_smallIeri al GRUPPO di LETTURA presso la Biblioteca Servitana eravamo in 10 e sono stati presentati i seguenti testi:

Josif Brodskij, Fuga da Bisanzio (Franca Sulas);

Totò, ‘A livella e Poesie d’amore (Carla Caselgrandi);

Simonetta Ronco, Madama Cristina (Laura Monego);

Giuseppe Pontiggia, Il giocatore invisibile (Rosanna Marcenaro);

Apuleio, L’asino d’oro (Enrico Garani);

Margherita Hack, Tolomeo e Copernico (Raffaella Silvestrini);

Franca Sulas, Le rose di Bisanzio (Rosa Elia Giangoia);

Monica D’Atti – Franco Cinti, La via Francigena del Sud (Carlo Borasi);

Eraldo Affinati, La scuola cattolica (Maria Cristina Ferraro).

Il prossimo incontro si terrà mercoledì 16 maggio alle ore 16.30 sempre presso la Biblioteca Servitana in via Baroni a Genova.

Isa Morando

Siamo arrivati al giro di boa. Se l’espressione non fosse del tutto estranea al suo carattere, arriverei a dire che la produzione di disegni da parte di Nanni, nelle ultime settimane, è frutto di una “frenesia creativa”. L’ultimo suo lavoro ha tratto lo spunto da una foto pubblicata sul “Secolo XIX”, che lui ha arricchito con una serie di particolari, fino a farla diventare uno spaccato di vita, ambientata nel porto di Genova. Così ho pensato che fosse doveroso cambiare rotta (tanto per usare un’altra metafora marinaresca) e partire dal suo disegno per descrivere e raccontare…

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Disegno di Nanni Perazzo

Come si legge e si commenta un dipinto ce lo insegnò una straordinaria docente di storia dell’arte, oltre sessant’anni fa. La sua materia era, allora come ora, la cenerentola dei programmi scolastici: una delle tante assurdità di un ordinamento che, nel paese dell’arte, relegava all’ultimo posto proprio la disciplina che avrebbe potuto non solo illustrarlo e celebrarlo, ma soprattutto farne comprendere la storia. Questo incipit tra il nostalgico e il polemico Leggi il seguito di questo post »