Rosa Elisa Giangoia

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Il Primo Premio della sezione Poetry dell’Actors&Poetry Festival, che si è tenuto a Genova dal 4 al 10 settembre u. s., è andato a Michele Tarallo per il monologo Il regalo rotto, uno spettacolo di cui è coautore insieme a Angelo Callipo che ne ha curato la drammaturgia in base ad episodi vissuti e a lui narrati da Tarallo stesso. Di qui è nato poi un libro omonimo (San Paolo, Cinisello Balsamo, MI, 2015) di cui l’attore è autore.

Con grande efficacia, presenza scenica e abilità comunicativa Michele Tarallo vuole mettere il pubblico  di fronte alla dolorosa vicenda che ha sconvolto la sua famiglia (lui, la moglie Monica e la prima figlia, Marina) con la nascita di una seconda bambina, Chiara, disabile gravissima, affetta da una patologia molto seria con paralisi celebrale. Attraverso la sua particolare vicenda, l’autore-attore, nello stesso  tempo, mira a coinvolgere gli spettatori sul problema della disabilità in generale, situazione che le famiglie non riescono ad affrontare se non con l’aiuto ed il supporto di chi è loro vicino, parenti e amici, ma anche di una comunità più ampia, come in questo caso, rappresentata dal Comitato Onlus IdeaChiara, fondato appunto da Michele Tarallo, insieme alla moglie e ad altri volontari, per svolgere un’attività di beneficenza, di formazione e assistenza a favore delle famiglie con casi di disabilità. Di qui è nata anche ChiaraMente, una kermesse artistica che raccoglie e propone ad un più vasto pubblico esibizioni, interviste scientifiche e testimonianze di famiglie con presenza di disabili al loro interno.

I personaggi della vicenda familiare al centro de Il regalo rotto sono quattro, il papà Michele, la mamma Monica, la primogenita Marina e Chiara, che rappresentano quattro punti di vista diversi di fronte agli stessi fatti, alle medesime situazioni, ma legati da un unico filo: trovare ogni giorno la forza per andare avanti, il coraggio di affrontare sempre nuovi problemi con fiducia e speranza. Intorno a loro, il mondo, quello della medicina innanzitutto e poi la società.

La testimonianza è quella di una forte coesione familiare che diventa una grande forza per resistere e per continuare. Ma da dove nasce questa forza straordinaria? Sì, dalla medicina, dall’aiuto di parenti e amici, ma soprattutto dalla Fede, da quella capacità che Michele e Monica trovano dentro  loro stessi per accettare “il regalo rotto”, cioè quella figlia che è pur sempre un “regalo”, ma che, nel loro caso specifico, non risponde alle attese, alle aspettative, ma ha in sé il mistero di un messaggio, una comunicazione particolare tra il divino e l’umano che deve arrivare non solo ai genitori e agli altri famigliari, ma deve diffondersi a largo raggio. L’importante è “comunicare”: capire i messaggi che Chiara lancia in modi non verbali, decodificarli, interpretarli…  e quindi farli circolare.

Proprio perché centrale è la questione della comunicazione,  la sceneggiatura teatrale e la rappresentazione scenica diventano gli strumenti più efficaci per cercare aiuto e diffondere consapevolezza di fronte al problema della disabilità, da percepire come rivelazione e comunicazione dell’ignoto nel mondo, nel tempo, nella realtà che noi riteniamo normale. Ci vuole “forza” per perseverare nell’impegno di apprendere le particolari forme di comunicazione non verbale e su questa base coinvolgere gli altri. È proprio questo che Miche chiede al Signore: «darmi la forza, quella che serve per andare avanti, per non lasciarsi sviare da ciò che è futile e banale».

Di qui, una grande lezione per tutti, quella di riuscire in ogni situazione e circostanza della vita a superare «ciò che è futile e banale»: un programma di vita davvero impegnativo!

Grazie per avercelo ricordato con questo spettacolo che merita di andare in giro per sensibilizzare soprattutto i più giovani al problema della disabilità.