IMG_20180913_0001_NEWRosa Elisa Giangoia

“Poesia in immagini e parole” è un’espressione che può ben caratterizzare il nuovo libretto (Come le foglie, Genova, Editrice ZONA, 2018, pp. 44, € 11,00) di Carlo Accerboni (davvero un lepidum novum libellum!), in cui immagini e parole sono tra di loro in corrispondenza per esprimere, attraverso la comune adesione al Bello, la verità, che in questo caso l’autore individua insita nella Natura stessa, in quel mondo di alberi, rami, erba, fiori e foglie che si è abituato ad osservare con l’occhio attento e indagatore del fotografo: nulla va definitivamente perduto, tutto riprende vita nel perenne ciclo dell’universale divenire. E questa verità trova una via di espressione e comunicazione attraverso le parole della poesia. Così parole e immagini convergono verso un unico fine: esprimere la verità attraverso la ricerca e la tensione verso la Bellezza.

Emblematico è il titolo Come le foglie, con ampio retroterra di risonanze letterarie, da Omero a Ungaretti, che coglie la tipicità delle foglie in Natura, secondo cui, cadute e avvizzite, servono a dare nuova linfa vitale prima di tutto all’albero stesso da cui si sono staccate e poi, trasportate dal vento, ovunque.

Questa consapevolezza del poeta nei confronti della perenne vitalità del ciclo naturale, lo porta ad osservare con occhio particolare la Natura per cogliere e fissare nelle immagini fotografiche non solo gli aspetti e le forme di piena vitalità, attraenti e affascinanti, ma anche quelle di avvizzimento, come si è visto nelle splendide foto scattate al roseto di Nervi in occasione di Euroflora2018, in cui erano comprese anche rose in disfacimento. L’idea di fondo è che tutto è vita, quindi tutto,  ha una sua positività. Per esprimere questa verità alle immagini si accostano poesie di intensa forza espressiva intessute di parole pregnanti ed efficaci, in frantumazioni del tessuto verbale poetico di derivazione ungarettiana in cui si punta sull’intensità della parola singola in collegamenti significanti di ripetuti enjembement. Ma l’attenzione del poeta si allarga alle persone, agli individui, in particolare a se stesso che si vede e si guarda come immagine riflessa negli specchi e proprio in questo coglie la sua identità che sta anche nel suo trasformarsi, in quel divenire che lo inserisce nella Natura.

 

Leggiamo qualche testo:

Leggimi

in assenza di luce

leggi

la parola

invisibile

nel tuo

e nel mio

silenzio.

 

Non può il volto

infrangersi

al cadere dello specchio.

non può lo specchio

cadere

al nostro

quotidiano

infrangerci

e rialzarsi intatto.

 

 

Foglie

fruscianti

sotto piedi incauti

disattenti

alla voce

che stride

all’assente

attenzione.

foglie

dai colori accesi

in altra vita

separate dal ramo.

 

 

L’età trasforma il volto

a volte il pensiero.

La pelle si piega

quasi in un nuovo

affacciarsi su noi.

Abbiamo perso la fretta

in questa lunga partenza

senza arrivo.

In questa attesa

per ciò che non troviamo

ci sfogliamo

alberi senza stagioni.

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