digitalizzato_20160828-2Virtudes Monserrat è nata in Spagna, a Cordoba, ma da molti anni vive in Italia.

Si dedica da tempo alla poesia di cui ha pubblicato diverse sillogi: Il mio Caino (1999), D’Amore e d’Odio (2001), Di Cielo e di Pietra (2011) e Cartoline per domani (2011).

Leggiamo qualche lirica dalla sua ultima raccolta  Ad ovest del tempo, classificatasi al secondo posto nell’edizione 2015 del Premio Letterario “Città di Castello” e pubblicata nel 2016.

 

 

 

Ah, Damasco…!

Ah. Damasco, Damasco!

Sortilegio il tuo nome sino a ieri

di lussi antichi e di sete lucenti

intrecciate in magie di arabeschi.

Oggi, dolore e paura sul tuo volto sfatto

e trame di morte disegnano il nero

agli orli delle tue architetture.

 

Il Ghibli

 Si dissolve in pulviscolo

il cristallo della roccia,

riaffiora il passato ad ogni frammento

ed ogni ferita fugge su un vascello.

Il flagello del Ghibli solca l’immensità d’un mare

che si perde in morbide montagne

nella grandiosità d’un mondo in movimento,

e su ogni cresta, un’altra desertica finestra.

Avanza il cavo ventre sfavillante

e sorgono ancora nuove storie di polvere lucente.

La fornace si specchia ad ogni passo

Bruciando gemme sotto i piedi.

Il resto d’una pioggia di sudore

Imperla la curva delle ciglia,

un ciclo senza fine,

uomo e sabbia, nomadi per sempre.

 

Lucy in the sky

 Lucy, che vagavi sotto un cielo

ancora senza nome

che qualcuno battezzò poi Africa.

Lucy, protodonna dalle lunghe braccia,

piccola madre di una genia sterminata e nomade

i cui incerti passi si orientavano

alla luce di antiche lanterne,

resti dello sfarzo d’uno sgocciolio galattico.

Questa terra ha accolto la semina

dei tuoi innumerevoli figli,

che oggi si sono dichiarati uomini

e hanno scritto su mappe inventate

la parola “straniero”,

divenendo così i dispotici padroni

di quanto li accoglie,

nel più completo oblio di ciò che eravamo.

 

Un caffè

Un caffè,

un tè,

un bicchiere d’acqua,

così, ogni cliente consumò

un attimo della sua giornata,

per qualcuno un sotterfugio nel vivere,

la trepida attesa d’una buona novella,

oppure, la speranza in un oblio,

intanto, il cameriere,

nel permanente attraversare

questi chiusi universi,

tra un bicchiere ed una tazza,

stancamente intuisce

aurore e tramonti,

intorno ai tavoli.

 

Sul set della vita

 Sul set della vita

una pellicola lunga quanto i tuoi giorni

ti filma senza alcuna sosta,

dall’approccio primo con il mondo

fino all’ultimo respiro,

sia nel tuo trascinarti consapevole

attraverso l’oceano del vivere,

così come nel sussiego incosciente

d’un sonno ignaro,

e a te non è concessa la visione in replica.

 

Lazzaro

 Si svegliò Lazzaro

da ciò che lui credette penoso sogno

e forse gli doleva ancora il grumo vago

d’una incerta sofferenza.

Inconsapevole del dono,

riaprì gli occhi ad un universo ammutolito.

Il miracolo non fu per lui,

che non conserva coscienza del travaglio d’un trapasso,

il mirabile gesto fu per il resto del mondo,

così da far comprendere che ciò che può apparir

definitivamente immutabile e fermo

da annientarci, immobilizzando il nostro cammino,

può essere grimaldello che spalanca la gola alla montagna

che soffoca il nostro esistere,

e ci proietta nel mare d’una rinnovata speranza,

d’un nuovo futuro.

 

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