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Liliana Porro Andriuoli

La segreta sapienza è il titolo che Domenico Camera ha dato ad un libro da lui curato, contenente la serie completa dei suoi Foglietti del bestiario, che era andato pubblicando dal 1995 al 2009, con la collaborazione, per i primi dieci numeri, di Manrico Murzi.

Sono questi “foglietti”, come ci spiega l’autore nella sua Testimonianza, dei semplici “fogli piegati in quattro, così da formare un libretto con tanto di copertina, quarta di copertina, un interno di due paginette e un secondo interno, con quattro paginette utilizzabili”. Ciascuno di essi è dedicato a un animale, che però (e ben lo precisa Paolo Zoboli nella sua prefazione) non costituisce, “come nelle antiche favole, un simbolo o una maschera dei vizi e delle virtù degli uomini”, ma piuttosto un “antimodello positivo rispetto al modello negativo rappresentato dall’uomo”.

L’ispiratore di questi “foglietti” (e Camera lo dice nella sua Testimonianza) è stato Arrigo Bugiani con i suoi Libretti di Mal’aria, che ne costituiscono il prototipo. Domenico Camera infatti lo andò a trovare nella sua casa di Sampierdarena e ricevette in dono da lui “la serie intera del libretti fino ad allora stampati”: da essi trasse l’idea per il suo Bestiario.

Nei diciannove “foglietti” pubblicati da Camera sono compresi quarantuno poeti e diciannove illustratori, che con i loro disegni hanno adornato la pubblicazione. Vari i soggetti, che vanno dal gatto del primo numero (Nostro inquilino) al delfino del sesto (Fanciullo del mare); dalla tartaruga dell’ottavo numero (Bissa scudelera) alla lucertola del decimoquarto (Da sasso a sasso); dagli uccelli del secondo numero (Memoria d’azzurro) all’ape del numero decimoprimo (Un grumo di sole); dai pesci del terzo (Naviganti sommersi) alla farfalla del settimo (Fiore dell’aria); e così via.

Naturalmente non è possibile in questa sede citare tutti gli autori che hanno contribuito a formare i vari “foglietti”, ma vorrei ricordare almeno qualche nome fra i più noti: Giorgio Bárberi Squarotti, Giuseppe Conte, Maurizio Cucchi, Margherita Guidacci, Franco Loi, Mario Luzi, Roberto Mussapi, Giovanni Raboni, Silvio Ramat, Maria Luisa Spaziani, Wislawa Szymborska (in ordine alfabetico, e non di apparizione sui “foglietti”). E, per dare un’idea delle poesie che vi figurano, ecco qualche citazione: ne L’ape sole (in Un grumo di sole, Anno 2002, XI) Giuseppe Conte così inizia: “L’ape era in principio un grumo di sole” e così termina: “Nel miele c’è un sole vischioso / come le labbra appena distaccate / dal seno materno di un bambino, / c’è un sole di fiamma sulla cera / della candela dopo che accendi lo stoppino”.

Immediato e molto efficace è pure l’incipit della poesia di Roberto Mussapi, Bubo Bubo, dedicata alla civetta (in La notte fonda, Anno 2003, XIII): “Tu non conosci la selva, il buio, / non hai coscienza delle ombre intrecciate / che serrano il mondo trascorso l’imbrunire, / ti lasci avvolgere e cullare da loro, / scivoli adagio nel sonno, non le vedi / stringersi attorno a te con tutto il buio / che un giorno fu scisso nel creato”.

Di grande impatto visivo è certamente la poesia Visto dall’alto di Wislawa Szymboska, tradotta da Manrico Murzi (in … E zampe come mani, Anno 2000, X): “Sta – steso morto su sentiero di campo, / ripiegate con cura sulla pancia / tre paia di zampette: scarabeo. / Al posto del disordine che porta la morte – / ordine e pulizia”. Si veda inoltre, per l’atmosfera che sa suscitare, La conchiglia di Margherita Guidacci (in Anima marina, Anno 2004, XV): “Io compagna d’agili pesci e d’alghe / ebbi vita dal grembo delle libere onde, / e non odio né oblio, ma l’amara tempesta me ne divise. / Perciò si duole in me l’antica patria e rimormora / assiduamente e ne sospira la mia anima marina, / mentre tu reggi il mio segreto sulla tua palma / e stupito vi pieghi il tuo orecchio straniero”.

Troviamo, inoltre, tra i collaboratori di questi “foglietti”, i tre redattori di “Nuovo Contrappunto”: Silvano Demarchi (il direttore) che, con la poesia Delfino (in Fanciullo del mare, Anno 1998, VI), scritta durante uno dei suoi numerosi viaggi nell’Ellade, ci offre un esempio di limpida essenzialità compositiva, evidente specie nella chiusa: “Per ore, ansimando, / giocò / il divino fanciullo del mare”); Guido Zavanone, del quale compare A un lampadario antico (in Memoria d’azzurro, Anno 1996, II), una poesia di indubbia suggestione, nella quale il lampadario diviene il simbolo della sorte dell’uomo: “Resta, / fratello, il tuo oscuro volo / di appeso”; e Elio Andriuoli, la cui poesia La lucertola (in Da sasso a sasso, Anno 2003, XIV), ferma l’apparizione di questo simpatico e veloce animale, che come un lampo compare e scompare: “…le zampette brevi / agile muove, tentano le dita / lievi ogni appiglio: un guizzo e fugge via” (ivi).

Da ricordare è ovviamente il curatore del libro, Domenico Camera, le cui poesie sono presenti in ogni “foglietto”. Citiamo per tutte Acqua dolce (in Naviganti sommersi, Anno 1996, III): “Guizza il pesce nell’acqua, sfiorando le pietre / di un gelido botro, minuscolo oceano. Con lieve / remeggio di pinne, ogni tanto, riaffiora; disegna / pesci allo specchio. La sua vita è appena un soffio, / un mite silenzioso richiamo”. Sono, quelle del Camera, poesie che rivelano il suo profondo amore per la natura e in particolare per gli animali, da lui considerati sempre con affettuosa simpatia.

Lo stesso è da dirsi per Manrico Murzi, che con lui ha collaborato, come si è detto, per i primi dieci numeri dei “foglietti”, del quale ricordiamo una poesia particolarmente felice, Nostro inquilino, il gatto (in Nostro inquilino, Anno 1995, I): si tratta di un sonetto che così inizia: “Altero, coniugando l’eleganza / del rango con l’alterco per la vita, / lascia i resti ai compagni di salita, / torna sul trono come a fine danza” e termina: “Ché, pur restando presenza all’esterno, / inquilino si fa di nostra mente, / dove biascica sogni e placa risse. // Pensoso, con lo sguardo un po’ sfuggente, / senza cura del fuori, è, come Ulisse, / un io che viaggia nel suo mare interno”.

Un bel libro La segreta sapienza, che ci offre una galleria di animali emblematici di certi lati luminosi e a volte anche oscuri della vita, i quali ci suggeriscono profondi pensieri e ci colpiscono per la loro eleganza e la loro vitalità: sovente per la loro bellezza.

Impreziosiscono I Foglietti del Bestiario le illustrazioni (tutte riprodotte nel volume in esame), di alcuni valenti pittori liguri, quali Pier Canosa, Mario Chianese, Walter Di Giusto, Giannetto Fieschi, Paola Ginepri, Luigi Grande, Giovanni Grasso Fravega, Bruno Liberti, Luigi Maria Rigon, e Giuseppe Trielli.

 

DOMENICO CAMERA: La segreta sapienza – I foglietti del bestiario (Edizioni L’Impronta, Sant’Olcese, 2015, € 16,00)

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