20150125_173713 (2)DOMENICA 25 GENNAIO GUIDO ZAVANONE HA COSI’ PRESENTATO IL LIBRO DI POESIE DI

ISA e EGIDIO MORANDO, … et fuga temporum, La Città del Silenzio, Novi Ligure (AL) 2014

 

… ET FUGA TEMPORUM

  Il tempo, come ci preannuncia il titolo di questa raccolta di versi a due voci, è il protagonista del libro, ne pervade, ne intride ogni pagina.

Iniziamo da Isa Morando, e da alcuni suoi versi che ritengo particolarmente significativi. Leggiamo: «è la tua infanzia che dilegua»; «un’altra estate se n’è andata con noi … tra le quinte del tempo … nel rimpianto di ciò che è appena stato»; «la ragione implacabile del tempo»; «in breve spazio il tempo di una sera»; «L’attimo, un sospiro»; e arriviamo, infine, alla grande poesia Xenos, dove è rappresentato suggestivamente l’ospite indesiderato, il tempo-morte che ci è accanto e ci trascina in silenzio all’ineludibile appuntamento, «al capolinea.»

Ci ritorna in mente l’Ariosto quando ci parla del tempo «… quel vecchio sì espedito e snello / che per correr parea che fosse nato» (XXXIV, 92, 1-2).

Soli, a fronteggiare il suo inesorabile corso, la memoria, il ricordo: forse soltanto «un talismano – dice la poetessa – un gioco, un sospiro»: in ogni caso, «l’ultima difesa […] a fermare la frana». E bisogna anche saper cogliere l’istante, questo fragile fiore della vita che può schiudersi alla Bellezza «al tempo di un sorriso», al sogno, alla fantasia, all’amore, che la «dolce Ofelia» mormora a noi per sempre.

C’è anche, dinanzi alla sconfitta della vita, al nostro esilio, la consolazione della poesia: la giustificazione della nostra presenza, del nostro peregrinare sulla Terra. Fermare la visione, rendere agli altri il nostro sentire con la magia della parola: «il legno che ti salva dal naufragio».

E alcune composizioni della raccolta ben ci rendono la poetica dell’autrice: tradurre i propri sentimenti senza tradire, conversare famigliarmente, anche di cose quotidiane, con i lettori-amici, quasi confessandosi con loro. Si vedano, ad esempio, le belle poesie intitolate ai nipotini Giorgio e Andrea. Il primo, visto mentre cerca sulla spiaggia la pietra rilucente che le onde, quasi un gioco scherzoso, gli hanno portato via; il secondo, mentre nuota con tutte le forze dei suoi «piccoli anni» quasi abbracciando il mare, la vita e le sue lusinghe.

Due esempi, questi, di un aspetto tipico del processo compositivo della poesia della Morando: il punto di partenza concreto, reale, spesso umilmente quotidiano, che però subito si arricchisce di significati, allusioni, intenzioni fino al costruirsi dell’allegoria della condizione umana, oggi e sempre sulla grande scena del mondo.

Stilisticamente una poesia fornita di una tecnica sicura, di una visione alta della nostra vita e delle cose del mondo: con una musicalità sommessa, ma ben avvertibile e coinvolgente.

E possiamo rassicurare Isa, contraccambiando il suo Grazie ai lettori nel testo che chiude la raccolta: sì, abbiamo provato anche noi quello che lei scrive, ma lei ha saputo dirlo in modo esemplare.

 

E veniamo ora a parlare dei versi di Egidio Morando.

È conforme a saggezza che a breve raccolta si addica breve chiosa; ma non minore attenzione e curiosità specie di fronte a “un esordiente”, come l’autore si dichiara, che tuttavia scrive poesie da circa cinquant’anni (un paio all’anno, ci confida). Per la verità, ci sono grandi poeti che hanno scritto e pubblicato assai meno; e, dunque, Morando si ritenga in ottima compagnia.

Se il nostro poeta è parco nello scrivere, è poi anche particolarmente severo nello scegliere le composizioni da tramandare al lettore (una ventina circa); sì che, forse con inconsapevole accortezza, egli ci mette nella condizione di desiderare di leggerne altre; mette cioè il lettore nella condizione di chi si leva da tavola non sazio.

Perché i cibi sono pochi, ma buoni e, fuori di metafora, si è portati a rimpiangere che queste poesie siano rimaste nel cassetto per tanto tempo e solo ora vedano la luce per l’insistenza – dice l’autore – della sorella Isa.

Egidio Morando è un poeta immaginifico. E mi piace riportare alcune immagini che testimoniano la ricchezza e la varietà del suo repertorio. «Ho sognato la pace. / So che presto l’avrò, ma come goderne, / poiché non sarà attinta, ma subita? (Sogni); «…salite oltre i crinali / segnati da bandiere.» (Bandiere); «Cinciano, parola che evoca / chiacchericci di comari, / gorgheggi di cinciallegre.» (Fine d’anno a Cinciano); «Sopra il brillio del mare che disquama / gonfiano le valanghe candenti / delle nuvole; / sprofonda il cielo le sue grotte viola..» E ancora «… l’orizzonte del cielo / è una ferita slabbrata» (Per il pittore Lucio Fontana); «Dietro gli spigoli / di una periferia / la luna tende freddi agguati. / Sforano il bianco, file di finestre / ghiacciate di silenzio.» (Per il pittore Mario Sironi). «Paziente, il ragno rinforza la sua tela; aspetta. / E così solo lui saprà con lieve anticipo / il giorno della mimosa, / quando a milioni dilagheranno acini di sole…» (La pazienza del ragno).

A chi scrive versi come questi non si può non riconoscere il dono della poesia.

Quella di Egidio Morando è una poesia esistenziale in cui scorrono la vita, le ambizioni frustrate, le ribellioni vane, la solidarietà incompresa, l’amore voluto o casuale, ma sempre fonte di dolore.

Il pessimismo è radicale, l’ironia sovrana, le ombre sovrastano la luce, pur agognata.

Il ritmo – che, a differenza della musica, non può mancare nei versi – è sicuro e ben scandito, segue perfettamente gli amari contenuti che veicola.

 

Le due raccolte di poesia riunite in questo libro (che si avvale in copertina di un suggestivo dipinto di Luciano Albesiano a rappresentare il volo inarrestabile del tempo) hanno, a mio giudizio, caratteristiche ben differenziate. Sommessa, trepida con sprazzi di speranza l’una, più a forti tinte, tesa alla ricerca della parola (fino, a volte, al gioco linguistico) l’altra; con un punto di contatto tuttavia: il sentimento doloroso, coraggiosamente rassegnato, del tempo in fuga inesorabile e impietosa; appena trattenuto dall’insistenza affettuosa dei ricordi.

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