Dante Alighieri (2)Rosa Elisa Giangoia

 Cheikh Tidiane Gaye, poeta e romanziere di lingua madre wolof, francofono per formazione culturale, italofono per opzione personale nelle sue opere letterarie,  ha tradotto una scelta di poesie del famoso poeta senegalese Léopold Sédar Senghor (Léopold Sédar Senghor cantore della Négritudine, poesie scelte e tradotte da Cheikh Tidiane Gaye, Edizioni dell’Arco, Milano 2013, pp. 76, € 6,90), compiendo una complessa operazione di mediazione linguistica con cui restituisce in un ottimo ed efficace italiano le composizioni poetiche dell’autore, intellettuale prestigioso e politico di successo, che ha arricchito la sua lingua poetica francese con l’esperienza culturale del suo paese d’origine, per cui solo chi, come Tidiane Gaye, ha fatto un analogo percorso formativo, può comprenderla ed esprimerla compiutamente in un’altra lingua ancora, come appunto l’italiano.

Rileggere oggi e riproporre al pubblico italiano Senghor è indubbiamente molto interessante ed importante. Infatti quest’autore, notissimo anche in Italia nel periodo tra le due guerre e ancora fino agli anni Settanta del secolo scorso, è stato poi piuttosto dimenticato, mentre oggi il suo pensiero, espresso nella sua poesia, oltre che sostegno della sua intensa azione politica che l’ha portato ad essere il primo presidente del Senegal, può rappresentare nuovamente un elemento di grande utilità per rifondare correttamente il dialogo tra l’Africa e l’Europa. Infatti il nucleo centrale del suo pensiero è quell’idea di Négritudine, lanciata da Aimé Césaire, ma che Sénghor ha meglio elaborato e precisato come individuazione delle caratteristiche tipiche della razza nera (ad esempio, il senso del ritmo e l’esaltazione del sentimento) a cui si accompagna l’apertura verso il moderno, rappresentato dall’Europa (ad esempio, lo studio della storia dell’arte europea e l’apprendimento di nuove tecniche artistiche), in un contemporaneo processo di riscoperta delle tradizioni e di assimilazione del nuovo.

Tutto questo entra nella poesia di Sénghor, in cui il mondo della natia Joal, l’”Ombrosa”, villaggio del Senegal e metonimia di tutto il continente africano, viene cantato con un abile impasto lirico in cui i moduli espressivi della coeva lirica francese si arricchiscono e si rinnovano con il sottofondo del ritmo del tam-tam, del balafong e della kora, in un andamento espressivo in cui si recuperano toni narrativi, memorialistici, elegiaci e dialogici, che si intrecciano con il lirismo essenziale della poesia pura imperante in Europa.

Con questa ampia gamma espressiva a disposizione, frutto delle sue esperienze di vita e della sua vastissima cultura letteraria, che spazia dal mondo classico all’Europa contemporanea, Sénghor canta l’amore per il proprio paese e per il suo mondo africano, cogliendone tutte le sfaccettature, dalla sensualità alla spiritualità, allo stretto rapporto con gli elementi fondamentali della natura (soprattutto il vento e l’acqua, con consonanze francescane), ma affronta con efficacia e determinazione anche temi politici, come quello del sangue versato dai giovani africani durante la Seconda Guerra mondiale in nome dei una “patria imposta”, nonché le asprezze della colonizzazione.

Quelle che Tidiane Gaye ha scelto di tradurre sono le poesie più note, soprattutto in Senegal, ma anche in Francia, dove Sénghor ha goduto di grande notorietà, primo africano a sedere all’Académie Française di cui nel 1983 divenne anche Presidente.

Nella sua traduzione Tidiane Gaye si è molto impegnato, con ottimi risultati, a mantenere la sonorità, oltre che l’andamento ritmico, sintattico ed interpuntivo del verso francese, nonostante la complessità per l’uso frequente di figure di suono (soprattutto allitterazioni) e di pensiero (metafore, paronomasie, ecc.), e per la sintassi con costruzioni elaborate, soprattutto per l’inversione verbo-soggetto. Date queste attenzioni, la resa è molto funzionale ed efficace, in quanto, come dice Laura Toppan nella Prefazione «Tidiane Gaye traduce “dall’interno”, intriso del ritmo senghoriano e ci accompagna nei meandri più nascosti del cantore della Negritudine» (p. 7).

Bel lavoro, anche per le note e il glossario, davvero molto utili per meglio comprendere l’universo poetico e culturale di Sénghor.

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