di Luigi De Rosa

La metàfora della vita umana come “viaggio” è ampiamente presente in letteratura e nell’arte, senza limiti di spazi geografici e di tempi storici.
Anche la Divina Commedia, ricchissima di immagini allegoriche, rappresenta un viaggio: quello dell’anima umana dall’oscurità alla luce. E per venire al Novecento, tanto per fare un esempio, anche nel Congedo del viaggiatore cerimonioso di Giorgio Caproni è presente la vita come un viaggio dello spirito. Un viaggio in treno che sta per terminare, per il viaggiatore, in una “stazione” sconosciuta e misteriosa.
Bene ha scritto Alessandro Zaccuri (su “Avvenire” del 6 dicembre 2012) quando ha evidenziato che “…la poesia di Rombi appare attraversata da una ben riconoscibile istanza spirituale, che si fa evidente nella interrogazione metafisica di Forse qualcosa, che non per niente, al suo apparire, meritò l’attenzione di Vittorio Messori…”
Bruno Rombi, poeta e pittore (oltre che narratore e autore di testi teatrali, critico, saggista e traduttore ) con all’attivo una trentina di libri, molti dei quali tradotti in francese, inglese, romeno, macedone, greco, è nato il 22 settembre 1931 a Calasetta, Cagliari. Cioè (vedi il destino!) è nato in una zona della Sardegna in cui si parla il tabarchino, una variante del dialetto genovese. Ma da più di cinquant’anni è emigrato, appunto, a Genova, dove vive e opera in un rapporto inestricabile di amore conflittuale tra la sua patria (sempre radicata nel cuore) e la nuova patria di adozione, in Continente.
“ I sardi, noi, i sardi di Genova,
siamo qui come fantasmi di pietra…”
scriveva nel 1965, nella poesia I sardi di Genova, ( Canti per un’isola), e proseguiva:
“…nel cuore, acerbo,
come un dolore sopito,
batte il ricordo, pungente,
d’un nostro campo,
di una nostra pietra.
………………………………………….
Si slava ogni paesaggio ridente
se la terra nostra sogniamo,
e, come pecore mute, brancoliamo
tra rutilanti luci di progresso,
in cerca di un volto che assomigli
e ci accomuni nel pianto
sordo,
nascosto,
per un orgoglio eterno
che non ci abbandona:
il nostro orgoglio.”

Bene ha fatto, Rombi, ad intitolare Il viaggio della vita il suo ultimo libro, (Le Mani Edizioni, Recco, Genova), una “copiosa raccolta – come inizia a dire Francesco De Nicola nel suo magistrale saggio introduttivo – che esce in felice concomitanza con il compimento dei suoi ottanta anni… Un’antologia ( scelta di fiori) in cui sono riunite le migliori (le più sofferte e rappresentative della sua arte) tra le poesie da lui pubblicate in vari libri nel corso degli anni. Antologia che offre una visione sinottica ( quanto mai utile non solo per il lettore appassionato di poesia ma anche, e soprattutto, per lo studioso di letteratura) delle variegate e profonde tematiche da lui toccate nel corso degli anni. Già dalla sua prima apparizione “Il viaggio della vita” è stato presentato con vivo successo in varie città, tra cui Padova, la città di “Nuova Tribuna Letteraria”, la rivista alla quale Rombi collabora da molti anni con testi letterari di particolare valore, nei quali presenta anche poeti viventi di ogni parte del mondo. A Genova, la città in cui Rombi vive, il libro è stato presentato il 12 giugno 2012 presso la Biblioteca Universitaria di via Balbi, dalla prof.ssa Rosa Elisa Giangoia (scrittrice e poetessa, critico e promotrice culturale) e dal prof. Stefano Verdino, Docente all’Università di Genova.
Oltre alle presentazioni in pubblico, il libro ha avuto numerose e qualificate recensioni, tra cui ricordo quella , particolarmente analitica e puntuale, di Elio Andriuoli su “Pomezia Notizie” del luglio 2012.

Le poesie “antologizzate” partono dal citato volume Canti per un’isola (prefazione di Francesco Pala, Sarda Tellus, Genova 1965) , per arrivare fino a quelle contenute nel libro Come il sale – Comme le sel (prefazione di Jean-Max Tixier, coedizione Nemapress di Alghero e Editions Henry di Montreuil sur mer, 2007), passando per Oltre la memoria (prefazione di Angelo Marchese, Càrpena, Sarzàna 1975) , Forse qualcosa ( con una lettera di Vittorio Messori, Ed. Lanterna, Genova 1980), Enigmi animi (prefazione di Giorgio Bàrberi Squarotti, Ediz. San Marco dei Giustiniani, Genova 1980), L’attesa del tempo (con una lettera di Carlo Bo, Lanterna, Genova 1983), Riti e miti (prefazione di Francesco De Nicola, Tacchi Editore, Pisa 1991), Un amore ( introibo di Marco Aimo, Boetti e C., Mondovì 1992), L’arcano universo ( prefazione di Elio Gioanola, Nemapress, Alghero 1995), Otto tempi per un presagio ( introduzione di Franco Croce, Campanotto Editore, Pasian di Prato, Udine, 1998), A Nìvola, cantore della Madre mediterranea (prefazione di Ugo Collu, Nemapress, Alghero 2001), Il battello fantasma (prefazione di Luigi Surdich, LibroItaliano, Ragusa 2001), Tsunàmi (oratorio in quattro lingue, italiano, francese, inglese, romeno, prefazione di Paolo Togni, Nemapress, Alghero 2005).
Segnalo particolarmentepour Huit temps un présage come esempio di libro rombiano tradotto in lingua straniera. Nella specie gli Otto tempi per un presagio del 1998 sono tradotti e presentati finemente, con testo italiano a fronte, dal poeta francese André Ughetto, in una edizione del 2004 della “Autre Temps” di Marsiglia. Un incubo “dantesco” (il fascino di Dante – come “sentire” e come stile – prima o poi affiora nei grandi spiriti) è raffigurato in copertina dallo stesso Rombi, stavolta in veste di pittore e illustratore di libri: una folla di anime, bianche e indistinte come fantasmi dalle braccia penzoloni, o come strani angeli-uccelli vaganti in un cielo nero, spersonalizzati, angoscianti:
“…e sarà luogo ove scioglieremo
il più intricato nodo che ci lega
alla nostra miseria spirituale :
il luogo ove la vita
potrà trovare il suo nuovo alimento.
Sarà forse al di là di ogni Muro
detto or di Pianto, ora di Vergogna,
per noi Angeli infine rinsaviti
nella nostra umanità infin scoperta.”

Rimangono fuori dal presente libro due sillogi “giovanili”, I poemi del silenzio (La Nuova Italia Letteraria, Bergamo 1956) e I poemi dell’anima (Pellegrini editore, Cosenza 1962). Due raccolte che comunque conservano la loro importanza nell’ambito di uno studio integrale e progressivo della produzione poetica rombiana, in quanto in esse sono già presenti, in nuce, alcuni temi che diventeranno fondamentali in seguito, e in cui già la voce del poeta rivela il suo timbro solido, aperto, di respiro poematico, che spesso oltrepasserà l’epigramma e il frammento lirico.
Prima ancora, c’erano poesie pubblicate da un Rombi giovanissimo, negli anni Cinquanta, su riviste letterarie, tra le quali “La Procellaria”di Reggio Calabria, fondata e diretta da quel talent-scout di poeti che fu Francesco Fiumara. Della “Procellaria” conservo alcuni fascicoli…un po’ ingialliti ( anche perché…vi sono alcune mie poesie scritte a diciotto-diciannove anni…).

A tutte le poesie di Rombi già edite a suo tempo nei volumi sopra citati, si aggiungono, in questa preziosa rassegna , altre ventisette poesie, inedite, raccolte nella sezione E dire ancora…a testimonianza della prosecuzione di una fecondità poetica ininterrotta. Fino alla semplice, e bellissima, Quando verrà la chiamata, alla Preghiera natalizia d’ un poeta e ad Exodus.
Quando verrà la chiamata
per il servizio straordinario
con le scarpe in spalla
del mio lungo cammino
mi avvierò a piedi nudi
sul sentiero illuminato.
Come un viandante povero
che ha tutto deposto,
senza più desideri
o falsi rimpianti,
avanzerò attento
a non cadere
nell’ultimo passo
della strada percorsa”.
Per De Nicola queste poesie “sono un ponte tra quanto Rombi ha fatto finora in quasi mezzo secolo di poesia e quanto si propone ancora di continuare a fare; ma sono anche una sintesi dei suoi temi più cari e dei suoi più costanti stati d’animo, ancora una volta tra autobiografismo dichiarato …e riflessione esistenziale”.
Un cenno a parte meritano, nella produzione di Rombi, i “Fragments de lumière”, quaranta poesie pensate, sofferte e scritte direttamente in francese. (Ero presente alla loro presentazione al Centro Culturale “L’Agave” di Chiavari, il 24 maggio 2012. La poetessa franco-italiana Viviane Ciampi, duettando con l’Autore, ne fece una presentazione originale e affascinante, di cui scrissi diffusamente sul numero 107 della rivista “La Nuova Tribuna Letteraria”). Per Rombi è praticamente naturale scrivere direttamente in una lingua straniera, avendo collaborato a riviste di poesia internazionali, e soprattutto avendo tradotto per vari editori, a livello nazionale, libri storico-letterari-psicologici, dal francese, dall’inglese, dal romeno e dal portoghese.

Ho anticipato, all’inizio, che i versi dell’antologia “Il viaggio della vita” sono preceduti da un illuminante Saggio di Francesco De Nicola, docente all’Università di Genova, esperto di Letteratura italiana e conoscitore specialistico di quella “ligure”.
Già nel 1980, sulla “Gazzetta di Parma” del 6 giugno, lo stesso De Nicola scriveva, a proposito della silloge “Enigmi animi”, che le relative poesie “ appaiono tra loro diverse oltre che per orientamento tematico, anche per differenti strutture e toni; si va così dal breve componimento epigrammatico o lirico ai versi più distesi e diffusamente rivolti a problematiche collettive, e questa pluralità di motivi ispiratori testimonia appunto l’ampiezza degli orizzonti poetici di Rombi e l’irrequietezza del suo temperamento artistico, teso sempre ad un divenire, ad una ricerca che è segno di una condizione umana generosamente e nobilmente civile”.
Credo che sia tutt’altro che inutile, a questo punto, rammentare che per anni Rombi ha curato la pagina culturale del quotidiano socialista genovese “Il Lavoro”.
Il riconoscimento critico pieno e incondizionato di De Nicola, che segue da vicino, da molti anni, la produzione poetica di Rombi, sia nella sua componente “civile” che in quella “esistenziale” o “intimistica”, viene a porsi come un autorevole suggello ad una lunga serie di altri giudizi positivi sul poliedrico poeta-artista sardo-genovese.
Per motivi di spazio mi limito qui a ricordare i nomi di Massimo Grillandi, Giorgio Bàrberi Squarotti, Carlo Bo, Dario G. Martini, Dante Maffìa, Angelo Mundula, Elio Gioanola, Liliana Porro Andriuoli, Luigi Surdich, Elio Andriuoli, Margherita Faustini. Una menzione particolare merita Liliana Porro Andriuoli per il suo volume Poesia intimistica e civile in Bruno Rombi , Editrice Liguria, Savona 1999, in cui ha individuato e illustrato analiticamente la compresenza e alternanza, nella produzione di Rombi, di una lirica “intimistica” e di una poesia “civile” o impegnata sul piano politico-sociale.
Per Barberi Squarotti , sempre a proposito di “Enigmi animi”, “…la poesia di Bruno Rombi ha le vistose caratteristiche di una sapiente e meditata ripresa di forme dell’avanguardia del primo Novecento, sul versante della simultaneità di derivazione futurista: cioè, è costruita sopra un’accelerazione estrema della scrittura, che tende a saltare nessi, collegamenti, grammaticalizzazioni, indugi esplicativi, riordinamenti sintattici, per cercare di giungere istantaneamente alla sintesi di parola e concetto, di parola e sensazione, di parole e oggetto e descrizione.”. Mentre per un altro libro, “L’attesa del tempo”, il libro della maturità artistica di Rombi, nato dal dolore per la morte della madre, Carlo Bo ha scritto, fra l’altro, nella sua Lettera introduttiva : “ … Non sarà difficile trovare, di volta in volta, le chiavi giuste per una interpretazione controllata, scevra da suggestioni retoriche, e questo perché nel libro direi abbia avuto il sopravvento la coscienza sull’emozione, la verità umile sulle facili amplificazioni sentimentali. Si arriva così al dato capitale per ogni libro vero, la sua necessità. Non mi sembra ci sia stata al fondo una volontà di eccesso o di abuso, tanto meno il passaggio alla pura evocazione.” A proposito dello stesso libro Dante Maffia aveva scritto che “…è un libro genuino, scritto nell’impeto di un dolore cocente e vissuto sillaba dopo sillaba, quasi che fosse possibile ridare corpo viso occhi mani alla Madre…”
Per Dario G. Martini , Rombi “ è un acuto indagatore dell’animo umano”. Ancora più saldo nel suo giudizio è Elio Gioanola, che nella sua prefazione alla silloge “L’arcano universo” del 1995, afferma, tra l’altro, che “ Rombi è un poeta che non ha paura di essere poeta. Non ha paura, intendo, di farsi coinvolgere da quella materia prima – e gorgo minaccioso nel contempo – della poesia che è la passionalità, l’esistenzialità come tragedia e mistero. In questa…raccolta, soprattutto, il poeta non intende, deliberatamente, porsi limiti formali, per non rischiare irrigidimenti intellettualistici a fronte di un materiale emotivo che vuole proporsi nella sua incandescenza, al cospetto di quegli autentici campioni della sensibilità esistenziale che sono, nelle varie epoche e tonalità, Calderon, Leopardi e Garcia Lorca.”
Ho accennato, all’inizio , all’immagine affascinante del “viaggio” come metafora della vita umana.
Metafora che Rombi riprende apertamente per farne motivo ispiratore di uno specifico libro, Il battello fantasma. Giustamente rileva Elio Andriuoli (nella rivista “Nuovo contrappunto”, n.4, ott.-dic. 2001) che non si tratta soltanto “ di un viaggio che si svolge nello spazio” ma che esso avviene anche “nel segreto dell’io, per scoprirvi territori prima ignorati; così come è un viaggio compiuto nelle stagioni e negli anni dell’umana esistenza, ed è anche un viaggio nella poesia, luogo privilegiato dello spirito, come osserva Luigi Surdich nella sua prefazione al libro”.
La compianta scrittrice genovese Margherita Faustini aveva scritto ( nel 2002, su “La Squilla”) col suo solito cuore in punta di penna, nel 2002, che “ il viaggio di Rombi, attraverso il tempo della sua esistenza, è sempre in bilico tra sogno e realtà. E, nel bilancio di ciò che ha fatto e avrebbe voluto fare, sogna la realizzazione dei desideri più intensi. Emergono i rimpianti, le cocenti delusioni, lo straziante dolore per la perdita delle persone più care, sentimenti strettamente intrecciati alla speranza di un domani più generoso…Bruno Rombi non si arrende all’angoscia del mistero che ci sovrasta, né al dolore della malattia e della morte, né, tanto meno, alla sfibrante fatica del quotidiano. Nonostante l’età matura sa proiettarsi nel futuro, pacificato col proprio destino di uomo”. La Faustini aveva letto “L’attesa del tempo”, del 1983, ispirato alla malattia e alla morte della madre del poeta. Così come aveva letto Un amore”, il libro uscito nel 1992 per piangere la morte prematura, improvvisa, dell’adorata moglie del poeta Rosalia. Un libro che è una dichiarazione d’amore dolcissima per la propria sposa e compagna di vita, un abbraccio con lei attraverso il ricordo e la poesia , per alleviare un dolore troppo lacerante.
Quanti poeti e poetesse piangono la perdita del proprio coniuge anche dedicando loro non solo memorie ed affetti, ma composizioni di valore artistico particolarmente elevato ! E dove l’”aiuto” della Poesia dovesse sembrare non sufficiente, si rivolgono ancor più alla Fede religiosa. Perché la solitudine è una malattia troppo difficile da sopportare se non si riesce a ridurla o a sublimarla.
Solo restando ai poeti nostri contemporanei, molti nomi mi verrebbero incontro, oltre a quello di Bruno Rombi : mi limito a ricordare, per il particolare pathos e lirismo classicamente contenuti, le opere di Milo De Angelis, Giovanni Dino, Rosa Elisa Giangoia, Silvano Demarchi.
Ma nonostante l’atroce nostalgia del suo tesoro perduto, Bruno Rombi riesce ancora a scrivere , ricordando che la moglie lo voleva poeta :
“Moriva in me la poesia
e tu mi volevi poeta
perché con poesia
m’hai amato.
Docile come una foglia
che, mossa dal vento, si levi
a disegnare nell’aria
un volo leggero, bizzarro
che meraviglia ridesti,
aerea come una foglia
ti sei allontanata, mia Rosa,
all’improvviso nel nulla
che a un uragano assomiglia,
strappata da me con malizia
da Morte subdola e laida.
Ma tu mi volevi poeta
ed io mi riscopro nel pianto
nel verso duro di pietra
nella parola di marmo
nel bianco silenzio del cuore,
nel canto atroce, ma canto.”
Luigi De Rosa

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