schegge (2)

Lettura critica e collage di versi
di Benito Poggio

Mai titolo fu più azzeccato e adatto a cogliere linee liriche, caratteristiche geomorfologiche e attrattive esteriori ed interiori della nostra bella e affascinante Liguria.
Per questo mi sono personalmente permesso una sorta di peregrina esegesi andando alla ricerca – nel cuore delle liriche di ognuno dei ventotto poeti – di quella che, all’interno di ogni componimento, sono stato criticamente sollecitato e sospinto a considerare “la vera e autentica singola scheggia di poesia”.
* In Elio Andriuoli m’ha colpito il suo arricchito e ri-concluso “pànta rèi”:
“Tutto passa e tutto ritorna”.
* In Maria Grazia Bertora mi hanno particolarmente ispirato i versi:
“nell’odore di alga e miele
del vento”.
* In Lucina Margherita Bovio ho apprezzato il realistico vigore di quell’
“esperienza che vive
in pochi etti”.
* In Piera Bruno m’hanno deliziosamente incantato i versi dal tocco montaliano:
“il glommero piumato
trema al respiro di un filo verde
agli scarti bifidi della lucertola”.
* In Milena Buzzoni ho colto d’impeto il lirismo dei versi:
“d’insensate sillabe s’increspa
il torpore”.
* In Anna Maria Campello ho piacevolmente rilevato il romantico explicit:
“il narciso del poeta profuma di te”.
* In Carla Caselgrandi Cendi ho trascritto intima simpatia la visione della Natura nei versi:
“ti affascina il tuono rantolante
per le valli di cupe risonanze”.
* In Maria Cristina Castellani ho ascoltato il prolungamento e l’eco suggeriti dalla sedicesima anafora, quella dell’explicit:
“La mia terra è la voce del tempo”.
* In Viviane Ciampi ho ammirato e mi sono immedesimato nella filologìa della chiusa:
“Mare Madre Morte – ricordati –
in sanscrito è la medesima parola”.
* In Goffredo D’Aste ho enucleato i connotati di tinta ungarettiana suggeriti da
“pareti
l’un l’altra schiacciate,
bianche onde
frangono”.
* In Luigi De Rosa ho d’acchito con entusiasmo selezionato la musica dei versi:
“la gazzarra felice degli uccelli
fra i rami più alti dei pini”.
* In Mariangela De Togni mi ha liricamente esaltato l’interrogativo della chiusa:
“Voce, forse
di un’antica salmodia?”.
* In Margherita Faustini, la cui opera è da me conosciuta in profondità, ho gradito una strofe intermedia:
“Viaggia la fantasia
verso un paese di soli bambini
giocano, ridono
incuranti d’ogni bufera.”
e il miracolo aforismatico dell’explicit:
“Generosa solitudine.”
* In Maristella Garofalo ho percepito con intensità e simpatia i versi:
“sulla collina
che ride
nei suoi fianchi di respiri”.
* In Rosa Elisa Giangoia m’ha empaticamente ammaliato la lirica novità dei versi: “mentre i rami si fanno
falsarighe del pensiero”.
* In Enrica Gugliotta ho afferrato la tensione dell’incipit e dell’explicit:
“Liguria terra di poesia!”
(avrei anticipato il verso “Mia amata terra!).
* In Rosanna Marcenaro mi sono impadronito della suggestione evocata dai versi: “vacanzieri
curiosi di esperienze ed emozioni”.
* In Angelo Marchese m’ha impressionato la forza espressiva poeticamente dichiarata con i versi:
“il volto
tuo rude scavato nella storia.”
* Nella breve prosa di Anna Moon m’ha ab imis percosso l’epigrammatica vis di: “Meglio un cattivo intelligente che un idiota”.
* In Egidio Morando ho ritenuto degni di ampia lode la sonorità dei versi:
“[Mulo]…scocca lo sguardo oltre il muretto,
sprofondalo nell’impasto di cielo e mare,
di palpiti di stelle e di lampare.”
* In Isa Morando ho stimato la sperdizione in senso leopardiano palesemente celata nei versi:
“Perduto nella favola del sogno
e
“il cuore che s’allaga d’infinito –
nella magia dell’attimo fuggente.”
* In Carlo Olivari ho nutrito profondo rispetto per il filosofico lirismo del verso:
“chiuso singulto d’anima e di pietra”.
* In Carlo Paludi m’hano intimamente commosso i versi:
“La sua ala serena veleggia
Alta sopra le pene e le fatiche.”
* In Mario Pepe ho avvertito con emozione, nella mente e nel cuore, il distico dell’incipit:
“Nuvole e mare
molecole d’aria e d’acqua”.
* In Benito Poggio… il compito da me stesso assegnatomi è tacere.
* In Bruno Rombi ho riconosciuto la profonda consonanza del musicalissimo verso: “L’ali aperte al mistero”.
* In Gabriella Vezzosi ho inteso la forte valenza che scaturisce dai versi:
“senza conoscenza
senza coscienza
solo scienza”.
* In Guido Zavanone ho percepito distintamente la magìa della quartina di chiusa: “Immobili lampare
accendevano fuochi/sopra le tremule/acque del mare.”
Trattasi, come bene si può arguire, di pareri o intuizioni molto soggettive, ma la raccolta da me fatta di versi significativi e la conseguente estrazione di singole schegge dalla totalità delle schegge liriche composte in ligustica laude dalle varie poetesse e dai vari poeti, vorrei desse adito alla convinzione d’una piena lettura e d’un congruo esame dell’opera condotta da parte mia.

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