Sabato 5 ottobre è stato presentato da Luigi Surdich il libro di poesie di Maria Grazia Bertora Ombra di poesia

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L’ OMBRA DI POESIA DI MARIA GRAZIA BERTORApresentata a Genova da Luigi Surdich

Luigi De Rosa

Sabato pomeriggio 5 ottobre 2013, nei vicoli del Centro Storico presi d’infilata da una tramontana insolitamente fredda e violenta per un principio d’autunno, eravamo in molti (tra poeti e scrittori, appassionati, critici, amici) dentro la Libreria Books – In (vico del Fieno) a stiparci, in mezzo ad un mare di volumi, per assistere alla presentazione del libro di poesie della socia Maria Grazia Bertora in Amalfitano, già docente di Lettere a Genova, all’esordio come autrice di libri ma già esperta da molto tempo nel campo della poesia, con all’attivo molte composizioni uscite in svariate pubblicazioni letterarie. Il compito di presentatore della sua prima silloge era affidato al critico Luigi Surdich, Docente all’Università di Genova. Quello di lettrice (partecipe e impeccabile) a Lucetta Frisa.
Bruno Rombi, il giovane-ottantenne poeta e scrittore sardo-genovese, ha portato il saluto suo e della Presidente del Gatto Certosino, professoressa Rosa Elisa Giangoia, poetessa, scrittrice e critico letterario, presente in prima fila ma per una volta impedita a parlare da un raffreddore di stagione.
Era presente anche l’editore del libro, Alessandro Prusso, il giovane titolare della “Editorialdeloimposible” di via del Campo (via legata al nome di De André…). Nella sua Prefazione, Prusso, a proposito della poesia eponima e di quelle seguenti, parla di “…una particolare attenzione agli aspetti formali, quasi classici della poesia, che richiamano, in una certa maniera psicologica, l’accuratezza e la decisione stilistica dell’haiku giapponese…La poesia è nascosta nella mente di Maria Grazia come un’ombra che all’improvviso prende forma e assale…”.
Acutamente Rosa Elisa Giangoia, nella sua Postfazione, ci ricorda che “ La poesia nasce dall’ombra, da quel riflesso che rappresenta un di più della realtà, impalpabile e ingannevole, e che solo il Sole sa far apparire sul terreno, e che la tradizione letteraria ci ha convinto di essere il vero e proprio simbolum nonché il significato e il segnale dell’esistenza…La Poesia non è solo un di più della nostra vita, e nello stesso tempo la sua conferma, ma è qualcosa che sta nell’ombra, perché partecipa del suo perenne e indissolubile accompagnarsi alla vita, anche se non si limita all’opacità e al grigiore, in quanto può vivacizzare l’opacità dell’ombra, con la diversità dei colori e la varietà delle situazioni che si sprigionano dal magazzino della memoria e con la profondità delle riflessioni che il cuore sa suggerire…”
Quanto al prof. Luigi Surdich, egli ha parlato magistralmente del libro (tenendolo sempre sotto gli occhi, e leggendone ampi brani) con la sua puntuale e profonda analisi del testo letterario, seguendo la silloge verso per verso, con la competenza ed esperienza che gli deriva dalla lunga frequentazione con poeti (per me, ad esempio, è rimasto memorabile il suo libro-ritratto su Giorgio Caproni, presentato a suo tempo da Antonio Tabucchi, e pubblicato dalle Edizioni Costa e Nolan…).
Della poesia di Maria Grazia Bertora (visibilmente emozionata, e riconoscente per la calda accoglienza tributata al suo libro) Surdich ha lumeggiato la nitidezza e precisione del linguaggio, il fascino liricamente puro dei suoi versi liberi, brevi e brevissimi, nei quali vengono rievocati, con commozione trattenuta dalla misura dello stile, momenti e ricordi nostalgici del passato. Poesia di memoria intrisa di emozione e dolcezza, in un chiaroscuro pullulante di “ombre” e di luci policrome.
A proposito di “ombre”, ho chiesto direttamente all’autrice : “Perché “Ombra di poesia” ?
“Intanto il riferimento diretto è nella poesia di prologo – mi ha risposto Maria Grazia – un frammento che vagava in un mio quaderno; il frammento è diventato, con l’aggiunta dell’ultimo verso “Forse.”, composizione autonoma. Poi…professione di modestia forse: anche padre Dante nel primo Canto dei Paradiso (Canto I v. 23) si augura di riuscire a rendere nella sua opera almeno “l’ombra del beato regno”. Io mi auguro appunto che i miei versi siano almeno l’ombra della Poesia.
Ma l’ombra è anche qualcosa – ha aggiunto Maria Grazia – che sempre ci accompagna finché viviamo, e allora faccio riferimento al mio “La poesia con battito leggero/ accompagna la mia vita…” e quindi è come l’ombra. Infine penso che in me e quindi nella mia opera ci siano ombre e luci, come in tutti.”
E rileggiamola, questa composizione:
“ Ombra di poesia
Scorrono
in sottili trasparenze
remote immagini
fini cascami
di memorie.
Ombra di poesia.
Forse.”
Seguono le sezioni Definizioni di poesia, I volti della memoria, Notturni, Paesaggi e stagioni.
Dai Volti della memoria emergono nonna Clelia, il chiaro cielo estivo, il liquido specchio della sorgente, piazza Campetto ( col ricordo del padre). Dai Notturni emergono il paesaggio notturno ( reso in modo insolito, con pochi, delicati tocchi fascinosi), il “silenzio di attesa”, il crepuscolo che si inoltra nella notte ( con delicate e lievi pennellate di una natura intrisa di spiritualità). Come se Maria Grazia Bertora fosse, per una magica riedizione del Rinascimento, un’artista in cui sono fuse unitariamente le figure del poeta, del pittore, del musicista, dell’adoratore del paesaggio nelle sue manifestazioni più sensibili e delicate. Al contrario di certi poeti moderni che, in ossequio alla cosiddetta “vita moderna” ripudiano una volta per tutte la rappresentazione poetica del “paesaggio”
(Vedi, ad esempio, la raccomandazione di poeti come Andrea Zanzotto, di non guardare più al paesaggio, ma “ a ciò che c’è dietro il paesaggio”).
Commuove , comunque, la scoperta della fiducia che, nonostante tutto, Maria Grazia Bertora nutre nei confronti della Poesia, anche in tempi calamitosi come quelli che stiamo vivendo dal Novecento in poi :
“Non l’ultima tenebra…
Non l’ultima tenebra
mi spaura
ma di un inutile viaggiare
l’angoscia.
…………….
Dalle mie ceneri
nulla forse nascerà
ma i semi di parole
lungo il sentiero
lasciati
saranno forse
filo d’erba,
fiore
o feconda pianta.”.
A parte il “forse”, che un po’ troppo spesso ricorre nella trepida voce della poetessa ( ma d’altronde, come si fa a professare certezze in un’epoca come questa ?) resta il fatto che la speranza di una sopravvivenza della propria “poesia” possa avverarsi per il germogliare, in modi imprevedibili, di uno dei tanti “semi di parole” che cadono dalle mani di chi, di poesie, ne scrive ( e ne “vive” ).

Maria Grazia Bertora, Ombra di poesia Prefazione di Alessandro Prusso – Postfazione di Rosa Elisa Giangoia –
Editorialdeloimposible, Genova 2013, pagg. 84, € 11,00.

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