Mariangela (2)

Luigi De Rosa

Mariangela De Togni, di origine savonese, è una suora orsolina che vive tra Piacenza e Rapallo, e fa parte dell’Associazione di poeti genovese “Il Gatto Certosino”, presieduta da Rosa Elisa Giangoia.
E’ insegnante, musicista, studiosa di musica antica, e dal 1989 (ma direi da prima!) è anche una delicata e fine poetessa, sempre più apprezzata.
Con questa sua ultima silloge di 36 poesia, Frammenti di sale (Fara Editore, Rimini 2013), suor Mariangela continua nel suo discorso poetico iniziato circa un quarto di secolo fa col libro Non seppellite le mie lacrime. In totale più di una dozzina di libri, con i quali partecipa ai lettori la propria felicità (pur tra le inevitabili pene della vita) per la presenza nel suo cuore del Dio che consola, che si manifesta anche attraverso la Bellezza della Natura.
Anche lei soffre nel suo animo i problemi grandi e piccoli che, in varia misura e con forme diverse, assillano le creature umane. Solo che lei non cerca le soluzioni ai misteri della vita ricorrendo alla vita stessa , non si spiega l’immanente con l’immanente. Non ricorre ai modi terreni e limitati di pensare e cercare la verità, ma di fronte al mistero, che non può non toccare anche il suo cuore e la sua mente, ella, fiduciosamente, aspetta. Aspetta un aiuto che non può che venire dall’alto.

Beduini dell’eterno

Vestiti di foschia
come fantasmi d’una carovana
di sabbia siamo
anche noi.
Beduini dell’eterno
accampati
sotto le tende
della vita.
E attendiamo.
Che la stella ricompaia
nella notte
a guidarci sulla pista
del nostro destino”

Lei scrive poesie (salmodie?) perché non riesce a farne a meno, con lo slancio e il trasporto di chi a Dio si è dedicato. Ho detto “salmodie” intendendo le sue liriche come salmi da cantare e accompagnare con strumenti musicali, ma le sue parole sono già impregnate di ritmo e di musicalità.
La poetessa ligure Maria Grazia Bertora, dal suo canto, ha scritto che la lettura delle composizioni di suor Mariangela “ andrebbe fatta nel silenzio perché la musica dei versi, il “salmodiare”, si colga come nella sacralità di un tempio o dell’arco del cielo, andrebbe fatta in sequenza, di composzione in composizione, per ritrovarsi in una vasta luce, in cui i poetici oggetti sono immersi…E’ una poesia che con colta e raffinata sapienza pacifica l’anima, la prepara e la conduce all’incontro col Sacro.”
Per il critico letterario Rosa Elisa Giangoia, narratrice e poetessa oltre che critico, che si è espressa più volte favorevolmente sulla poesia di questa autrice in Internet, con recensioni e presentazioni in pubblico a Genova, Roma, etc.) questa “incessante salmodia percorre tutto il dire poetico, in cui la sensibilità dell’autrice penetra nello spirito profondo della natura, nelle sue pluralità fenomenologiche di mare, terra, aria, flora e fauna, per percepire con immenso stupore…le sensazioni di manifestazioni del divino ed esprimerle attraverso parole che abilmente costruiscono le liriche, sempre pervase di una soffusa musicalità…”
Mariangela De Togni è in perenne ammirazione di fronte alla bellezza meravigliosa della Natura nella quale siamo tutti immersi ( anche se a volte ce ne dimentichiamo…). Ella vede nella Natura una trasparente epifanìa della bellezza e onnipotenza di Chi, questa Natura così meravigliosa, l’ha creata dal Nulla. (Anche se non nelle forme visibili e sperimentabili oggi, ma come frutto di un’evoluzione alla Théilard de Chardin…mi permetto di aggiungere).
Anche Renzo Montagnoli pone l’accento sulla “continua meraviglia che sgorga dalla penetrazione della natura” e sulla “ profonda devozione per Chi ha creato questa meraviglia. E le parole fluiscono armoniose, si susseguono, si concatenano, intrise di stupore, dando luogo a un’atmosfera sospesa che avvince e convince il lettore. Sembra che sia l’anima a parlare, a raccordarci con lo spirito immenso della natura, un’energia inesauribile da cui è piacevole farsi travolgere…”
E qui non si può trattenere il pensiero dal correre indietro negli anni, fino agli albori della Letteratura Italiana, al Duecento e a Francesco d’Assisi, e al suo Cantico delle Creature con cui viene esaltato il Creatore attraverso l’esaltazione delle Creature.
Ma la temperie storico-culturale è del tutto diversa. Suor Mariangela vive oggi tra di noi, in mezzo a noi e ad una Natura che è anche violata e calpestata, in nome di una tecnologia che per servire l’uomo ha finito, in gran parte, col deturparla e inquinarla.
Nella poesia di Mariangela De Togni non c’è quasi la figura umana. Se si fa un’eccezione per un richiamo alla propria madre e, in un’altra poesia, alla povera infelice ragazzina di nome Yara (emblematico richiamo, del resto, ad un certo comportamento umano spregevole imperante), nella poesia della De Togni ci troviamo di fronte ad un “paesaggio senza figure”, come nei quadri di certi deliziosi pittori che dipingono quasi esclusivamente paesaggi o nature morte, ignorando la figura umana. In certi casi ( ne conosco personalmente) si tratterebbe di un rifiuto programmatico, culturale, di rappresentare una certa umanità che si sarebbe venduta anima e corpo alla tecnologia fine a se stessa, inquinatrice e distruttrice.
Ma credo che nel caso di questa poetessa si tratti soltanto della conseguenza della forza esclusiva del rapporto diretto fra la donna consacrata a Dio e lo stesso Dio, che resta pur sempre il salvatore dell’ Umanità tutta intera.

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