Luigi De Rosa

Piera Bruno ( piemontese di origine ma legata a Genova da una vita, e con un curriculum letterario di primo piano) è una poetessa delicata e profonda, ma è anche una saggista estrosa e preparata, una valida presenza culturale non solo nel panorama ligure e nazionale ma anche all’estero (specie in Libia e in Turchia, dove ha anche ricoperto incarichi direttivi e universitari).
. Con questo suo recente libro ha gettato un fascio di luce sul ricco e variegato mondo delle poetesse “liguri” contemporanee ( forse qualcuna manca all’appello, ma potrebbe essere inserita in una eventuale, successiva edizione) dove per “liguri” si intende non solo di nascita ma anche di adozione e di interessi di vita, di letteratura e di arte. Il libro si articola in due Parti, più un Epilogo e un “frammento coatto”. Nella prima Parte sono comprese Giovanna Colonna di Stigliano, Liana De Luca, Minnie Alzona, Margherita Faustini, Rosa Elisa Giangoia, Liliana Martino Cusin, Liliana Porro Andriuoli ( critico letterario), Milly Coda, Elena Bono. Nella seconda Parte si parla di Ada Felugo, Carla Caselgrandi Cendi, Viviane Ciampi, Maria Luisa Gravina, Serena Siniscalco Omodeo Salé, Anna Campello. L’”epilogo” è dedicato ad Adriana Oggero e ad Isa Perazzo Morando.
Come i lettori avranno già notato, si tratta di Autrici i cui nomi ricorrono da anni su varie Riviste e nel mondo letterario italiano.
Il libro mi è subito sembrato singolare, in quanto non è la solita “antologia” ( non ci sono testi poetici integrali). Inoltre, non è una semplice sequela di note critiche dedicate a un certo numero di Autrici. Non è neppure un torrenziale, analitico discorso sui massimi sistemi della Poesia nell’Italia e nella Liguria dal dopoguerra in poi. Il libro della Bruno è diverso. E’ un lungo racconto, diviso in “capitoli”, in cui l’Autrice, voce narrante in prima persona, ci fa conoscere, una per una, le numerose poetesse e scrittrici ( qualcuna anche pittrice) andandole a trovare, quasi sempre a piedi o con l’autobus, specialmente nei quartieri più belli di Genova città, entrando nelle loro case ( tutte belle ! E quasi tutte in zone residenziali signorili!) e descrivendoci, di ciascuna, sia la personalità letteraria e artistica che l’appartamento in cui vivono e scrivono, anzi! Non tanto l’appartamento in sé, quanto la parte dello stesso che è lo scrittoio. Dove, per scrittoio non si deve tanto intendere la scrivania o tavolo da lavoro, quanto la stanza ( o ambiente, o locale, o studio, o angolino riservato della casa) in cui la poetessa o scrittrice si rifugia, elabora l’”ispirazione”, scrive le sue composizioni.
Chi non ricorda Umberto Eco, che nel suo romanzo “Il nome della rosa”, tanto bello quanto ostico nella lettura per alcuni, ci ha ricordato che nel Medio Evo lo scriptorium era il locale del monastero in cui i monaci amanuensi scrivevano copiando i testi ( classici e non ) ?
Quanto mai azzeccato l’esergo riportato subito dopo il Sommario, ad inizio di libro: un breve brano in cui il famoso Segretario fiorentino Nicolò Machiavelli scriveva ( nel 1513) : “ Venuta la sera…entro nel mio scrittoio; e in su l’uscio mi spoglio quella veste cotidiana piena di fango e di loto…e rivestito condecentemente mi pasco di quel cibo, che solum è mio e che io nacqui per lui”.
Meravigliosa sintesi di realismo e di metafora, quel gustoso anacoluto finale !

Piera Bruno – Poetesse liguri – Dallo scrittoio alla pagina – De Ferrari Editore, Genova, – 143 pagg. – 12 euro

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