Bruno Rombi, Il viaggio della vita, Le Mani. Pagine XVIII+338. Euro 20,00

Alessandro Zaccuri

Narratore e critico, pittore e drammaturgo, giornalista e animatore culturale: come altri intellettuali della sua generazione – divenuta adulta in quell’epoca di inesauribili possibilità che fu il nostro dopoguerra – anche Bruno Rombi ha coltivato con vigore una spontanea passione per l’eclettismo. Sempre facendo perno, però, sulla sua vocazione più profonda, che lo aveva portato a rivelarsi come poeta poco più che ventenne. Ora che ha superato il traguardo degli ottant’anni, Rombi ha sentito il bisogno di ricapitolare questa lunga militanza di scrittore in versi con un ampio volume antologico, Il viaggio della vita, impreziosito da un puntuale quanto partecipe saggio dell’italianista Francesco De Nicola. Si parte dalle «strade a scacchiera / lame che mi tagliano» di Calasetta, la cittadina alla punta sud-occidentale della Sardegna dove Rombi è nato nel 1931 e dove ha conosciuto il fascino di una piccola patria così particolare anche sul piano linguistico. La parlata locale, il tabarchino, è infatti una singolare variante del dialetto ligure, quasi a tracciare l’itinerario poi effettivamente seguito dall’autore, che da ormai mezzo secolo ha fatto di Genova la sua città d’elezione. Orientata a una crescente complessità stilistica (De Nicola sottolinea nello specifico la tendenza al neologismo, che porta alla coniazione di termini come «molestamore» o «salsoaspro»), la poesia di Rombi appare attraversata da una ben riconoscibile istanza spirituale, che si fa evidente nell’interrogazione metafisica di Forse qualcosa, che non per niente al suo apparire, nel 1980, meritò l’attenzione di Vittorio Messori. «Il tempo e il nostro mutare nell’immutabilità di Dio», annotava allora Rombi. E ancora: «È dolce il miracolo della sofferenza svelata», anticipando così alcuni dei temi centrali nella sua produzione successiva, nella quale gli elementi dell’esperienza autobiografica (la morte della madre, per esempio, ispira il dolente L’attesa del tempo) si mescolano a vicissitudini universali (qui il richiamo è all’oratorio Tsunami, che porta la data del 2005). Eclettico anche nella scelta degli argomenti e istintivamente portato al dialogo fra arti diverse, come testimonia il poemetto dedicato a Costantino Nivola, «cantore della madre mediterranea», Rombi sceglie di suggellare Il viaggio della vita con una scelta di componimenti finora inediti in volume, tra cui spicca la meditazione di “Rapinare il cielo”, con la ribadita consapevolezza che «ogni tempo, poi morto, / lascia la sua traccia di mistero».

 AVVENIRE, giovedì 6 dicembre 2012, p. 26

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