Liliana Porro Andriuoli

 E’ recentemente uscito in una Collana delle Edizioni Paoline, “Scritture – Percorsi critici attorno al testo biblico”, diretta da Piero Ciardella[1] e Maurizio Gronchi[2], un nuovo libro (l’ottavo della serie), intitolato Le differenze[3], nel quale i due direttori hanno raccolto e coordinato intorno ad alcuni stralci di testi biblici, vertenti sul tema preso di volta in volta in esame, le testimonianze di importanti e famosi studiosi della cultura italiana e internazionale.

L’impostazione rispecchia quella già adottata per i sette volumetti precedenti, nei quali “una pagina biblica, scelta per l’attualità del tema”, diventava “occasione e luogo di incontro tra diverse personalità della cultura attuale”. L’esito che Piero Ciardella e Maurizio Gronchi si proponevano di perseguire sin dal 2006 era quello di offrire al lettore “uno spazio di sereno e fecondo dialogo su temi di comune interesse” e di dimostrare come fosse possibile per ognuno di noi, senza “rinunciare a quello specifico che costituisce la propria più gelosa identità”, “mettersi in ascolto accogliente dell’altro, nel comune intento di trovare una convivenza pacifica” [4].

Il punto di partenza doveva senza dubbio essere la Bibbia che, “per la sua natura dialogale e per la potenza che essa è capace ancora di sviluppare”, poteva sicuramente “svolgere” un’importante “funzione d’incontro”[5] e di comunicazione tra persone diverse.

            Come si arguisce facilmente dal titolo, argomento del più recente volumetto, è quello della “diversità” di uomini e cose che si aggirano nel nostro micro mondo; un tema molto attuale e di grande interesse soprattutto in una società come la nostra, in cui “la diversità” è sovente “causa di conflittualità”[6]. Partendo infatti dalle “sorprendenti differenze” che scopriamo osservando la realtà esterna; dalla diversità, “che fa di ogni cosa quella che è e non un’altra”, ogni lettore può facilmente “entrare in comunicazione armoniosa” con quanto lo circonda e realizzare così “quella felice polifonia che tiene in equilibrio ogni specie”, pur nella sua specifica diversità.

Ed appunto allo scopo di indagare tale “unità nella diversità” ci vengono presentate sei “coppie polari” (uomo e donna, divino e umano, singolo e comunità, umanità e natura, ricco e povero, sano e malato): ad ognuna di esse è dedicato un capitolo che si apre con un passo biblico, al quale si ispirano i contributi dei vari partecipanti alla silloge.

Così, per quanto riguarda la prima “coppia”, uomo/donna (che ha per punto di riferimento i passi della Genesi 1, 26-28; 2, 7; 2, 22-24), i commenti vertono essenzialmente sulla complementarietà e sulla reciproca dignità della coppia, destinata nel “progetto” di Dio a popolare le terra e a dominarla, pur nel rispetto dell’opera della Creazione.

La seconda “coppia”, divino/umano, prende lo spunto dal passo introduttivo del Vangelo di Giovanni, uno scritto che ha toni altissimi, investendo il mistero dell’Incarnazione, in seguito al Quale l’uomo è diventato figlio di Dio, sicché il suo rapporto con la divinità è cambiato radicalmente, essendosi annullata col suo verificarsi l’incommensurabile distanza tra l’uomo e Dio ed essendosi aperte per l’uomo le porte alla Salvezza Eterna.

C’è poi la “coppia” singolo/comunità, che trova la sua origine nell’Esodo 18, 13-27, dove Ietro suggerisce a Mosè di delegare ad altri il compito di giudicare e quindi di decidere sulle questioni di minore importanza, per riservare a sé quelle fondamentali.

Questo passo della Bibbia ci insegna che il peso delle pubbliche responsabilità deve essere condiviso e non accentrato in un’unica persona e che comunque i diritti e i doveri di ciascuno devono armonizzarsi con quelli della collettività, principii questi oggi sentiti come vitali dalla maggior parte dei popoli.

Quanto alla coppia umanità/natura, essa poggia su un altro passo della Genesi (11, 1-9), quello in cui si parla della così detta Torre di Babele, che diede luogo alla confusione delle lingue. Il principio che si ricava da tale passo è che l’uomo non deve forzare la natura  per ergersi all’altezza del Creatore, ma deve invece costruire un “rapporto armonioso” con essa. Dio inoltre, secondo il passo biblico, ha voluto contrapporre la pluralità all’unità, favorendo la diversità culturale (nata dalle differenti lingue), che meglio contribuisce al progresso dell’umanità.

Ricco/povero è certamente una “coppia bipolare” di grande interesse per i problemi che solleva, specie al giorno d’oggi (un tempo in cui più di un miliardo di persone vivono sotto la soglia della povertà). Essa  trova lo spunto nel discorso delle Beatitudini (Luca 6, 20-26), dove “Gesù chiama «beati» i poveri e dice «guai» ai ricchi, mostrando così di rovesciare, dinanzi agli occhi di Dio, il giudizio umano più comune”.

Il passo va inteso alla luce del precetto dell’amore verso il prossimo, che impone di “liberare il cuore dell’uomo dalle cupidigie che deformano una concezione equilibrata dell’esistenza” (Arturo Paoli), per indirizzarlo verso un uso confacente della ricchezza.

Sano/malato, l’ultima “coppia” presa in esame in questo libro, induce a riflettere su quella che è una “differenza” molto importante della condizione umana, perché dà un senso diverso alla vita. Il passo evangelico che si presta a tale riflessione è quello di Giovanni (9,1-7. 39-41) nel quale si parla del miracolo di Gesù che dona la vista ad un cieco.

Ciò che meglio è posto in luce dai commenti che qui ci vengono offerti è che la malattia non deve essere considerata come una punizione per una qualche colpa commessa, ma come un’occasione per riavvicinarsi a Dio: il che trova un riscontro anche nel libro di Giobbe (4, 1-21).

Il passo si apre poi a più ampie interpretazioni, in quanto Gesù non si limita a guarire la cecità fisica del malato, ma mira soprattutto a sanare “la cecità morale e spirituale di quanti sono testimoni dell’evento”.

 

Prima di concludere vorrei fare un brevissimo cenno ai sette volumetti precedenti. I primi due, usciti entrambi nel 2006, sono dedicati rispettivamente al tema de Il corpo, considerato dagli esperti prescelti, seppure con diversi approcci, nell’ottica testamentaria di “soggetto della vita” e a quello de I sentimenti, visti come le “dimensioni interiori che attraversano il vivere umano con le sue luci e le sue ombre”.

Nell’anno successivo, il 2007, hanno fatto seguito altri due libri: il primo tratta il tema de Il potere, mettendone in luce la visione cristiana, in virtù della quale il potere è sempre visto come “un dono e un compito”, “affidato” al singolo “per il bene proprio e di tutti”; il secondo, intitolato Le relazioni, individua il principio che l’uomo non è un essere che vive isolato nel mondo, ma un essere che fin dalla sua nascita entra in rapporto con un altro da sé: entra, infatti, subito in relazione “con Dio, con l’altro sesso, con il mondo animale e vegetale”.

Le passioni, argomento del quinto libro, che è del 2008, non vengono considerate “in modo negativo”, e cioè “come qualcosa da cui liberarsi” o che bisogna ad ogni costo “superare”, ma al contrario vengono ritenute uno stimolo imprescindibile per ogni azione umana. Analogamente considerati in modo positivo sono anche I conflitti (titolo del libretto pubblicato nel 2009), cioè quelle “situazioni di tensione” che tanto spesso “minano” la nostra “vita relazionale”. Attraverso il testo biblico, infatti, si interpretano tali “conflitti” nel loro giusto valore, cercando di trovare la maniera per gestire le tensioni allorché sorgono.

Completano la raccolta altri due volumetti: I vizi, nel quale il gruppo di esperti prescelto, confrontandosi sul tema dei sette peccati capitali, ci offre alcune riflessioni di grande profondità ed attualità e Le differenze, il più recente, di cui abbiamo sopra detto.

L’insieme di questi otto libri si presenta come un tutto organico, che ci invita a riflettere su argomenti di viva attualità e comunque di vitale importanza per l’uomo, specie quello del nostro tempo, sovente così disorientato e in cerca di stabili punti di riferimento, che lo guidino nel suo cammino terreno.

 


[1] Piero Ciardella è direttore dell’Istituto superiore di Scienze Religiose «B. N. Stenone» di Pisa, docente di filosofia teoretica e segretario del Coordinamento delle Associazioni Teologiche Italiane.

[2] Maurizio Gronchi insegna cristologia nella facoltà di teologia della Pontificia Università Urbaniana ed è membro dell’Associazione Teologica Italiana.

[3] Milano 2011, € 9,00.

[4] Dalla Presentazione del primo volume della raccolta, Il corpo, 2006.

[5] Dalla Presentazione del primo volume della collana, Il corpo, 2006.

[6] Presentazione a Il corpo (2006).

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