MARINA MARTINELLI,  Una traccia d’identità, De Ferrari Editore, Genova 2012prefazione  di Guido Zavanone

di  Luigi  De  Rosa

Appare naturale che chi si dedica “seriamente” ( e su questo avverbio ci sarebbe da parlare a lungo…in altra occasione) alla  Letteratura o all’Arte, desideri, perfino inconsciamente, lasciare una traccia, un’impronta  più o meno significativa, della propria attività creativa. Il poeta, il musicista, il pittore, anche se e quando scrivano, compongano o dipingano “essenzialmente per se stessi prima che per gli altri…per compiacere se stessi, per (loro) soddisfazione personale”, come giustamente scrive nella “Premessa” Marina Martinelli, lasciano comunque una traccia della loro “identità”. Altro discorso è quello per cui questa traccia d’artista, pur se di qualità pregevole o addirittura eccelsa, e alquanto protratta negli anni, risulti dolorosamente precaria. “ La poesia non può essere eterna” come saggiamente ci ricorda , nella sua preziosa prefazione a questo libro, Guido Zavanone, poeta di afflato dantesco ( basti ricordare il suo mirabile poema Viaggio stellare ). Del resto, tutto ciò che è legato all’uomo non può non partecipare alla sua condizione di precarietà. L’unica incertezza non è nell’an ma nel quando. Ma Zavanone precisa, chiamando a conforto anche Franco Fortini e Mario Luzi, che è vero che la poesia non può essere eterna, ma è anche vero che ha il potere di mettere un freno alla cancellazione di tutto. La  “traccia”, ecco. Almeno la traccia… L’argomento è affascinante e ci porterebbe lontano, ma ci conviene restare qui, modestamente, coi piedi per terra, anche se “con la testa fra le nuvole”, come si conviene a dei bravi poeti. Del resto la stessa Martinelli ( che è nata e vive a Genova, è laureata in Lettere e scrive poesie dall’età di 13 anni, passione che condivide con quella per la fotografia ) sta continuando a lasciare “traccia” della propria “identità” sia in Poesia che nel settore della Grafica, nel quale lavora da sempre. Questo suo libro di poesie, Una traccia d’identità, contiene 56 poesie suddivise in due Parti ( 14 nella Prima, “Una traccia d’identità”, e 42 nella Seconda, “Maree ed oltre”). La copertina è illustrata da una pregevole foto di una mareggiata, scattata dall’autrice , mentre in quarta è riportato il testo della sua poesia “Mareggiata”. Simbolo dell’importanza del mare nella sua poesia. Il mare è presente in gran parte delle composizioni della Parte Seconda, tra cui alcune molto belle, come Tracce, Sole negli occhi, Riviera, Spiaggia libera, Intenso, e, appunto,

Mareggiata

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Sferza abbatte inghiotte

pietre sulla riva spazzata

acqua e sabbia in volo

spiaggia cancellata

onde infrante

polvere acquea nell’aria

sale tra i capelli

mentre il gigante s’infuria.

Il Mare è libertà, Natura, genuinità, aspettativa di gioia, confidente segreto delle proprie pene e dei propri sogni. Il Mare è il contraltare della necessità, dell’artificiale, della tristezza di vivere recintati nella Città deserto o città formicaio, Asfalto e Cemento, ripetitività, ordinaria desolazione collettiva alleviata solo in parte dalla tecnologia.

 Non v’è chi non veda, nell’efficacia delle immagini e dello stile di Mareggiata, l’occhio dell’artista fotografa, insieme a quello della poetessa. Del resto, la Martinelli non ha difficoltà ad ammettere, nella poesia

Fotografando

 

Ho scelto i miei versi

scritti cesellati

gettando il superfluo

trattenendo l’essenziale

come un fotografo

in un profluvio di scatti

sceglie i migliori…

…ho colto sfumature

sentimenti emozioni

setacciando plasmando

il mondo interiore.

Ma in questa silloge – che si legge con scioltezza anche per la “chiarità” del linguaggio – non c’è soltanto il fascino del Mare ( o della Città , amata ma straniante). Ci sono anche le pene e le emozioni dell’amore e della maternità, gli interrogativi sul rapporto con l’altro e con se stessa, con un lavoro sincero di autoanalisi. Vedi, ad esempio,

Rebus

Comprendo a stento

ciò che sono

troppe cose sfuggono

troppe mancano…

…non so più che cosa

agogno pavento.

C’è la nostalgia per la fanciullezza e per un mondo di ingenua “felicità”, e c’è la rappresentazione efficace e commossa  di fenomeni di vita naturale ( farfalle, prati, vento…). Altrove, ( Sulla corda) pur riconoscendo di stare

danzando sulla corda

sospesa nell’aria

…camminando sul filo

dispersa nel tempo…

…la mia vita in ballottaggio

confessa di avere, nonostante tutto, fiducia in se stessa, proprio per come si sente fatta …cammino chiudendo

la tristezza nel petto

mi disperdo nella luce

violenta del sole

mi conosco e mi aspetto.

Fino ad arrivare, un giorno, in Spazio siderale,all’ineludibile faccia a faccia col misterioso Spazio che ci sovrasta e ci avvolge, con la voglia improvvisa , “romantica”, di “fuggire” e di “dissolversi” in esso:

…Potersi confondere

tra gli ammassi stellari…

Annullarsi fino a fondersi

con l’intero universo

equazione vivente.

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