Spunti critici e riflessioni a cura di Benito Poggio

* Breve premessa –  Non intendo aggiungere nulla sull’ex-allieva-scrittrice del Liceo D’Oria Piera Bruno perché la sua figura e i suoi libri sono troppi e troppo noti perché io ne debba parlare in questa sede, delegata a illustrare soltanto le ultime opere, quelle novissime perché date alle stampe di recente. Dirò subito che ho avuto occasione di sedermi al “tavolo rotondo” sul quale si accumulano documenti, fogli con notazioni e appunti, scritti vari  e al quale lavora Piera Bruno, saggista, traduttrice e poetessa. L’ultimo frutto, davvero intrigante e davvero ghiotto, di questo suo eletto impegno di scrittrice, in particolare in veste di illuminata e curiosa, arguta e acuta (“witty”) saggista, si titola “Poetesse liguri: dallo scrittoio alla pagina” (De Ferrari), un’indagine a tutto tondo – nuova negli spiriti e nelle forme pur sulla scia della tanto ammirata Virginia Woolf –, che mette in mostra le sue particolari doti di analisi introspettiva e le sue indubbie qualità critico-espositive. Partendo, con voluta curiosità, dalla scrivania – più propriamente dallo “scrittoio” – di ognuna (ligure o amante della Liguria), nella “parte prima”, dopo una motivante premessa, inquadra “un manipolo di poetesse”. Lo spunto parte dalla “stanza personale della donna che scrive”, vale a dire quella “room of one’s own” di cui dice la Woolf, con dotti e scelti richiami anche al caotico mondo di Carlyle e allo studio disadorno di Keats. Ma qui, in particolar modo, la saggista si propone di esaltare, con ragione e senza mezzi termini, quell’angolo – piccolo o grande, nobile o modesto, statico o itinerante che sia – che consente e riconosce alla donna creativa (non soltanto all’uomo!) “lo stigma inscindibile del fare poesia” in totale libertà.

* Le nove poetesse della prima parte –  Piera Bruno visita e fa rivivere le sue poetesse viste (o sorprese?) presso il loro abituale, personalissimo (e a volte singolare) “scrittoio”, le interroga e sa cogliere di ognuna quella woolfiana “temporary necessity” che si fa personalità, essenza e natura lirica. Giovanna Colonna di Stigliano, dal ceppo dinastico della poetessa del ’500 Vittoria Colonna e imparentata anche con i D’Oria, è narratrice e poetessa essa stessa: il binomio Vita-Poesia costituisce il fil rouge che ne percorre l’intera opera. L’illirico-partenopea e dalmata Liana De Luca ama il mare e il mare (“Mare nostrum” volto al femminile!) sta al centro della sua poesia come movimento, spontaneità, libertà. Scrittrice e poetessa di peso nazionale ed europeo è Minnie Alzona: tra le sue molte opere, in prosa e in poesia, mi piace ricordare “Coma vigile” in cui essa si identifica col figlio in coma a causa di un incidente stradale: nella narrazione della scrittrice il resoconto medico si fa “triste fiaba del bell’addormentato per trauma cranico” e assurge a sofferto capolavoro letterario. Margherita Faustini è poetessa di spicco nel panorama della lirica italiana con una decina di sillogi nelle quali si palesa “fine indagatrice delle latèbre del cuore umano”. Esegeta di spicco e studiosa di prim’ordine è Rosa Elisa Giangoia, espressione d’una multiforme attività creativa e riflessiva essendo lei narratrice, poetessa, saggista, latinista e, in linea con l’oggi, colta curatrice d’una newsletter on line: www.federazionebombacarta.it. “Nel disordine delle sue carte” lavorava (e creava) la poetessa Liliana Martino Cusin che lancia i suoi versi “contro la nientificazione corrente”. È una figura a sé Liliana Porro Andriuoli che, svolgendo una “sua fertile e rigorosa attività di saggista e studiosa di Poesia”, s’è fatta poeta dentro di sé, pur “attenendosi sempre al rigore della sua prima formazione” di natura scientifica. Milly Coda è pittrice e poetessa, ma scrive anche fiabe per “tornare indietro nel tempo e guardare con occhi di bambino il mondo reale”. “Tensione religiosa e tensione creativa” sono fondamento dell’attività di Elena Bono, narratrice, poetessa e traduttrice “dotata di una solida e articolata preparazione classica” che estende anche nelle sue opere per il teatro.

 * Le otto poetesse della seconda parte – La “parte seconda” prende avvio da una “raffinata e appassionata poetessa”, tanto da mettersi a scrivere in mezzo alla strada: Ada Felugo, cofondatrice dell’“Agave” a Chiavari. Poetessa dal “linguaggio da sempre chiaro ed efficace”, Carla Caselgrandi Cendi non si serve di un vero e proprio scrittoio per accogliere “come un’impetuosa folata di vento la poesia”. Toscana d’origine, lionese per nascita, Viviane Ciampi è il tipico esempio di “scrittrice bilingue”: oltre che – grazie alla sua terza “lingua interiore” – intensa poetessa per sé; ha tradotto autori francesi in italiano e autori italiani in francese. “Amore, carne, sentimento, impulso” costituiscono tema dominante nella poetica di Maria Luisa Gravina, attiva promotrice culturale che scrive dove capita: scontrini, agendine e in treno. Colei che a Noli, trasferito poi a Milano, ha avviato il premio “Streghetta” è Serena Siniscalco Omodeo Salé, poetessa che nei suoi “Poesiari” fa “coincidere amore e vita”. È “il bus” lo scrittoio primo della poetessa itinerante Anna Campello: a lei Genova appare “vestita di poesia”. L’opera comprende nell’“epilogo”, un richiamo a “due donne che, all’apice della fama, sono passate da una collaudata cultura in prosa al verso”: la giornalista Adriana Oggero come poetessa “risponde – nelle sue liriche – al nostro urgente richiamo di autenticità”; la poesia, elegante e armoniosa, della sampierdarenese Isa Perazzo Morando, docente liceale e studiosa, accoglie e fa risuonare nel proprio grembo “l’eco fascinosa dei classici” che non trova sempre risposta nel nostro oggi.

 * Le otto  poetesse per un futuro saggio – E, per il prossimo futuro, la nostra saggista confida di poter scrivere di queste altre nove poetesse liguri: Gabriella Chioma (Sp), Franca Maria Ferraris (Sv), Lucetta Frisa, Maria Rosa Acri Borello, Lucina Bovio, Marisa Bressanin Loi e Laura Rossi Ravaioli (tutte genovesi) oltre alla padovana Maria Luisa Daniele Toffanin che ha composto “Iter ligure”.

* Breve conclusione – Concludo dicendo che Piera Bruno ha progettato e scelto di parlare delle poetesse liguri, ma tra le righe, s’intende, fa sempre capolino lei e parla anche di sé attraverso lievi “inserimenti personali”: pensieri e concetti, auspici e rimpianti, noterelle e divagazioni, citazioni e commenti sparsi per le allettanti pagine. E il tutto lo fa non con frusto esibizionismo, ma con inusitata e talvolta autoironica modestia e soprattutto “in veritate cordis” al fine di meglio avallare i suoi punti di vista critici e le sue dotte disquisizioni. Questo bellissimo saggio è contrassegnato dal vibrante stigma di uno stile accurato e preciso, scorrevole e piacevole.

 

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