Questa poesia, pubblicata su
“La Gazzetta del Sulcis – Iglesiente” (Anno XXIII, n.° 572, dell’1/3/2012), è stata scritta in seguito alla visita del Presidente della Repubblica in Sardegna, dove ha chiesto ai Sardi di continuare a fare sacrifici e a sperare, mentre la maggior parte di loro sta morendo di fame.

Vendetta
di Bruno Rombi

Da qui, dove l’eco sempre più spenta
dei lamenti del Sulcis,
il mio amato Sulcis,
s’alza un urlo in rima spezzata
dal dolore e dalla rabbia
nel vedere che nemmeno Dio
volge più gli occhi all’Isola
che m’ha visto nascere.
Da qui urlo il mio pianto
e la mia rabbia
vedendo che la terra
più antica d’Europa,
traccia d’un tempo ormai senza traccia,
non trova una voce potente che urli
il diritto dei miei fratelli
a vivere in pace
di fatica e di sogni.
Non spegnete per sempre
il fuoco che ci arde
nel petto di Sardi, i Sardi banditi,
ma non perché assassini o delinquenti,
ma perché banditi da ogni
contesto civile,
come se non fossimo degni
di vivere anche noi
di pace e di lavoro.
Se spegnete il sogno
che arde nei nostri petti,
già stanchi di fatiche
di millenni d’inganni,
sarà il mare a sconvolgere
gli umori di una nazione
che dimentica, senza vergogna,
la parte di se stessa
che l’ha resa una Patria unita
in un unico popolo.
Il sangue da noi versato
per l’Unità d’Italia
grida oggi vendetta.
Genova, 21 febbraio 2012

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