MINISTERO DEI BENI CULTURALI
Lunedì 7 novembre ore 17.30
Sala Della Crociera
via del Collegio Romano, 27 – ROMA
Rosa Elisa GIANGOIA
presenta
FIORI DI MAGNOLIA
(Edizioni Helicon)
silloge poetica
di sr. Mariangela DE TOGNI O.M.I.

Mariangela De Togni è una poetessa dall’ormai ricca ed ampia produzione poetica, che spazia in ben oltre dieci raccolte di poesie prodotte nell’arco di tempo che va dal 1989 ad oggi. La sua prima e più profonda formazione è però quella di musicista, cioè di compositrice, insegnante ed esecutrice di musica, il che la porta a trasferire queste sue finissime competenze anche nella stesura dei suoi testi poetici, con sensibilità e gusto tutto particolare per l’andamento ritmico del testo e per la scelta precisa ed accurata delle singole parole, come
avviene, per sua stessa ammissione, nella poesia di Giorgio Caproni, anch’egli temprato sull’impegno delle esecuzioni musicali per violino. La poesia di Mariangela De Togni è quindi una poesia che privilegia innanzitutto il piano fonico-ritmico, con un andamento pacato, ma veloce, fattosi però via via più corposo, meno frammentato, intimamente sostenuto da un suo costante equilibrio ritmico, creato attraverso la scelta delle parole, condotta con levigata oculatezza, e la loro opportuna disposizione secondo precise rispondenze ed incontri sonori nell’ambito della tramatura compositiva del testo. Questo primo tratto caratteristico della poesia di Mariangela De Togni determina subito il suo positivo incontro con il lettore, immediatamente catturato e coinvolto in un patto di continuazione appena inizia la lettura, subito indotto a proseguire la lettura, preso da un incanto sottile, per non interrompersi fino alla fine del libro, quando resta deluso proprio da quella che comunque gli appare una sempre troppo rapida conclusione. Ma al di là di questa prima impressione di incanto e di magia, dovuta soprattutto al piano fonico-ritmico del testo, bisogna soffermarsi nella lettura, per godere ed apprezzare fino in fondo questi testi sostenuti da un’intensa meditazione, da una profonda spiritualità, espressa nel desiderio appunto di comunicare con il lettore e di coinvolgerlo in un itinerario a spirale positiva che lo sollevi verso l’alto in una dimensione di trascendenza. La poesia di Mariangela De Togni sembra voler rispondere ancora una volta nella storia della nostra produzione poetica occidentale all’antica prescrizione, messa in atto da Pindaro al Tasso, attraverso Orazio, Petrarca e Poliziano, del sub melle veritas, nel senso che la poesia deve attrarre il lettore con una sua piacevole gradevolezza, attraverso il bello, per portarlo al buono e al vero. E proprio nel panorama della poesia italiana di oggi in cui, per rapidità e semplificazione, con Giorgio Bàrberi Squarotti, potremmo dire che prevale una linea “oscura” che attraverso un tessuto espressivo di difficile impatto con il lettore, porta inevitabilmente a riflessioni esistenzialmente negative, la poesia di Mariangela De Togni rappresenta un momento di confortante illuminazione e di gratificante coinvolgimento emotivo per ogni lettore.
Su questa linea, già ampiamente portata avanti con le raccolte precedenti, si colloca la nuova silloge poetica di Mariangela De Togni, Fiori di magnolia, che si ricollega senza soluzione di continuità a tutta la sua precedente produzione poetica che rappresenta un continuum cantato, o per usare il termine frequentemente impiegato dall’autrice una “salmodia”, di penetrazione nel divino attraverso la natura. Se nella raccolta precedente, Cristalli di mare, era appunto il mare con le sue variazioni di colori, di luci, di suoni e di movimenti, a costituire l’elemento che in un certo qual modo permetteva alla poetessa di sfondare il muro del naturalismo per penetrare nell’Oltre, in questa nuova raccolta sono i fiori a svolgere questa funzione, come già dimostra il titolo in cui ricorre il grande e bianco fiore dell’albero della magnolia, fiore “candidamente significativo”, come dice il prof. Neuro Bonifazi nella Prefazione. Per questo potremmo dire che l’ambientazione di questa silloge è il giardino, ma non nel senso del locus amoenus di tradizione classica, in quanto, in tutta la produzione letteraria, quello è sempre un luogo di delizie, di riposo e di quiete appartato dal resto del mondo, rispetto al quale rappresenta un’alternativa positiva, in contrapposizione. In questo itinerario poetico di Mariangela De Togni, invece, tutto è giardino, il mondo stesso, l’ambiente naturale è colto come un giardino in cui emergono elementi particolarmente significativi ed attraenti che ancora una volta portano l’autrice ad andare lei stessa, ma soprattutto a condurre il lettore, al di là della realtà per attingere alla dimensione superiore del divino. In questo mondo, in cui appunto i fiori occupano una dimensione di centralità, tutto è naturale, anzi è la natura stessa che porta all’Oltre, attraverso un fatto, quello dell’essere oggetto della Creazione divina e quindi del conservarne tracce tangibile, che si rivela e manifesta nella bellezza, con un recupero che non è però intellettualistico e culturale, ma è immediato e spontaneo da parte dell’autrice, di quella linea platonica della bellezza terrena che è di per sé immagine di bontà, capace di elevare e di orientare al bene. Il mondo che si profila attraverso il susseguirsi delle liriche di questa raccolta, che, come tono, come ispirazione, come musicalità, ma soprattutto come ambiente, rappresentano appunto una continuità interrotta, che conferisce al testo una natura letteraria di tipo poematico, è un mondo tutto all’insegna della natura, quindi un mondo colto essenzialmente nella sua dimensione di creazione divina, quasi non toccato, non modificato dalla mano dell’uomo, un mondo inalterato nella sua originalità primigenia, in linea con quanto ci ha insegnato Cicerone quando dice “il mondo della campagna è migliore di quello della città, perché è stato fatto dagli dei, mentre quello della città è opera dell’uomo”. Nei versi di Mariangela De Togni sono scarsissimi gli elementi che indicano manufatti umani e sono tutti di tipo religioso, cioè costruzioni architettoniche per il culto, la preghiera, la vita monastica (“”arcate di un monastero / medievale”, “chiostro” / “alte finestre / della chiesa vuota”, “chiesa /solitaria”, “finestra a bifora”, ecc.). Allo stesso modo quello che appare dalle liriche di questa raccolta è un mondo pressoché disabitato dagli uomini: le uniche presenze che rileviamo sono quelle degli angeli, di Gesù Bambino, del Buon Samaritano.; gli unici riferimenti realistici sono alla Terra Santa. E’ quindi un mondo poetico di silenzio e di solitudine, fissato in una dimensione sincronica fuori del tempo della storia, tutto teso in un’esperienza dialogica trascendente, senza relazioni interpersonali, come testimonia il dialogo insistente con il “Tu” divino o con la “Madre” e come attestano i frequenti riferimenti, anche lessicali, al “silenzio” e alla personale “solitudine”, che diventano, anche nell’esperienza esistenziale della poetessa, le condizioni indispensabili per cogliere, appunto nella “salmodia” del cuore, quella voce di canto, che per chi sa ascoltarla può emergere dalla natura, solo in silenzio e solitudine, e che permette il dialogo con il “Tu”, al di là del tempo e della storia. L’unica presenza umana è quella di Sarah (Scazzi) la giovinetta barbaramente uccisa dai suoi parenti, la cui vicenda ha commosso la poetessa ispirandole una toccante lirica.
Questo mondo, che fiorisce al divino, che innalza e consola ha un suo perno, cioè la sua giustificazione e saldezza in un elemento preciso, nella Fede, a cui viene dedicata una breve lirica, intensa, ma dubitativa riguardo alla sicurezza del suo possesso, secondo l’insegnamento del Vangelo. Ma è chiaro che la poetessa può regalare agli altri attraverso le sue liriche conforto e sicurezza, proprio perché personalmente è ispirata dalla fede, dono divino, ma anche accettazione continua, ricerca perpetua, adesione costante: è questo, indubbiamente, l’elemento che rende diversa, diciamo pure speciale la poesia di Mariangela De Togni.
Rosa Elisa Giangoia

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