Nuccia Stancanelli Guido Zavanone Francesco De Nicola Elio Andriuoli

Liliana Porro Andriuoli

Mercoledì 25 maggio 2011 presso la Biblioteca Berio di Genova è stato festeggiato il ventennale della rivista di poesia e arte “Nuovo Contrappunto”, nata in questa città nella primavera del 1992. Relatore è stato il prof. Francesco De Nicola del locale ateneo, coadiuvato dalla pittrice Milly Coda per la parte artistica. I testi poetici sono stati letti da Nuccia Stancanelli. Erano presenti i condirettori della rivista Elio Andriuoli e Guido Zavanone.
Ha aperto la serata, di fronte ad un numeroso e qualificato pubblico, Elio Andriuoli, che ha rivolto il saluto agli intervenuti ed ha letto la lettera del direttore responsabile Silvano Demarchi, impossibilitato per motivi di salute a partecipare all’incontro.

Ha quindi preso la parola il prof. Francesco De Nicola, il quale ha esordito ricordando il poeta Giovanni Giudici, da poco scomparso, che è stato una delle voci più significative del secondo Novecento e di cui “Nuovo Contrappunto” si è occupato a proposito delle due sillogi Empie stelle (Garzanti 1996) e Eresia della Sera (Ivi 1999). Il conferenziere è passato poi ad alcune considerazioni su altri poeti che sono stati assidui collaboratori di “Nuovo Contrappunto” e che sono mancati negli ultimi anni: Margherita Faustini, Vico Faggi e Liliana Cusin. Si è inoltre soffermato sull’attività della rivista, che ha svolto con costanza una nutrita mole di lavoro: ben 20 numeri e 600 pagine solo nell’ultimo quinquennio.
La rivista, come fa rilevare il relatore, è uscita sempre con grande puntualità, il che ha costituito un suo non piccolo merito; ed ha inoltre pubblicato testi di autori molto noti sia a livello nazionale che internazionale, come Giuseppe Conte, al quale è stato dedicato un profilo d’autore sul recente numero di aprile-giugno 2011. Molte sono poi state anche le recensioni pubblicate negli anni, sempre puntuali ed attente nel segnalare libri importanti di autori già affermati o libri, pur sempre validi, ma di autori meno conosciuti. Il pregio maggiore di “Nuovo Contrappunto” è stato infatti quello di aver dato voce a parecchi poeti che non avevano molte altre occasioni per far conoscere i loro testi.
A questo punto De Nicola ha fatto notare che la Liguria ha un’antica e consolidata tradizione nel campo delle riviste, a cominciare da quelle dell’area simbolista (fine Ottocento – primi del Novecento), come “Endimion”, “Vita Nuova” e altre che, pur di breve durata, registrarono il senso del mutare della poesia dalle forme classicheggianti da noi in uso a quelle più nuove e di respiro europeo. In Liguria fiorirono in questo periodo molte riviste di poesia, tra le quali le più note furono “La Riviera Ligure” (1895 – 1919), diretta nel suo ultimo ventennio da Mario Novaro, che ospitò i nostri più importanti scrittori del tempo, come Giovanni Pascoli, Grazia Deledda, Luigi Pirandello; “L’Eroica” di Ettore Cozzani, una rivista di tendenza, che assecondò il Futurismo; “Le opere e i giorni” diretta da Mario Maria Martini, di stampo d’annunziano (con una vasta rubrica di recensioni di libri stranieri, che contribuì a far conoscere in Italia); “Circoli”, negli anni ‘30, che ci conduce ad Adriano Grande ed Angelo Barile e fu vicina a “Frontespizio”, quindi sensibile ai valori dell’Ermetismo, ma che ospitò anche poeti di diversa tendenza, come Umberto Saba.
Ci fu poi il “Barco”, la rivista degli universitari al tempo del Fascismo, molto ricca di nuovi fermenti; mentre nel secondo dopo guerra nacque a Genova “Il Gallo”, una rivista non espressamente letteraria, ma sensibile alla poesia, tanto che Montale vi pubblicò La primavera hitleriana.
Nacquero successivamente in Liguria le riviste legate al nome di Adriano Guerrini, “Diogene” e “Resine” e la rivista “Prove” di Nino Palumbo, che pubblicò, tra gli altri, testi di Leonardo Sciascia. Né va dimenticata la funzione che in Liguria ebbero anche certi quotidiani, come “Il Caffaro” di Anton Giulio Barrili, sul cui supplemento uscirono parecchie poesie, nonché la terza pagina de “Il Lavoro” e de “Il giornale di Genova”.
Le riviste di poesia sono in seguito diventate sempre più rare e con vita sempre più effimera: una ragione di più, dunque, per festeggiare oggi “Nuovo Contrappunto” nel suo ventennale.

Interviene qui Nuccia Stancanelli che legge con particolare efficacia un primo gruppo di poesie: A Esterina Rossi Lanata per una medaglia con il suo profilo incisa da Francesco Messina di Elena Bono; Discedens di Vico Faggi; Cuore a dismisura di Giuseppe Cassinelli; Più in là di Bruno Rombi; Monologo del barbone di Margherita Faustini; L’oasi di Tagiura di Piera Bruno; Amsterdam di Silviano Fiorato; Per Mariella Rolfo Schield di Giuseppe Conte e Orazione per il nome di Clara di Lucetta Frisa.

A questo punto Francesco De Nicola nota che una delle caratteristiche di “Nuovo Contrappunto” è la pregevole qualità grafica delle illustrazioni, tutte ad opera di autori molto validi, e dà la parola alla pittrice Milly Coda affinché illustri questo versante della rivista. (Il suo intervento, sintetico ma molto efficace, che ha preso in esame le opere di ben 76 pittori, è riportato al termine di questo resoconto).

La parola ritorna poi a De Nicola il quale prosegue il suo discorso osservando che molte sono le difficoltà cui va incontro una rivista di poesia, a cominciare da quelle economiche. E’ inoltre necessario che i redattori evitino un eccessivo presenzialismo, prevaricando sui collaboratori esterni; così come è necessario che essi evitino di favorire o per amicizia o per affinità di voce taluni poeti a scapito di altri. “Nuovo Contrappunto” ha invece mantenuto una posizione equilibrata, ospitando autori diversi per impostazione e per provenienza ed ottenendo la collaborazione di poeti sovente di notevole valore, che hanno dato lustro alla rivista per il pregio dei loro testi e per la notorietà del loro nome. Di otto di costoro viene qui letta una poesia; e precisamente: La sedia vuota di Maria Luisa Spaziani; La casa infanta di Roberto Sanesi; Quel 26 di giugno di Silvio Ramat; Altro risveglio di Luciano Erba; Resurrezione di Giorgio Bárberi Squarotti; Riconosco l’argine I di Rodolfo Di Biasio; Leggendo Pessoa di Silvano Demarchi.

Dopo la lettura, Francesco De Nicola riprende il suo intervento ponendo in luce l’elevato numero dei poeti pubblicati dalla rivista: se sommiamo ai 141 dei primi 10 anni, i 102 dei successivi 5 e il centinaio degli ultimi 5, giungiamo a circa 350 poeti presentati dalle pagine di “Nuovo Contrappunto”, un numero certo rilevante e in quanto tale capace di darci un’idea non lontana dal vero di ciò che è stata la poesia italiana dal 1992 ad oggi: un bilancio evidentemente d’insieme.
In una società abituata a fare a meno dei poeti, quella svolta dalla rivista è stata dunque un’attività di non poco conto.
La funzione dei poeti in una società civile, osserva il relatore, è quella di guardare al di là della superficie, per andare a fondo nei problemi e nelle aspirazioni della vita comune. E d’altra parte l’esigenza di espressione poetica è parecchio diffusa dal momento che si scrivono molte poesie, come risulta anche dai concorsi che vengono banditi, ai quali si presentano sempre numerosi partecipanti. Benemerito è pertanto il lavoro compiuto dai redattori di “Nuovo Contrappunto”, i quali continuano a dare spazio a poeti sia affermati che poco noti. Quella che essi devono praticare è certamente una strada malagevole, ma viene da loro intesa come un servizio per il quale li ringraziamo, dando loro l’appuntamento fra altri cinque anni.

La nostra lettrice dà a questo punto voce all’ultimo gruppo di poesie: Ora di Giovanna Giordano; Un inverno troppo lungo di Maria Rosa Acri Borello; La vetta di Domenico Camera; Tristezze di Aurelio Valesi; La rue le cri / La strada il grido di Viviane Ciampi; Conversazione col platano di Marcello Vaglio; L’ultimo mattino (era domenica) di Rosa Elisa Giangoia; Come Creso di Elio Andriuoli; Il gioco degli scacchi di Guido Zavanone.
L’incontro si è concluso con i ringraziamenti di rito fra gli applausi del pubblico.

Milly Coda

LA GRAFICA DI “NUOVO CONTRAPPUNTO”
Milly Coda

“Nuovo Contrappunto” ha avuto in età ellenica un prestigioso antecedente nell’antologia palatina, dove vi sono poesie di poeti che parlano di quadri e di sculture . E ne parlano con uno spirito di comunanza. “Ut pictura poesis” lo diceva già Orazio…. “Nuovo Contrappunto” è di piccolo formato, ma la sua veste grafica è perfetta e idealmente strutturata, grazie al gusto estetico dei suoi colti curatori, Elio Andriuoli, Silvano Demarchi e Guido Zavanone. L’aver accostato la poesia dei nostri poeti contemporanei al linguaggio dell’immagine, entrambi manifestazioni di senso estetico, ha dato alla rivista una godibilità non comune.
Mi è stato chiesto di parlare, in questo contesto, dei pittori e degli scultori che hanno contribuito a dare a “Nuovo Contrappunto” la veste grafica che lo contraddistingue e lo qualifica. Non è un compito facile, in quanto le illustrazioni sono moltissime e tutte degne di essere disquisite.
Le tecniche usate in generale dagli artisti per le due opere riprodotte (una in copertina e una all’interno di ogni volume) sono di vario tipo. Troviamo le grafiche di Domenico Balbi, Sergio Biancheri, Arturo Santillo; un disegno a china di Walter Tomaselli; le quattro illustrazioni di Giovanni Job, Lele Luzzati, Elisabetta Poggio, Mariella Rolfo Schield; sei disegni di Roberta Buccellati, Walter Di Giusto, Attilio Mangini, Teresa Maresca, Luca Tardito, Giuseppe Trielli; due sanguigne in copertina, in una nuova veste a colori di Milly Coda e Raimondo Sirotti e una litografia di Mirko Gualerzi. Di tutti gli altri artisti sono state riprodotte incisioni (acqueforti, bulino ed altre tecniche).
La scelta delle tematiche è stata fatta con gusto e con occhio esperto da persone che ben conoscevano l’opera di ogni artista: hanno infatti saputo cogliere di ognuno il soggetto che meglio ne permettesse il riconoscimento. Prendiamo per esempio Edoardo Alfieri, che annoveriamo tra i nostri più qualificati scultori e disegnatori e ne ricordiamo i cavalli impennati , imbizzarriti e i suoi bassorilievi di corpi in ambascia e in rivolta. Poi il grande Giannetto Fieschi con i suoi personaggi dai volti tragici, quasi disfatti, e le sue tipiche interpretazioni di quell’arte erotico-visionaria espressa nel caos delle sue opere ossessive, ma qui presente con un intenso ritratto di André Gide eseguito in un’incisione con una tecnica d’invenzione geniale….
Passiamo a Mario Chianese e ai suoi alberi che prendono forma in una nebbia che è reale, ma che viene fuori da un lavoro infinito di magia a minuscole puntinature dettate dalla sensibilità poetica del nostro pittore e straordinario Maestro incisore. Un “Pino marittimo” di Raimondo Sirotti è eseguito con matita sanguigna e matita bianca su cartoncino, dove ritroviamo tutto il lirismo della sua natura tra il formale e l’informale e dove il bianco ne accende la luce. E ancora alberi con gli ulivi di Argiero, e i tronchi straziati e contorti di Maurizio Mancuso .
Pochi presentano opere astratte: Enzo Maiolino, Bruno Rombi e Plinio Mesciulan.
Ma gli alberi sono ancora tra i temi preferiti e più indovinati: quelli di Stefania Beraldo, Roberta Buccellati, Renato Coccia, Walter Galli, gli ulivi caratteristici di Angelo Oliveri, i rami spogli di Luciano Lovisolo, i larici sotto la neve di Paola Ginepri, i tronchi nodosi di Walter Galli.
Alberi di altro genere quelli delle “strie”(le streghe) di Giovanni Job e quelli di Giovanni Garozzo dalle radici invadenti che si attorcigliano come serpenti, e dai rami frondosi e che si confondono con gli archi bizantini di una cattedrale.
E passiamo al paesaggio: da quello suggestivo del ponte sul torrente di Ottavio Spagnoli, a quello di Sergio Paladini, dischiuso su uno scenario tra immaginario e reale, con suggestive visioni di nubi sospese su Genova, tra gli alberi e il cielo, a quello di Sergio Fedriani, artista lunare, tra ironia e solarità, che illustra se stesso nei sogni della sua vita in volo, a quelli di Elena Frontero e Cristina Sosio e Reiner Kriester che in copertina ci offre anche una farfalla.
Giorgio Angelini, il pittore delle figure e dei paesaggi nella memoria del suo vissuto, ci ha dato uno scorcio del porto e la lanterna, Leo Pecchioni le case della sua Camogli, Ugo Lombardo un angolo del Centro Storico, e ancora un campanile di Carolina Occari, una scena sul lago di Marco Cassini, un arroccamento di case ed archi di Ugo Rossi e una marina di Walter Tomaselli.
Ed ecco Aldo Bosco che ha dato forme d’ispirazione cubista alle case di un caruggio di Genova.
Poi, sul volume degli indici 1992-2001, ancora il paesaggio ligure, quello con i borghi e le strade dell’entroterra di Emanuele Rambaldi, uno tra i più importanti pittori della tradizione ligustica, del Realismo Lirico e del Futurismo, le cui incisioni sono state gentilmente concesse a “Nuovo Contrappunto” da Mario Chianese.
Tra i maggiori del Novecento ligure troviamo Alberto Helios Gagliardo, che da divisionista approda al simbolismo con un richiamo ai preraffaelliti e che infine si dedica alle tematiche sociali. Sulla copertina degli indici 2002-2006 ci è apparso in un suo autoritratto (incisioni pubblicate grazie a Nicola Ottria)
Abbiamo parlato di alberi, di paesaggio, di vicoli, di case della nostra città, ed ora, per un momento, immaginiamo di entrare in quelle case, in quelle vecchie dimore con gli interni nella penombra, il lume acceso, i libri alla rinfusa, un mazzo di fiori raccolti nel giardino sottostante, un ritratto posato sul mobile… proprio quel mondo suggestivo che scopriamo nella grafica e nella pittura di Francesco Sciaccaluga!
Autoritratti, volti e ritratti: una sanguigna di Milly Coda, della nuora con la nipotina Beatrice appena nata; un’incisione di Mimì col gatto Tigrillo di Luigi Grande, il pittore espressionista nature, dalla pennellata spontanea che sa costruire, ricreando il pathos. Un ritratto di Fabrizia, giovane moglie di Giuseppe Trielli in atteggiamento pensoso; un altro ritratto, straordinario, di Henrik Ibsen e di una bimba finlandese di Luigi Rigon, insigne disegnatore, incisore, pittore d’arte sacra, già interprete attento del paesaggio urbano contemporaneo. Ed infine un profilo di Montale, dallo sguardo intenso e cogitante di Alessandra Varbella e un’upupa con altri uccellini…….
Eccoci entrati così, nelle raffigurazioni del mondo animale, da quello del mare e delle conchiglie di Elisabetta Pastorino, agli uccelli ed al capro di Nicola Ottria, al granchio e allo scorpione di Mirko Gualerzi, scultore e disegnatore di forte espressività dei drammi dell’umanità.
Sono appollaiati sul ramo e sono bellissimi, il rapace notturno di Luca Daum e il gattone sornione di Giovanni Grasso Fravega, l’illustratore del mondo magico dell’infanzia, dell’allegoria, del simbolismo e uno tra i più esperti conoscitori della storia e dell’arte dell’incisione .
Ed ecco i due innamorati che si guardano di Gigi Degli Abbati, il pittore dei totem dai rami ditati, dei lupi dentati,dei gufi nei buchi, dei picchi pinocchi, dei tronchi a cucù….. E ancora gli uccelli, i rapaci, gli insetti di Anna Torre , di Brunetta Gherardini e di Ida Nicolucci.
Poi i personaggi mitologici, storici, fantastici, dell’immaginario e della condizione umana hanno qui una loro importante collocazione: li troviamo nella grafica di Luigi Crovetto, di Pier Canosa, di Sergio Biancheri, di Beatrice Poggio, di Marco Grigis e di Luca Tardito e di Arturo Santillo e di Ligustro.
Attilio Mangini è presente su “Nuovo Contrappunto” con alcuni suoi personaggi, tipici di una Genova caratteristica e caricaturale. Sergio Bersi con un ritratto. Marco Vimercati con una figura.
Partecipa anche Walter Di Giusto, pittore e scultore approdato, attraverso un’interessante ricerca, in un mondo metafisico, tra il classico e il mitologico, nella contemporaneità, con le sue figure emblematiche.
Nel primo numero del 1995, troviamo Bruno Liberti con una figura femminile vista di spalle che si definisce in tutta la sua forma e si sublima in una visione seducente che conferma questo nostro grande pittore, padrone di una tecnica esemplare.
Susanna Lunini ci ha offerto due figure femminili tra eros e maternità e Liliana Bastia la sua Leda e il cigno; Giorgio Angelini uno scorcio del porto e la lanterna; e per finire, un volto di Adriana Bevacqua e una Sacra Famiglia di Fabrizio Bombino. Altre rappresentazione sacre : un’Annunciazione e una Crocifissione di Elena Pongiglione.
Due figure a vividi colori: un paggio gentile che suona il flauto dolce e quella di un Angelo Musicante che ci porge un violino e ci sorride. Ce li lascia Lele Luzzati che ha dedicato tutta la sua vita al mondo della favola tra musica, teatro e poesia, per deliziarci.
Vorrei segnalare due grafiche (un vaso di fiori e un bosco), particolari per Nevio Zanardi, noto pittore dell’informale musicale . E’ presente con suoi disegni anche l’illustratore Angelo Ibba, e Paolo Chimeri, l’orafo creatore di gioielli, scultore e pittore.
Ed infine in copertina ecco una mano, molto femminile che accarezza languidamente boccioli di rose, e nella pagina interna, due giovani, nudi, con i piedi appoggiati su rose disfatte …Sono le grafiche di Anna Ramenghi, la pittrice delle “Stanze di Eros”.

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