Martedì 12 aprile 2011 ore 17,00
Biblioteca Berio, via del Seminario 16

Tavola rotonda
Per una scuola multiculturale e interculturale
intorno al libro
IL DIALOGO E LA VITA
Cinque lezioni per la scuola interculturale
di Maria Cristina Castellani

Parteciperanno:
Giacomo Guerrera
( Presidente Unicef Liguria)
Olga Rossi Cassottana
(professore di Pedagogia Generale alla Facoltà di Lettere dell’Università di Genova),
Lorenzo Coveri
(professore di Linguistica Italiana alla Facoltà di Lingue dell’Università di Genova
Renzo Dameri
(professore di Sociologia dei Processi Culturali alla Facoltà di Lingue dell’Università di Genova),
Andrea Pirni
(professore di Sociologia e coordinatore del Dottorato del Dipartimento di Scienze Politiche e Sociali presso la facoltà di Scienze Politiche dell’Università di Genova)

Coordina i lavori

MARIA CRISTINA CASTELLANI

Letture a cura dell’attore Giovanni Cadili Rispi

Parteciperanno attivamente con performance dedicate all’evento (canzoni e brani recitati)i bambini del Circolo Didattico di Sanpierdarena 2 e gli studenti dell’Istituto Alberghiero N. Bergese di Genova Sestri Ponente (gruppo di Caffè Shakerato). Porteranno la voce della scuola i loro Dirigenti Scolastici, il prof. Angelo Capizzi per Sampierdarena 2 e il prof. Dante Taccani per il Bergese.

Giovedì 10 Marzo ore 17.45
FNAC via XX Settembre

IL DIALOGO E LA VITA
Cinque lezioni per la scuola interculturale
di Maria Cristina Castellani
De Ferrari Editore

Introduce e legge alcuni brani tratti dal volume
l’attore e regista Pino Petruzzelli

RECENSIONE di Rosa Elisa Giangoia

In questo nuovo libro IL DIALOGO E LA VITA. Cinque lezioni per la scuola interculturale (De Ferrari, Genova 2011) che riprende e approfondisce il precedente Manuale di pedagogia interculturale (2009), Maria Cristina Castellani, Dirigente Tecnico del MIUR e docente di Pedagogia Interculturale alla Facoltà di Lingue dell’Università di Genova, cerca di individuare gli strumenti per capire a fondo le questioni che derivano dal contatto fra lingue e culture diverse, fenomeno oggi quanto mai vistoso nella nostra società caratterizzata da una sempre crescente immigrazione proveniente da un numero sempre più ampio di paesi.

Successivamente l’autrice si impegna a fornire tali strumenti alla scuola e a chi in essa opera o vorrà operare, lavorando sul piano della ricerca scientifica e della formazione professionale per creare quelle più avanzate frontiere per lo sviluppo della società italiana, che ha bisogno di tali strumenti per far fronte alle nuove realtà derivanti dai movimenti migratori e dai contatti generalizzati con lingue e culture.
Il lavoro è organizzato in cinque lezioni, proprio perché la Castellani ha voluto mettere in evidenza il fatto che esso fosse nato dal suo far lezione, cioè direttamente dal suo lavoro di docente di Pedagogia Interculturale, disciplina che si fonda sul confronto del pensiero, divenendo una pedagogia dell’essere, al centro della quale è posto il soggetto nella propria interezza, a prescindere dalla cultura di provenienza. Questa disciplina, quindi, prende atto di una situazione multiculturale di fatto e la trasforma in progetto interculturale.
Nella prima lezione viene definito il concetto di “ponti fra culture”, che riguarda i nuovi cittadini italiani, allievi delle scuole e studenti universitari, che stanno costruendo, insieme ai loro genitori, il mondo di domani. Nella seconda lezione, invece, l’autrice cerca di indurre il lettore a soffermarsi e a riflettere sui diritti dell’uomo. Nella terza si entra davvero in classe per indagare sul come si impara e su quali facilitatori di comunicazione possa mettere in atto un insegnante che voglia essere un buon regista della lezione. Nella quarta lezione si continua ad essere in classe, dove viene trattato il tema del viaggio ed in particolare di quel viaggio nel mondo dei sogni che è rappresentato dalla favola. Infine, nella quinta ed ultima lezione, si parla in modo esplicito di educazione interculturale, con un preciso riferimento al legame lingua-cultura.
Il titolo del libro, Il dialogo e la vita, è emblematico del corso di riflessioni che l’autrice vuol condurre. Il suo intento infatti è quello di dimostrare che solo attraverso il dialogo possiamo aspirare ad una vita vera, quella che ci consente di instaurare e portare avanti un rapporto sereno con gli altri nell’ambiente in cui ci troviamo. E’ proprio questo tipo di rapporto che costituisce l’obiettivo dell’educazione, in particolare di quella che si definisce interculturale, anche se in realtà ogni educazione lo è, in quanto non esiste identità che non si sia confrontata con una alterità. Il dialogo nella nostra attuale situazione in Italia deve essere il ponte tra la nostra cultura di identità nazionale e le molteplici culture dei nuovi italiani, che entrano sempre più numerosi nel nostro paese. Definire uno scenario interculturale vuol dire affrontare il tema dei diritti dei migrantes, ma anche riflettere sull’universalità dei diritti dell’uomo e rendersi conto dei problemi che deve affrontare chi emigra. Occorre quindi occuparsi, con competenza giuridica e normativa, delle questioni dell’istruzione e dell’educazione, nei termini della loro universalità, con la consapevolezza che l’andare a scuola è un diritto di tutti i minori. Dato che dall’anno scolastico 2010-2011 le classi multiculturali, in tutti gli ordini di scuole, sono diventate una realtà normativa nella scuola italiana, l’autrice dedica un interessante capitolo alle loro particolari esigenze, soffermandosi sui più vistosi aspetti di tipo organizzativo-didattico, ai quali non sempre gli insegnanti prestano la dovuta attenzione, come la regia della lezione, i materiali alternativi al libro, l’autovalutazione della gestione delle relazioni in classe ed altre ancora. Tra le molteplici attività che si possono svolgere in classe, Maria Cristina Castellani si sofferma in particolare sulla lettura di fiabe e di altri testi, in una prospettiva antropologica piuttosto che letteraria: filo conduttore diventa quindi il tema del viaggio attraverso il mondo dell’altro, nella dialettica tra diversità e similitudini. Infine, nel capitolo conclusivo, l’autrice presenta alcune personali esperienze didattiche, propone appunti di comunicazione interculturale ed esempi , che ritiene possano diventare strumenti utili per un inserimento che soddisfi ai criteri del dialogo per una nuova vita. Queste considerazioni sono destinate non solo agli studenti universitari, ma anche a quegli insegnanti che si rendono conto che l’inserimento di stranieri è una risorsa, in quanto occasione di dialogo.
E’ questo, in definitiva, un saggio molto utile ed interessante su una delle questioni pedagogiche nodali della nostra attuale società, su quella che è la vera sfida educativa dei nostri giorni, su cui si gioca molto del nostro futuro. Il lavoro è condotto in modo scientificamente serio ed approfondito, ma anche piacevole ed accattivante nella lettura, grazie alle schede lessicali, a quelle che riguardano concetti pedagogici ed attività didattiche vere e proprie, oltre all’inserimento di testi narrativi, presentati in chiave antropologica e finalizzati a precisi obiettivi didattici.

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