Rosa Elisa Giangoia

Quando si perde una persona amica, che da tanto tempo faceva parte del nostro mondo, ci si sente sempre più soli. Così è stato per me ancora una volta con la morte della cara Matilde che conoscevo fin dagli anni dell’infanzia e che tante volte nella giovinezza mi aveva aiutata ad orientarmi nel grande mondo dei libri, il suo mondo. Infatti, dopo la laurea in Filosofia, Matilde aveva scelto la carriera di bibliotecaria, e così io la ricordo aggirarsi sempre silenziosa e molto attiva, tra gli scaffali della biblioteca dell’allora facoltà di Lettere e Filosofia, che io iniziai a frequentare nel 1964, lassù in cima al grande palazzo di via Balbi 5. Noi matricole in quell’ambiente eravamo un po’ intimorite, per il silenzio austero, per i grandi scaffali scuri pieni di libri, per l’organizzazione stessa della biblioteca, in cui dovevamo destreggiarci per riuscire a stendere le nostre tesine, indispensabili per alcuni esami. Matilde era sempre gentile e disponibile, ma soprattutto competente, pronta ad aiutarci. E poi, per lei, il trasloco nel palazzo di fronte di via Balbi e, per me, la conclusione degli studi universitari e l’avvio della lunga carriera d’insegnante. Le occasioni d’incontro, anche se abitavamo nella stessa via, diventarono più sporadiche e fugaci, finché, a farci ritrovare fu la comune passione per i libri. Infatti, andata in pensione, Matilde si dedicò con grande passione ed impegno alla biblioteca nel nostro quartire, la Foce. Raccolse con entusiasmo l’idea dell’allora parroco Giovanni Moioli di dar vita ad una biblioteca nei locali della nostra parrocchia di Santa Maria dei Servi in via Cecchi a disposizione del quartiere. Tutto iniziò una dozzina di anni fa, con una dotazione di pochi libri, che però aumentarono rapidamente, grazie alla sua professionalità nel settore per cui riuscì in poco tempo ad avere donazioni da parte di case editrici e di privati e a realizzare scambi con altre biblioteche. Ad aiutarla, coinvolto anche lui nella passione dei libri, il marito, Giorgio Olivari, che ha subito messo a disposizione le sue competenze professionali di ingegnere per l’informatizzazione del catalogo. L’entusiamo, si sa, è contagioso, per cui ben presto, intorno a Matilde, si sono raccolti parecchi volontari che hanno permesso una rapida sistemazione del materiale librario e l’apertura al pubblico della biblioteca. Ora, nel nostro quartiere, la Biblioteca Servitana è una realtà viva e frequentata, anche perché, accanto ai libri, si raccolgono testimonianze sul quartiere della Foce e sull’ordine dei Servi di Maria. Ad interessarsene è stato anche il Municipio della zona (VIII – Medio Levante), per cui è entrata nel circuito informatico delle biblioteche comunali. Una grande idea, quella di Matilde, portata avanti con tanto impegno e con tanto lavoro, un grande dono per la nostra comunità locale, che tutti noi dobbiamo sentirci impegnati a continuare a portare avanti.

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