Liliana Porro Andriuoli

Guglielmo Tealdi (Mino lo chiamavano gli amici) era un intellettuale dai molteplici interessi: esperto di pittura, specie del ‘600 ligure, era inoltre un assiduo frequentatore di teatro, sia d’opera che di prosa, ed un grande amante dei viaggi. Era anche notoriamente un eccellente giocatore di bocce e possedeva una sorprendente manualità (dote ancor più sorprendente trattandosi di un intellettuale): aveva persino costruito uno splendido plastico ferroviario in cui velocemente si muovevano i trenini, ubbidienti al suo comando.
Erano in pochi però prima d’ora a sapere che Mino era anche uno scrittore. Sì, perché ad un anno esatto dalla sua morte è uscito un suo libro, Gli anni di Savignone (Città del silenzio, Novi Ligure – AL, 2009, 12 €), nel quale egli, con la riservatezza che lo ha sempre contraddistinto, parla degli anni dell’adolescenza a Savignone, un piccolo centro dell’entroterra ligure. Furono dapprima anni trascorsi in piena libertà e spensieratezza (Savignone era per Mino il luogo dove trascorreva le vacanze estive), ma che presto divennero, durante il Secondo Conflitto Mondiale, gli anni difficili del periodo dello sfollamento.

Non si tratta in ogni caso di un libro strettamente autobiografico, in quanto in queste pagine l’autore, oltre ai ricordi della propria vita personale e familiare, ci offre, anche e soprattutto, uno spaccato piuttosto preciso della Savignone dell’epoca, osservata con gli occhi attenti dell’adolescente, ma raccontata con l’esperienza dell’uomo maturo. E su questa doppia chiave, autobiografica e di efficace testimonianza, in modo veloce e talora umoristico, si dipana tutto il racconto che Guglielmo Tealdi fa di quel tempo.
Diverse sono le figure che s’incontrano nel libro. La prima è quella del padre dell’autore, presentataci con grande affetto e ammirazione: solo ventiquattrenne, pur senza eccessive difficoltà economiche, decise di imbarcarsi alla volta di New York, affrontando con coraggio un’impresa non facile. C’è inoltre il suo amico Joe Costa il quale, proprio a Savignone, con la fortuna fatta in America, si costruì una villetta per l’estate, dotata di tutti i più moderni confort che allora si potevano immaginare; il Costa è inoltre ricordato perché sostituì nella direzione del Comune il colonnello Parodi, allorché fu richiamato alle armi. Una figura rimasta tristemente famosa, quella di Silvio Parodi (divenuto in seguito generale) il quale, a causa delle sue rigide decisioni durante il periodo fascista, trovò a Savignone la morte.
Fra le altre figure che compaiono in queste pagine è ancora il caso di ricordare due amici dell’autore, Luciano Prussi, (detto Lucci) e il cugino Giorgio, che con Mino fu “co-protagonista” di un “singolare” episodio. Un giorno i due ragazzi decisero di fare una visita all’amico Lucci, che stava sostituendo in classe la zia maestra, che si era dovuta improvvisamente assentare dalla scuola, senza avere avuto nemmeno il tempo di avvertire la Direzione; ma, proprio quel giorno, in quella classe, capitò il direttore… La narrazione procede sempre con notevole spigliatezza e in maniera avvincente, sicché il libro, si presenta molto coinvolgente e di gradevole lettura.
Di particolare interesse sono poi le pagine che evocano il periodo bellico, durante il quale il giovane Mino visse sfollato a Savignone e, per un certo tempo, costretto anche, per poter frequentare la scuola, a trascorrere gran parte della settimana a Busalla con la madre. Diversi, e alcuni piuttosto ameni, sono poi i piccoli eventi della vita studentesca che vengono qui ricordati. Sono riportati inoltre alcuni episodi che testimoniano le difficoltà degli italiani in quegli anni: come quella di procurarsi il cibo o di vivere in continua ansia per il susseguirsi degli avvenimenti bellici. Dopo lunghe peripezie, posteriori all’otto settembre 1943, si pervenne comunque alla fine del conflitto, che rappresentò per tutti la fine di un incubo. Anche Mino ritornò alla sua casa di Genova, ma non senza una sottile nostalgia per quella savignonese, dove aveva trascorsi gli anni della sua prima adolescenza.
L’opera si dimostra particolarmente efficace per la tenuta dello stile, piano ma di ottima resa, e per il ritmo narrativo che mai viene meno e che accompagna la ricostruire d’ambiente in maniera sobria e quanto mai convincente.

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