Liliana Porro Andriuoli

Giovedì 26 novembre 2009 nella Sala Ghio Schiaffini della Società Economica di Chiavari, Via Ravaschieri, 15, si è svolto un Convegno in onore del poeta ITALO ROSSI, scomparso cinque anni fa.
Al mattino è stato presentato il suo libro postumo, Nel labirinto segreto (Campanotto Editore, Udine, 2009, € 10,00) da parte di Bruno Rombi che ne è stato anche il curatore. La letture delle poesie è stata affidata alla calda voce dell’attore Mario Forella, il quale già in passato aveva interpretato l’opera poetica di Italo Rossi.
Al pomeriggio si è svolta una tavola rotonda sul tema Poesia e Società di oggi. Relatori sono stati: Elio Andriuoli, Graziella Corsinovi e Renato Dellepiane. Presenti, oltre ai familiari, un qualificato pubblico, che ha assistito con molto interesse ai lavori.

Riportiamo di seguito cinque poesie tratte dalla silloge Nel labirinto segreto: Autunno, Voli di farfalle, Lo straniero, L’altare abbandonato, Forse

Autunno
Scendono le foglie arrugginite
in una stanza muta
e le parole lievi
si perdono nel cielo illividito.
Restano rami spogli
sperduti in una vuota solitudine.

Quando soffia il vento del nord
sibili rauchi alla mia porta,
frantumi di sogni
soffocati dal tempo,
presagi di nevi immacolate
in vastità deserte.
Domani scriveremo nuove orme
su strade usate
prima che il tempo
le tramuti in fango.

Voli di farfalle

Voli di farfalle palpitanti
nel vento del tramonto
sono i fogli dispersi
del giorni trascorsi.
Se alcuni ne afferro
tra le dita tese
mi ripetono un ritornello
di parole e di cose.
Sguardi di silenzio,
intese segrete della Sua mano
fragile nella mia mano.

Lo straniero

Tu calpesti suolo straniero
e non intende il passante
la tua parola e non vede
l’orma dei tuoi passi sulla pietra.
Se il vento fa impazzire la pioggia
e ti assale, tu fuggi
nel buio portico e attendi.
Se una donna ti sfiora
col suo profumo, essa rincorre
un suo convegno d’amore.
Tu guarda il mare che protesta
contro lo scoglio i suoi limiti
e soffre la sua risacca
con lamenti di nebbia.
Guarda l’albero deluso
che abbandona le foglie arrugginite.
Se il freddo ti morde, il tuo urlo
corre per strade abbandonate
per parchi deserti e non penetra
l’ovatta compressa nelle orecchie.
Anche il fiore insecchito
che nutristi di sangue
offre i suoi petali scialbi.
E mentre corri
sul tappeto di fango
se da una frattura del cielo
un livido bagliore ti illumina
nascondi il volto spaurito
in un nero cappuccio.

L’altare abbandonato

Sul vecchio altare deserto
che un tempo alzava al cielo
preghiere di uomini proni
le fiamme si sono spente.
Ora rassegnato al tormento
di tante bufere
contaminato
da fango profano
nasconde sotto il rovo invadente
il ricordo oscuro degli antichi riti.
In veste bianca solo contro il vento
un sacerdote leva verso il cielo
anchilosate mani
come secchi rami
e piange l’ultima preghiera.

Forse

Non ti voltare! Annaffia
ancora le tue radici
di speranza. Forse nell’oscura
selva troverai domani
il sentiero del colle.
Dal fardello che ti pesa
sgombra la saggezza
inutilmente raccolta,
calpesta e spiana i solchi
della tua fronte.
Ergiti lieve e canta!
Non ti voltare! Alle spalle
hai statue di pietra,
ma l’ombra più oscura che avanza,
con presagi di morte,
forse nasconde Euridice.

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