Fnac Ott-Nov 2009 024Rosa Elisa Giangoia

Il mio Quaderno Proibito di Maria Cristina Castellani (Erga, Genova 2009) è da prendere seriamente in considerazione, perché rappresenta un genere letterario nuovo, in quanto si tratta di un libro di memorie, di disvelamento di sé, ma non attraverso il racconto, diciamo piuttosto “in presa diretta”, in quanto tutto quello che risale alla mente dell’autrice viene direttamente presentato al lettore. Questo fa sì che la novità del genere letterario derivi anche dal carattere composito del testo, in cui sono accostati testi narrativi, testi poetici, canzoni, immagini ed anche ricette, il tutto legato dal filo delle emozioni che li raccordano e nello stesso tempo li rendono importanti per l’autrice a tal punto da indurla a comunicarli e condividerli con gli altri.
Il rapporto tra l’autrice ed il suo testo nasce innanzitutto dall’oggetto materiale, cioè dal “quaderno”, oggi un po’ desueto, di cui la Castellani cerca (con successo) di recuperare tutte le potenzialità espressive, non certo in una prospettiva retro, essendo il suo scrivere in rapporto stretto anche con le occasioni offerte dalle più recenti tecnologie, come ci dimostra con certi esempi, scelti apposta per farci sorridere e divertire! Ma il “Quaderno Proibito” recupera anche rapporti di personale consonanza dell’autrice con ascendenze letterarie, come quelle con Alba De Céspedes e con Il diario segreto di Winston in 1984 di Orwell.
Il percorso del testo si snoda lungo le “stazioni della vita”, cioè i luoghi e le cose che hanno costituito momenti ed occasioni importanti e che ritornano ogni volta con la loro capacità evocativa, come le madeleine di Proust, a proposito delle quali l’autrice si sofferma, fornendoci anche la ricetta per realizzarle. A questa si aggiungono altri “appunti golosi”, ricette, cioè, di piatti particolarmente apprezzati per la loro piacevolezza e gustosità, ma anche perché goduti in amicizia. I rapporti interpersonali, le relazioni e le conoscenze sono un altro aspetto importante di questo testo, che fa appunto dei legami tra l’autrice e gli altri uno dei suoi temi specifici, a testimonianza della grande ricchezza umana di Maria Cristina Castellani, che, avendo viaggiato e soggiornato in molti luoghi, anche per ragioni professionali, ha saputo ovunque intrecciare amicizie, mantenere rapporti, suscitare ricordi. I ricordi poi portano indietro nel tempo, fino a quello dell’infanzia, rievocata attraverso il recupero memoriale dei giochi e dei giocattoli, nonché di particolarità del “lessico famigliare” e di sapori legati alle radici e alle tradizioni di casa. Tra queste, dominante si impone quella del Natale, su cui l’autrice si sofferma nella parte finale del libro, con notizie sulla sua preparazione della “corona d’avvento”, sul suo menù natalizio di abitudine domestica e sul sottofondo musicale che ha accompagnato queste festività.
Il testo si conclude con due pagine di nomi, nomi di persona care, nomi di amici, che costituiscono una testimonianza della grande capacità d’incontro e di relazioni positive dell’autrice, la quale, però, attraverso un espediente letterario davvero originale, apre il suo dialogare a tutti coloro che avranno tra le mani questo libro. Infatti nel testo molte sono le pagine bianche, magari impreziosite da un fiore (in questo caso stampato, ma che certo ricorda i molti fiori che l’autrice dice che abitualmente incolla sui suoi veri “quaderni proibiti”) che restano libere per essere riempite dal lettore, a cui la Castellani rivolge sovente l’invito a riflettere sugli stessi argomenti che l’hanno sollecitata a scrivere, inducendoli a comporre propri testi, in prosa ed in poesia. Questo libro si configura così con un carattere davvero particolare, come opera veramente aperta ai contributi di tutti, in un clima di dialogo e di condivisione, un’opera che invita il lettore a confrontarsi, ma anche a soffermarsi per guardarsi meglio dentro, per recuperare qualcosa del passato e progettare qualcosa del futuro, magari qualcosa di creativo.

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