RombiRosa Elisa Giangoia

Il nuovo romanzo di Bruno Rombi Un oscuro amore (Condaghes, Cagliari 2009) ci riporta ancora una volta alla Sardegna, la terra nativa dell’autore. E’ una narrazione ricca, complessa e sfaccettata, in cui ben si compongono elementi diversi, per darci una nuova occasione di comprensione e di approfondimento del senso della vita. Lo scenario in cui si colloca la vicenda è fatto di natura e di lavoro. Siamo negli anni Cinquanta del secolo scorso, quando si dà inizio ad una diga, nel sud della Sardegna, per raccogliere le acque in un bacino che possa poi con l’irrigazione favorire una nuova fertilità alla terra. E’ un’opera grandiosa, capace di modificare l’ambiente, grazie alla forza e all’intelligenza dell’uomo. La natura è percepita nella sua forza primigenia e originaria, quella caratteristica che l’uomo con i suoi mezzi, cioè la sua forza e la sua intelligenza, vuole controllare, ma che non sempre riesce a dominare. I mezzi che l’uomo mette in campo non sono individuali, ma piuttosto collettivi, la forza è quella di centinaia di braccia e l’intelligenza non è solo un fatto puntuale nel tempo, ma è anch’essa un’espressione collettiva, frutto dell’accumulo del sapere di generazione in generazione.

Ma la natura fa da sfondo alla vicenda anche nella sua dimensione di bellezza gratificante e suggestiva: è quella natura della sua isola che l’autore conosce molto bene e che sempre gli è cara, anche dopo molti anni di lontananza, è una natura che partecipa alla vita dell’uomo come sfondo cromatico, con i diversi colori dei terreni e delle rocce, ma anche del mare, degli alberi e dei fiori, oltre che come sottofondo sonoro (vento, rumore del mare e dei corsi d’acqua, canti degli uccelli) e come presenza olfattiva, con i profumi dei fiori e gli aromi delle erbe.
Tutti particolari che lo scrittore dimostra di conoscere bene e che trasferisce sulla pagina scritta con un’esattezza tecnica degna del Pascoli. Ma è anche una natura primitiva, incontaminata, percorsa da una vita ancestrale, recuperata attraverso quel patrimonio antichissimo rappresentato dalla saggezza espressa dalle formule magiche, dagli scongiuri, dalle leggende e dai miti, da quell’emergere a livello fantastico e verbale di un sentire primitivo.
Su questo scenario, fatto di natura, che rappresenta il persistere dell’antico, ma anche la presenza della verità, e di modernità, indicata dal lavoro che sfida la natura, si colloca la vicenda che inizia con l’incontro di due uomini, uno più giovane, espressione della cultura, della modernità e dell’intelligenza nel lavoro (non per niente è ingegnere) ed un altro, invece, di una generazione più anziana, espressione della tradizione, legata all’antico e alla natura, prima pastore, poi vagabondo, ora operaio. A questo punto entra in gioco la grande abilità dello scrittore nell’indagare le emozioni, gli stati d’animo, nonché le tensioni esistenziali che si vengono a creare tra i due personaggi che provano una straordinaria, incomprensibile attrazione reciproca. E qui davvero si vede la tempra del narratore, perché non sono i fatti, gli eventi che si raccontano che indicano la qualità del narratore. I fatti esistono, avvengono, li vediamo svolgersi ed accadere intorno a noi, per cui chiunque può registrali, mentre il difficile sta nel comunicare le emozioni, nel capire quali tensioni emotive fanno vibrare gli animi dei personaggi coinvolti nei fatti. Ma l’abilità dello scrittore si vede soprattutto nella capacità di trovare le parole, le frasi e le immagini per descrivere questo mondo delle emozioni, quanto più queste sono sconvolgenti. Qui trasferire sulla pagina il piano delle emozioni è quanto mai impegnativo per l’autore, in quanto egli ha scelto una fabula in cui queste sono dubbie e problematiche, difficili da far emergere nei due personaggi a livello cosciente, nonché da accettare. Essi infatti si ritrovano casualmente uno di fronte all’altro e vivono sentimenti di profonda attrazione, che non sanno riconoscere né accettare e soprattutto incanalare nei giusti binari affettivi. Per questo, per ciascuno di loro si crea una situazione di sofferenza e di apprensione, che solo uno dei due, il più giovane, riesce a risolvere, risalendo alla sua prima infanzia attraverso un sofferto recupero memoriale che lo porta ad andare indietro nel tempo, con l’aiuto anche delle suggestioni che gli derivano dall’ambiente naturale in cui si trova, fino a riappropriarsi di una sua drammatica verità esistenziale, ragione di per sé di sofferenza, ma anche liberatoria nel suo essere verità. A questo punto si apre la dimensione dello svelare e comunicare all’altro questa verità, risolutiva per la tensione esistenziale che attanaglia entrambi con ombre ed offuscamenti emotivi ed affettivi, ma, a questo punto, sigillando la vicenda con il silenzio e la morte, interviene la natura, che ancora una volta accampa tutta la sua forza al di sopra dei disegni, dei progetti e delle aspettative degli uomini.
Proprio per questo saper inserire da parte dell’autore una vicenda di forte tensione esistenziale ed umana in una dimensione in cui a dominare sono forze estranee all’uomo, quali il caso, la fatalità e la natura, fa sì che questo romanzo superi la dimensione semplicemente narrativa e assurga al livello drammatico della tragedia, tanto che possiamo dire che ben si adatterebbe ad una rappresentazione scenica, soprattutto per il fatto che le dinamiche sono tutte interne ai personaggi, sono totalmente nei loro stati d’animo, nella loro tensione emotiva, nel dramma del recupero memoriale che diventa travaglio e luce verso la verità. Inoltre, proprio come nella tragedia greca, il protagonista e il deuteragonista si stagliano sulla scena con spicco particolare, tanto che leggendo le pagine del romanzo ce li immaginiamo inconsciamente più alti e maestosi, come i personaggi della tragedia classica che calzavano i coturni, mentre tutto intorno a loro gli altri uomini non hanno vita autonoma, ma entrano in scena solo in relazione alle azioni e ai pensieri dei due protagonisti, in particolare la massa anonima dei lavoratori della diga, proprio come nella tragedia greca, assume un ruolo corale di attenzione attonita e stupita nei confronti delle vicende dei due protagonisti e di commento ai loro comportamenti, da tutti, alla luce di un comune sentire, giudicati quanto mai problematici.
E’ quindi un romanzo forte, per quanto riguarda la vita, gli affetti e la morte, cioè quanto più conta nell’esistenza di ciascuno, quindi un romanzo incisivo, che merita di essere letto, anche per il forte patto narrativo che stabilisce tra il narratore e il lettore, quest’ultimo, fin dalle prime pagine, attratto, poi fortemente avvinto ed infine obbligato a continuare a leggere fino all’ultima pagina, senza interruzioni.

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