CCI21052009_00001MERCOLEDI’ 20 maggio si è riunito il GRUPPO di LETTURA presso la BIBLIOTECA SERVITANA di via Baroni a GENOVA
I presenti erano 13
Sono stati letti e presentati i seguenti testi o parti di essi:

Corinna Praga (a cura), Genova per voi, Centro Risorse Alunni Stranieri;
Elena Bono, Dicevi a primavera
Il vecchio amatore alla moglie
Paola Seghizzi, Ricchezza
Walter Sardero, Emozioni di viaggio
Silvina Ocampo, Poema d’amore disperato – Sonetto IV
Cronaca del 2006 – Cronisti liguri

Il prossimo incontro sarà
MERCOLEDI’ 21 OTTOBRE alle ore 16.30
presso la BIBLIOTECA SERVITANA di via Baroni a Genova

Soffermiamoci su due dei testi presentati:

Silvina Ocampo
da Poema d’amore disperato – sonetto IV
traduzione dallo spagnolo di Chiara Adezati

Se di mia vita l’ultimo sospiro
termina con la notte di mia morte,
se non resta nei miei versi un ritiro
per amarti nel tempo e conoscerti;

se delle nostre parole lo spazio
non custodisce un eco mistico e profondo
che prende nelle ombre il topazio
della luce dei soli di questo mondo;

avrò ragione di credere che ho sognato,
che la vita non è più di questo momento,
che gli altri non esistono e che il lento

trascorrere dei secoli non è passato;
che entro dati storici fallaci
siamo di Dio, di un sogno, mere fasi.

Walter SCUDERO, Emozioni di viaggio, Genesi Editrice, Torino 2008

Piera Bruno

Libro agile, intenso che avvince in presa diretta, dove il taglio psicologico dei racconti o “emozioni” si contamina e si arricchisce con l’indenne oggettività dell’Altro e dell’Oltre. Il viaggio, si sa, è da sempre immagine e metafora di ricerca dell’io interiore – e ce lo hanno testimoniato il mito dell’Arca e il ritorno di Ulisse; le relazioni dei Polo, Colombo, Pigafetta, e dei loro emuli -; è parola che apre alla molteplicità del mondo e lo trattiene come conoscenza.
Anche per W. Scudero il Viaggio è dimostrazione dell’Essere, nelle forme di principio e fine, v ita morte, sogno. Tutte queste componenti appaiono distinte, e tuttavia ben correlate, già nel primo racconto Egitto – Cronaca di un sogno, dove, in aggiunta, compare anche la bellezza. L’autore la scopre e ce la dona sfiorando le millenarie città sorte una volta lungo il Nilo, il grande fiume “dono di Osiris, sorgente di meraviglia” e utilizzando per esse un linguaggio particolare, estatico di sogno e stupore, veicolo del messaggio del Tempo Eterno di “statue papiri, gli occhi di Iside,…attraverso i quali i morti parlano ai vivi e i vivi si specchiano nell’infinito”.
L’autore ha viaggiato instancabilmente con la moglie ed i tre figli per l’Europa, l’Asia, il Nord Africa ed il Medioriente; ora estrae dai suoi taccuini di viaggio in sapienti sintesi – tuttavia mai esenti dall’armonia di dolcissimi inserti poetici – lo stigma dei caratteri geofisici, etnici, artistici, talvolta l’atmosfera di mistero dei luoghi visitati, causa e oggetto dei suoi “mutamenti emotivi”, che il lettore, a mano a mano che si addentra nella lettura dei 25 brani, può sempre meglio comprendere e penetrare.
Ma per non intimidirlo a priori, mettendo in evidenza la varietà dei coontenuti e la cifra alta dello stile, in perfetta sintonia con luoghi e vissuto, mi soffermerò su due componenti che, senza incrinare l’impostazione letteraria – narrativa e lirica – del libro, mettono in evidenza la capacità di Scuderi di attenersi a verità e moralità, di fare un’opera in grado di soddisfare i desideri dei lettori del 2000, stanchi delle troppe oscenità date oggi alle stampe. Mi ha colpito in primis il senso della famiglia; il nucleo del “noi”, vale a dire l’assoluta complicità dell’autore e della moglie, tuttavia partecipata dalla presenza dei figli e rispettosa della loro personalità. Ad esempio, la comune “emozione” di fronte al Golgota è riassunta nel raccolto silenzio di uno dei bimbi: “il mio secondo figliolo, sempre così vispo, ma nella cui bontà d’animo dolcemente mi riposo, qui tace anche lui, sospeso, piccolo angelo, in chissà quali segreti pensieri del cuore…”. La vicinanza di un altro bimbo suggella l’importanza di Delfo nel cammino della civiltà occidentale. Leggiamo: “mi inteneriscono i piccoli passi del mio bambino, che, conscio a suo modo dell’importanza del momento, da minuscolo uomo, maschera, malcelandola, la fatica del salire”.
L’altra componente che sdrammatizza il nostro stupore di fronte al Bello dell’arte – qui splendidamente dispensato – e il nostro confuso consenso di fronte ai misteri della Storia, è una finissima, intelligente autoironia. Per la quale mi rifaccio alle “emozioni” di Bruxelles e di Amsterdam. Nel primo racconto Scudero ci narra l’inopinata attribuzione di dispensiere della buona fortuna – appannaggio di una statua di bronzo e dell’angelo che la sovrasta – anche al cagnolino accovacciato ai piedi della figura umana. Una straordinaria novità anche per gli abitanti di Bruxelles. L’altro racconto, ambientato ad Amsterdam, propone La ronda di notte (1642) di Rembrandt, un rullino colpevole (e sequestrato), un incidente occorso al quadro qualche tempo dopo il sequestro. Si è tratato di una vendetta o “Nemesi”? Un fatto di cronaca – anche nella realtà concluso felicemente – diventa in queste pagine una vicenda scherzosa, che dimostra come l’amore dell’arte non provochi sempre, e soltanto, la sindrome di Stendhal. Libro notevole nei suoi andirivieni logistici e culturali, Emozioni di viaggi testimonia fin dalla prima lettura l’intenso spirito di osservazione e la generosa umanità del suo autore; ad una seconda più attenta indagine dilata il nostro io interiore, aiutandoci anche nel ritrovare e far rivivere cari e accantonati ricordi.

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