Rosa Elisa Giangoia

CCI11052009_00002La nuova raccolta di poesie (La pietra e le nuvole, Interlinea Edizioni, Novara 2009) di Domenico Camera, la sesta della sua ormai ultraquarantennale attività poetica, si apre con la lirica Lupo, emblematica da un lato dell’attenzione per gli animali da parte dell’autore, artefice da molti anni degli apprezzatissimi “Foglietti del bestiario”, e nello stesso tempo indicativa di una precisa interpretazione della realtà e della vita che guida Camera per tutta la raccolta, lungo una linea di disvelamento dell’autenticità di fronte e in contrapposizione al conformismo e alla banalità. Qui la divaricazione, netta e precisa, nasce dall’intreccio contrappositivo con un testo della tradizione letteraria, quel San Francesco e il lupo, che, riprendendo la ben nota pagina dei Fioretti di san Francesco, stigmatizza la malvagità e la ferocia del lupo, a cui Camera contrappone l’autenticità della sua natura, osservando che Il lupo non è una figura del male, in quanto Deputato a ferire […] l’animale è per sempre innocente.
Ecco la cifra originale ed autentica della poesia di Camera: rilevare ed esprimere con efficacia significativa la verità di quanto ci circonda, ci accade e ci è dato di osservare, al di là dell’apparenza e della percezione superficiale.

Quest’ottica di verità porta il poeta ad una percezione particolare anche in senso diacronico: per lui il passato svanisce in un Polverio di storia (L’immensa cupola), in cui si confondono le figurine del passato (Proiezione). Anche le emozioni e i sentimenti non contano più, rappresentano soltanto esperienze attraversate e superate in una archeologia sentimentale (Diritto d’autore), che appartiene al poeta solo per il deposito che può aver lasciato nella sua produzione letteraria. In questo avvertire la perdita del passato l’autore dice di sentirsi romito / e sovente staccato da me stesso, fuori di mano (Romito), avverte lo sgretolarsi del mondo e il corrompersi dell’uomo (Ma), pur nel continuo perdersi e ritornare immutabile del tutto (Intanto). Per il poeta anche la memoria è una voce di verità: i ricordi, i fatti, le immagini, i personaggi che emergono nel ricordo acquisiscono, nel filtro della distanza, una dimensione nuova, più autentica. In E’ tardi. E’ sera. Ritorniamo in paese la verità è rappresentata da quell’oceano / di paura che il poeta al tempo dell’adolescenza non avrebbe mai osato confessare, ma che ora emerge con prepotenza di verità nella sua memoria, mentre in A Bastiglia, nella casa dello zio la verità è rappresentata dalla scoperta della sessualità del padre: sono racconti di due scene del tempo passato in cui la verità fora l’apparenza di candore ed ingenuità.
La sezione Il fondo del presepe fa riferimento alla nostra realtà quotidiana, abitata da Migratori. / Senza ali né colori, ormai estranei alla nostra vita, figure marginali, così come lo sono e lo sono state molte delle figure di fondo del presepe rispetto alla centralità del gruppo della capanna, capace di riverberare su tutte luce e significato.
La mente di cristallo che dà il titolo alla sezione successiva è quella che appunto sa penetrare nella realtà di qualunque cosa, come della Conchiglia che Ignara costruisce nel buio la sua meraviglia, ma sa anche individuare la morte come l’elemento che mette in moto tutta la realtà della vita (Caccia subacquea) attraverso il ciclo del nutrimento di un essere vivente a danno di un altro (Il girocollo), il che per il poeta diventa personale motivo di imbarazzo fino al disgusto (La tovaglia). La verità profonda, che emerge da questa sezione e che si pone come centrale di tutta la raccolta, è racchiusa nei versi: La perdita incessante di esistenza / è un peso che più non sopporto (Una mente di cristallo) con i quali il poeta esprime la sua solidarietà di vita con gli animali qualunque essi siano (un cucciolo, un geco), privati ingiustamente ed immotivatamente dall’uomo della loro esistenza. Lo sguardo di Camera è, come sempre per sua naturale tendenza, portato a guardare con pietà gli esseri viventi del mondo animale, capaci davvero di rivelare verità nei risvolti della loro esistenza: così in Pappagallo, in cui l’uccello loquace diventa monito, con il suo ripetere, a che quel ch’esce dalle nostre bocche non sia errore, vacuità o forma sciocca. Si aggiungono poi il delfino, capace di consegnare l’uomo, che forse non voleva, al destino di salvezza (Ex voto), la lucertola / bambina (Salvataggio), grumo di vita da salvare, per arrivare al riconoscimento della vera natura degli animali (elefanti, formichieri, giraffe): Tendere più in alto, / crescere in salita. Lontano / dalla terra. Tenere la testa pulita (La testa pulita). La simpatia con cui il poeta guarda gli animali lo porta a porsi dalla loro parte anche in occasione della loro morte, soprattutto per il fatto che Gli animali che sono sulla terra / bruna non hanno dono di morti / naturali: per il cervo è assassina la freccia, per il camoscio il proiettile, per il cinghiale, l’assalto di un’armata, per il montone, il coltello; sono tutti motivi di esaltazione per gli uomini, ragioni di pietà per l’occhio del poeta che guarda la verità del vivere e del morire, anche, e soprattutto, nei confronti degli animali.
Il tema della morte è forte, coinvolgente e il poeta passa rapidamente nella sezione successiva Crocifissione a fissarne la drammaticità rievocando con scarna desolazione la fine di un uomo qualunque, comunque una persona, tale nella sua unicità, per poi salire con versi di alta intensità drammatica alla morte per eccellenza, la Crocifissione di Cristo, emblema e riscatto (nella fede) di ogni morte. Da questa intensa vibrazione di morte l’ispirazione del poeta sembra trovare quiete e conforto nella sezione successiva Il lago del piacere, già nella prima lirica Il volo in cui coglie la suggestiva dinamica di un insetto attratto da fiori odorosi di cui con compiacimento sugge il nettare, per passare nelle due liriche successive (Sogno e Il lago del piacere) ad intense suggestioni erotiche alleggerite dalla delicatezza della tramatura poetica. Dopo una fuga nel passato dai contorni demoniaci, rappresentata dalle tre liriche della sezione Le donne ballano con il diavolo, che rievocano storie legate a quel luogo magico e misterioso che è il paese di Triora nell’imperiese, il libro si chiude con la lirica Il viaggio, in cui il poeta si interroga ancora una volta sul destino esistenziale di ogni uomo, legato alla pesantezza dell’esperienza terrena e nello stesso tempo teso verso alti, irraggiungibili obiettivi.
Il percorso che abbiamo fatto attraverso i testi di questa nuova silloge di Domenico Camera ci conferma la validità del discorso poetico di quest’autore, capace di offrirci poesie che stabiliscono un patto di gradevole lettura, discorsive, ma profonde, formalmente ricercate nell’originalità del dire, ma non criptiche.

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