copertina-del-colle3Elio Andriuoli

E’ noto che in Liguria, accanto al filone dell’aridità e della pena di vivere, che trova in Sbarbaro e a Montale i suoi principali esponenti, esiste un filone di poesia d’ispirazione religiosa, detto anche dei liguri di vena più dolce, cui appartengono Angelo Barile, Silvio Riolfo, Giuseppe Cassinelli ed altri, tra i quali ha un posto di rilievo Gherardo Del Colle, un frate francescano, nato a Cesino, nell’alta val Polcevera il 26 febbraio 1920 e spentosi a Pontedecimo il 20 marzo 1978, di cui pertanto nel 2008 è ricorso il trentennale dalla morte, celebrato da un libro: Il fresco presagio, De Ferrari Editore, Genova 2008, € 16.00) che ce ne ripropone l’opera in versi.
E’ opportuno però subito precisare che Gherardo Del Colle (come lo stesso Barile che gli fu maestro ed amico) non è un poeta esclusivamente religioso, dato che in lui si agita una complessa e talvolta tormentata tematica, anche di carattere sociale e aperta quindi alle problematiche del proprio tempo, come testimoniano alcuni suoi testi, quali le Lamentazioni, dall’andamento biblico e dai toni forti e persino aspri; due poesie, In memoria di Virginio Palmieri e In memoria di Sandor Dèry, permeate di sdegno e di commossa pietà e la Ballata per Bâlal, piena d’ira e di sgomento per l’odio e la malvagità imperanti nella moderna città degli uomini, simbolo dell’antica Babele. (Vero è che in Fra’ Gherardo c’è sempre l’atto di arreso affidamento alla volontà del Signore).

Il Del Colle tuttavia che maggiormente colpisce e che più si ricorda è quello che canta la vita, con le sue gioie e le sue tristezze; i momenti lievi di partecipazione alla festa del Creato e quelli di muto sconforto; sempre tuttavia in maniera schietta e genuina: sicché lo sentiamo ognora attuale. E’ necessario comunque tener presente che tanto le terse poesie di lode a Dio e di limpida gioia, quanto le poesie pensose di ripiegamento interiore e di intima sofferenza per gli accadimenti del mondo, sono state scritte da Fra’ Gherardo tutte ugualmente con estremo rigore stilistico. Basti leggere qui alcuni versi: Signore, non andartene lontano: / in quest’ora di tenebre / non basta un po’ di sole a illimpidirmi, / e l’olio manca nella mia lucerna(Preghiera); Rosso di sera: / e tu bel tempo speri, anima mia! // Chiusi messaggi portano le nubi / da lontane riviere alla tua cella, / chiusi messaggi porteran le stelle / lungo la notte, e le fioche rugiade (Rosso di sera); Il gallo s’è sgolato per millenni. / E Cefa ha pianto. E dondolò dall’albero / lo scheletro dei Giuda. – Balza fuori, / rovescia sopra il nostro tetro suolo, / o Signore, la pietra che Ti chiude(Per il Sabato Santo 1953); Sei lontana, Innocenza: e m’è pur facile / parlarti e farmi udire, ricreando / dall’acqua che sfavilla in un bicchiere / l’alba grande e tranquilla del tuo sguardo (Lettere a Innocenza).
Poesia fraterna quella di Gherardo Del Colle e profondamente umana; poesia che placa e rasserena per l’intimo rapporto che stabilisce con la natura e con Dio, seppure talvolta si tinga di malinconia e di sofferta pena. Che cosa ne han fatto, o Signore, che cosa ne han fatto gli Apostoli / delle sette sporte e delle dodici canestre ricolme / dei pani e dei pesci che avanzarono nel Deserto?(Lamentazioni); Come darmi ragione, Giovinezza, / di quest’altra inattesa tua partenza? (Lettere – non inviate – a Giovinezza); A notte, come a volte tu sobbalzi / se guizzano baleni, / come ti rassereni allor che pàlpebra / la fiamma presso a te d’una candela (A Luciana).
Né a questo poeta mancò il senso dell’umorismo, se in una poesia intitolata Lo spaventacchio, cioè Lo spaventapasseri, egli scrive: La turba / dei volatili, a volte, / gli fa festa, gli saltella ai piedi, / gli rotea sulle spalle e sul randello / con manifesta e troppo disinvolta / riconoscenza.
Nel suo ampio e lucido saggio introduttivo Francesco De Nicola affronta tutti i problemi riguardanti questo autore, ripercorrendone l’itinerario poetico dalle prime prove di Rosso di sera a quelle via via più mature di Biancospino, Sotto la gronda, L’angelo dei suburbi e mettendone in luce la coerente linea di sviluppo, che perviene persino talvolta a un sapiente plurilinguismo.
Ne risulta un’opera utilissima per la conoscenza di un poeta certamente autentico, quale fu Fra’ Gherardo Del Colle e sicuramente da non dimenticare, apparso ora un una Collana, quella dei Piccoli Classici Italiani dell’Editrice De Ferrari, diretta da De Nicola, che annovera molti nomi di rilievo, tra i quali vi sono quelli di Marcello Venturi, Ceccardo Roccatagliata Ceccardi, Giovanni Ruffini, Edmondo De Amicis e Ippolito Nievo.
Da ultimo ricordiamo che oltre che poeta in lingua, Gherardo Del Colle fu un ottimo poeta dialettale, come testimonia un suo poemetto, Peccòu veniale (Peccato veniale), scritto in terzine e ispirato al Poema dantesco, per una visita compiuta nell’Oltre tomba. Egli fu inoltre un validissimo critico, che non esitò per onestà intellettuale ad andare talvolta contro corrente (si leggano di lui I crucci del critico, Sorriso Francescano, 1975) e un fine prosatore, come testimonia il Diario di un fraticello francescano (Carpena, 1976), un’opera freschissima di cui si auspica nella stessa Collana una prossima nuova edizione.

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