Liliana Porro Andriuoli

faustini-ridotta1Margherita Faustini ci ha lasciati: è scomparsa improvvisamente nella notte tra il 25 e il 26 gennaio scorso a Genova, senza che nulla facesse presagire una fine così improvvisa. Erano molti gli amici, che la stimavano come donna profondamente generosa e disponibile verso tutti; ma più numerosi erano i suoi lettori, che la apprezzavano come poetessa autentica, spontanea, essenziale ed efficace. A lei, ed all’inseparabile amica Rosa Elisa, si deve l’idea e la realizzazione di LETTERA in VERSI, la Newsletter trimestrale di poesia, che era stata inaugurata nell’ottobre del 2001 proprio con un numero a lei dedicato e che è stata recentemente aggiornato nel marzo scorso con le sillogi successive, fino all’inclusione di quella che resterà purtroppo la sua ultima, Opposte preghiere.copertina-ridotta
La poesia, ha sempre rappresentato per Margherita una ragione di vita ed alla poesia ha sempre affidato i suoi momenti di gioia e di dolore, le sue speranze e i suoi sogni. Aveva cominciato a scrivere versi giovanissima, quando era ancora sui banchi di scuola. E’ lei stessa a dircelo: “Compagna di banco, / il viso acceso dall’entusiasmo, / esaltavi le mie prime, / clandestine poesie” (Ad una compagna di scuola, da Attimo primo, 1998); e da quel tempo lontano ha sempre perseguito quel “sogno” di acquistar fama come poetessa, con la passione e la serietà che l’hanno contraddistinta in tutto il suo operare: “Io ancora annaspo / tra le parole / per ritagliare un piccolo spazio / ai miei sogni di allora”. Poesia, dunque, come sogno di una vita.
E, per una strana coincidenza del destino, proprio la poesia appena citata è quella che abbiamo recentemente riascoltata durante una lettura pubblica in occasione di una mostra genovese (“Viaggio nell’Arte. Un percorso tra grafica antica, poesia e pittura contemporanea”), alla quale era presente anche Margherita….

Vasta è la produzione poetica della Faustini, una scrittrice che è rimasta sulla breccia per quasi 40 anni: cominciò infatti a pubblicare agli inizi degli anni ‘70, allorché esordì con due libri di aforismi: Agenda personale (1973) e Momenti (raccolta di aforismi e poesie, 1978), inframmezzati da un libro di racconti, Cielo di ardesia (1975), che nel 2003 ha visto la sua seconda edizione. A questi si sono aggiunte negli anni altre sillogi, tutte già elencare nel Profilo Bio-bibliografico della LETTERA in VERSI a lei dedicata, a cui facciamo rinvio.
Mi sembra importante però qui sottolineare che l’esordio poetico di Margherita Faustini è avvenuto attraverso l’aforisma in quanto è proprio l’essenzialità dell’aforisma a contrassegnare tutta la sua poesia, che troverà la compiuta realizzazione in una forma espressiva scarna ed asciutta, aliena da ogni amplificazione retorica. Una cifra stilistica, la sua, caratterizzata da un verso fermo ed incisivo, ma contemporaneamente ricco di intime vibrazioni e risonanze, che si traducono in immagini pregnanti ed originali, sempre sorrette da una scelta lessicale, accurata e di grande perspicuità.

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Varia e complessa è la sua ispirazione, che dà largo spazio a motivi strettamente personali, quali quelli delle memorie dell’infanzia e della guerra, nonché degli affetti familiari e del rimpianto per amici scomparsi; motivi che tuttavia la Faustini riesce sempre a trasferire dalla sfera personale a quella universale, coinvolgendo il lettore in maniera autentica. Frequente poi nella nostra poetessa è il motivo dell’amore per il prossimo, guardato e compreso nella sua individualità; motivo che spesso dà luogo a problematiche più spiccatamente sociali, quali l’entusiasmo verso nobili ideali di solidarietà e libertà e la denuncia dei mali che incombono su noi tutti, a causa dei nostri egoismi. Né si possono tralasciare le poesie a lei ispirate dal mondo dei fanciulli, nel cui animo Margherita si è saputa calare con semplicità e profondo acume psicologico, come pochi poeti hanno saputo fare.
Il motivo però più importante, non solo per la sua frequenza, ma soprattutto per le svariate sfaccettature e implicazioni che assume nel contesto dell’intera sua opera, è quello della “ricerca del Trascendente” che l’ha condotta, pur attraverso dubbi e tormentose introspezioni (“la mia legna non accende il fuoco del sublime / Signore, / aiutami a scorgere i Tuoi orizzonti”, Mattutino, da La collana dei giorni e “Aiutami, / a placare i miei dubbi”, Preghiera, da Porta antica), al traguardo di quella Fede, da cui sono permeate le poesie dell’ultimo periodo, che testimoniano la conquista a cui è pervenuta, giorno dopo giorno, in lunghi anni di ricerca e di dedizione: “Prego il Signore / di donarmi un cenno. // Il segno, forse, / è nel mio stesso bisogno di Lui, / speranza d’eterno / durante il nostro breve cammino” (Irrequieto risveglio, da Opposte preghiere).

Una Fede, quella della Faustini, che trova riscontro anche nel sereno atteggiamento da lei sempre assunto quando le si prospettava il pensiero del passaggio da questa all’altra vita: “Avvolta in ampi veli, il passo leggero, / verrai a me in una chiara mattina / di primavera. / Ti chiederò / un minuto ancora / per completare la mia ultima pagina” (Pagina incompleta, che reca in epigrafe la dedica all’amica Rosa Elisa Giangoia, da Il sogno e la memoria, 2007). Terminare gli ultimi versi è stato forse il suo desiderio non esaudito e certamente il suo vero rammarico. Pur tuttavia, anche se a lei è rimasto il “rimpianto” di aver lasciato la “riga bianca / senza il verso che conclude”, in realtà, a noi, di pagine significative e “complete” Margherita ne ha egualmente lasciate molte; e sono quelle pagine che, ora a rileggerle, ce la fanno sentire ancora viva fra noi…. Mi sembra importante oggi qui riaffermarlo, quasi ad assicurarla che la sua non è una “poesia” che “sbiadisce nell’oblio” (Invisibile ospite, da Attimo primo) e che i suoi non sono stati “giorni senza traccia” (Strana attesa, da Attimo primo).

ALCUNE POESIE DI MARGHERITA FAUSTINI tratte dalle due ultime sillogi.

Da UNICO RESPIRO:

Sulla linea dell’Oltre
Altre fiabe
Il posto apparecchiato
Il golfino sul braccio

Da OPPOSTE PREGHIERE:

L’incantevole sogno
Unico desiderio
Io e te, madre
Festeggiavo la primavera …
Il partigiano Rudi

Da UNICO RESPIRO:

SULLA LINEA DELL’OLTRE

Più non m’aspetti sulla soglia di casa
ad anticipare l’incontro.

M’aspetti sulla linea dell’Oltre
pronta a guidarmi,
con giovanile allegria,
nelle stanze del Signore.

Al raduno delle preghiere
potremo ascoltare e dire
le tenere parole
mai pronunciate.

Più lieve sarà il ricordo
dell’esilio sulla terra.

ALTRE FIABE

Abbraccio più forte
nel primo giorno di scuola,
a confondere le tue lacrime con le mie.

Il mondo mi aspettava.

Tornavi a passi svelti
per condurmi a casa
al riparo da ogni assalto della vita.

Quando anch’io
salirò alla nuova dimora,
ti chiederò di raccontarmi altre fiabe,
per sentire la tua voce

nell’eterna quiete.

IL POSTO APPARECCHIATO

Il tuo posto apparecchiato come sempre.
Ancora dialogo con te.

Non so più immaginare
la tua concreta presenza.

La morte non vuole essere ignorata.

E’ l’altro lato della medaglia
nascosta tra gli eventi
dell’umana sorte.
In un momento qualsiasi
la medaglia cade sul suo rovescio.

Scompare la terra
tra le brume dell’ignoto.

IL GOLFINO SUL BRACCIO

Spuntasti tra il fitto degli alberi,
il golfino sul braccio.

Lo allargasti sulle mie spalle
a difendermi dall’insidiosa
frescura del crepuscolo.

Senza voltarti,
ti inoltrasti, guardinga,
nella spalliera di abeti
alta fino al cielo.

Ti chiamai invano.

Al mio risveglio
ancora farfugliavo il tuo nome.

Da OPPOSTE PREGHIERE:

L’INCANTEVOLE SOGNO

Per mano a mio padre
a visitare i presepi
nella mattina di Natale.

Tenero lo sguardo
del piccolo Gesù
che ogni anno nasce e muore
nel ricordo della gente.

Fissavo i suoi occhi
perché vedessero i miei
colmi di gioia
per i giocattoli ricevuti.

Incantevole sogno dell’infanzia,
mai sfumato.

Lo conservo nell’illusione che Qualcuno,
riflesso nel nostro animo,
possa scendere tra noi
a deporre sull’uscio di casa
i doni che aspettiamo.

UNICO DESIDERIO

Cammino tra la gente
alla ricerca di uno sguardo affabile
per godere della mia presenza
nella benevolenza altrui.

Pronta ad abbassare il capo
pur di riavere la stretta
della mano amica.

Unico desiderio:
colmare d’amore
i giorni che mi restano.

Affronterò con meno tremore
l’ultimo scalino
che discende nella valle
dell’immane silenzio.

IO E TE, MADRE

I rintocchi di mezzogiorno
mi riportano la tua figura
affaccendata per la riunione del pranzo.

Breve, ormai, anche il mio futuro,
ma il reciproco amore
fugava ogni malinconia.

Salda l’illusione che i nostri giorni,
invece di rotolare verso la fine,
restassero fermi nell’albo della vita
ad aspettare il rinnovato domani.

FESTEGGIAVO LA PRIMAVERA …

Bambina, festeggiavo la primavera
con la corsa sui prati
tra i fiori rinati.

Oggi, al ritorno della nuova stagione
le spalle sono più curve,
il passo più lento.

Lacrime appena accennate
velano l’incanto del risveglio.

IL PARTIGIANO RUDI

Nessuno in paese
sapeva di Rudi,
staffetta partigiana.

Giovane spavaldo
sempre sulla bici
ad inventare acrobazie
per stupire le ragazze.

Catturato e torturato,
appeso ad un palo
sulla piazza del Mercato.

Il diciottesimo compleanno
domani in chiesa
tra il pianto dei famigliari,
i rintocchi lenti,
desolati della campana.

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