faggi1intervista a cura di Margherita Faustini

Scriveva il grande Gérard de Nerval: La vita di un poeta è quella di tutti. Vico Faggi, noto e stimato autore teatrale, poeta di alto profilo, ha pubblicato recentemente un libro di saggistica: La poesia, forse (ed. Le Mani, Recco). Gli rivolgiamo alcune domande sulla sua nuova opera.

La poesia, forse: vuoi spiegare ai nostri lettori il significato di questo titolo? II titolo si rapporta alla mia meditazione sul tema poesia, ma aggiunge (forse) un dubbio sulla mia idoneità a trattarlo. Perché il tema è antico, è attuale, ed è molto problematico. Sappiamo che cos’è la poesia, ma se tentiamo di definirla e capirla ci troviamo in difficoltà. Che S. Agostino mi perdoni se ho copiato la sua riflessione sul tempo.

Come ha rilevato Davide Puccini, nella esauriente prefazione al libro, tu vuoi capire come nasce una poesia attraverso l’analisi dei tuoi stessi versi…
Giambattista Vico ci insegna Verum ipsum factum: noi conosciamo quel che facciamo. Io faccio, bene o male, poesia, e da qui debbo partire per tentare di cogliere il nucleo vitale del poiein. Con la speranza che ci sia.

Penetrare nelle tue poesie scaturisce da un’esigenza intellettuale o anche dal desiderio di percorrere a ritroso il tuo cammino esistenziale?
Dipende dal tipo di lettore. Puo essere mosso dalla sua cultura e dalla sua volonta di penetrare a fondo quel che legge, sia sul piano del linguaggio sia su quello dell’esperienza vissuta, che il testo ha assorbito e restituisce. C’e un’ esigenza intellettuale cui si puo
aggiungere, nei casi migliori, il desiderio di un’ autentica comunione umana.

Hai scritto che la poesia e un’emozione che cerca la sua forma… vuoi ampliare il significato della metafora?
Credo che piu che una metafora sia una testimonianza. Scrivo ciò che ho vissuto, che ho esperito, che piu mi ha coinvolto. Penso che sia doveroso salvaguardare, grazie alla poesia, i momenti vitali che mi hanno colpito. E per essi cerco (senza garanzia di riuscirci) la forma ideale, la più propria, la più autentica.

La poesia nasce da un’alta emozione che puo offrirci il presente, o anche il passato, mediante un ricordo intenso, ma tu introduci un altro elemento: la casualita. Vorrei sapere in che cosa consiste la casualita e quale incidenza può avere sul concepimento di una poesia…
II caso è un fattore imprescindibile sul corso della nostra esistenza. Non so se sia qualcosa di arbitrario e capriccioso oppure il segno di una volonta superiore. Perche in un certo giorno, in una certa ora, in un ccrto luogo, abbiamo vissuto quell’evento? Perché abbiamo incontrato quella persona? Perche la morte, in guerra, ci ha risparmiato? Posso parlare di me? Dopo l’ultima battaglia contro la Linea Gotica, nell’aprile del 1945, giunsi a Pavullo, entrai in un bar, incontrai una giovane donna. Fu un caso. Ma di qui nacque il
mio matrimonio.

Affermi che “soltanto la coscienza del nulla rende cosi vivide le sensazioni che proviamo…”. A tuo parere, un credente puo avvertire, con la stessa intensita dell’ateo, le sue emozioni?
Credo di averne parlato nel mio libro. Ogni emozione, ogni esperienza
profonda, ogni pensiero degno di questo nome rimanda il poeta, se credente, alla meditazione sulla trascendenza e la provvidenza.

Davide Puccini ti attribuisce un acuto senso del paesaggio… concordi? Se sì, puoi offrirci qualche esempio concreto?
Sono molto sensibile alla bellezza del paesaggio, ne vengo catturato. Reagisco abbandonandomi alla sensazione, poi, quando viene il momento della riflessione, cerco di scoprire il senso, il valore di quanto ho vissuto. Una mia poesia si intitola Natura sive Deus. Ma il tema panteistico ritorna più volte. Talvolta la luce del mare, talvolta lo splendore del Garda mi ha gratificato. E come se l’io si fosse dissolto nella natura.

Pensi che la poesia possa avvicinare la gente facendo capire ad ognuno di noi di essere simile all’altro nel dolore e nella gioia?
Penso ancora al lettore ideale. E’ tale perché sa leggere nella poesia, attraverso il linguaggio, un discorso fraterno, il quale affonda le sue radici in ciò che è più umano, più vero, più alto. Più degno di essere condiviso.

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