torino-025INCONTRO CON ELIO ANDRIUOLI
Biblioteca Civica Villa Amoretti, Torino.
Venerdì 31 ottobre 2008

Sandro Gros-Pietro

Nel novero del quartetto dei poeti che inaugura questa stagione di poesia 2008-2009 non poteva mancare anche un “Volto” di Vernice, cioè di un poeta inserito nella galleria dei protagonisti collezionata e documentata dalla nostra rivista. La traccìa bibliografica lasciata da Elio Andriuoli nella poesia italiana si avvicina al traguardo di mezzo secolo: il primo libro di versi è una raccolta di liriche d’amore, s’intitola Il tuo volto si perde ed esce nel 1961; l’ultimo libro è Per più vedere, del 2007, dal titolo nascostamente dantesco (riecheggia Piccarda Donati, Canto III del Paradiso che, paga della posizione a lei assegnata in Cielo non desidera avvicinarsi di più alla posizione dell’Altìssìmo). Fra questi due libri, che segnano l’inizio e l’approdo attuale, oltre al quale tuttavia sono previsti molti ulteriori stadi di evoluzione, scorrono quarantasei anni di scrittura durante i quali Andriuoli ha prodotto una dozzina di libri di poesia, ha redatto una serie di studi critici e sistematici sulla poesia, in particolare su quella della Liguria, ha curato alcune antologie di poesia, una in particolare desidero citare, L’erbosa riva del 1998, che è apparsa nei caratteri Genesi e che è disponibile in qualche rara copia anche in questa sala, ha collaborato e collabora ad alcune prestigiosissime pubblicazioni periodiche di poesia, tra le quali va ricordato Nuovo Contrappunto, di cui è condirettore insieme a Sìlvano De Marchi e Guido Zavanone.
Andriuoli è sicuramente una delle figure più importanti e più note dell’attuale panorama letterario, stiamo parlando dei poeti seniores, cioè di quelle voci che hanno alle spalle un chiaro percorso documentato che risalga per lo meno a prima del Gruppo 63 e alla successiva esplosione della letteratura e della poesia che, dalla contestazione scatenata dal Gruppo 63, ne è derivata. In anni in cui era difficilissimo dirlo, Andriuoli ha avuto il merito di pronunciare sempre una pacata ma rigorosa scelta di campo a favore di una poesia anti-sperimentale e anti-ludica, a favore di una poesia che fosse ricerca di una ragione di grazia e di decoro dentro la vita dell’uomo sia dentro la sua quotidianità fatta di cose minime ma concrete, e attestata intorno alla rete dei sentimenti forti della vita, cioè l’amore per la sua donna e le relazioni di corrispondenza elettiva verso gli amici, sia anche una ricerca di grazia e di decoro esercitata verso i grandi temi della cultura, il rapporto con la storia prima di tutto, e quindi il rispetto dei valori della tradizione, ma poi il rapporto col suo tempo e quindi la testimonianza aperta, partecipativa, disincantata e disillusa alle grandi vicende civili e politiche del secolo, ma sia e soprattutto nella ricerca mai esausta di un orientamento volto a per più vedere, per parafrasare il titolo dei suo ultimo libro, per darsi conto di una ragione di sopportazione, di decenza, di significato profondo alla solitudine dell’uomo nell’immensìtà dell’universo, assediato dal silenzio dì Dio, in cui viviamo immersi, dall’assenza di Dio nella vita dell’uomo a cui fa da contraltare la continua ricerca, sia devota sia rancorosa o addirittura sacrilega, dell’uomo verso la divinità.
Quella di Andriuoli è una poesia che si è fatta carico ed espressione dei motivi portanti fondamentali del secondo Novecento Italiano. Da una matrice sabiana e sbarbariana di attenta e concreta quotidianità del reale, Andriuoli si è aperto agli orizzonti evanescenti e disperatamente ironici cui giunge il pessimismo di Montale, ha scontato ed ha sorretto lo scontro con la grande forza irridente e annichilente fino alla vertigine, in certi casi fino alla stupidità, dei poderoso discorso poetico messo in campo dal grande Nobel di Monterosso, per poi approdare – e stiamo parlando della poesia degli ultimi libri – ad una pratica di riordino denotativo e connotativo dei materiali dell’esistenza, a una poesia chiara, lineare ma densa di contenuti attuali, concreti, specifici, un diario d’onestà espressiva e contenutistica delle cose e delle robe vive e reali con cui abbiamo a che fare tutti i giorni, senza mai scordare, quella grande eco di secoli che vive e palpita nella mente di Andriuoli, le corrispondenze di vocì care e presenti che provengono dai tremila anni di vicenda poetica del passato, dalla tradizione, dai grandi maestri della letteratura italiana, latina e della Grecia Antica.torino-0441

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