aldo-gb-ridotta3Liliana Porro Andriuoli

E’ recentemente (29/9/2008) scomparso a Genova Aldo G.B. Rossi, ingegnere di professione e poeta per vocazione, al quale nel giugno del 2003 avevamo dedicata una delle nostre Lettere in versi, precisamente la n. 6, che è stata lo scorso mese di novembre aggiornata in coincidenza dell’uscita della silloge Le Campigliane – Cartoline dalle Dolomiti del Brenta (1). In questa raccolta Rossi ha fatto confluire tutte le sue poesie sulla montagna (2), dalle quali emerge lo stretto legame che in lui hanno avuto l’amore per la natura e la fede nel suo Creatore. Emblematica in tal senso è senz’altro la poesia La Sindone di pietra, uno dei suoi testi più compiuti e significativi: un volto corrucciato e dolente, che potrebbe sembrare fors’anche quello di un antico Vichingo, appare al poeta, scolpito nella pietra della montagna; egli però, mosso dalla sua profonda spiritualità, vi intravede quello del Redentore, un volto regale e soggiogante di un’incorruttibile Sindone di pietra. Mai come in questi versi il poeta ha saputo coniugare l’ispirazione naturalistica e la fede religiosa.

Numerosi altri sono i motivi ispiratori della poesia di Aldo G.B. Rossi, ma ovunque dominante è senz’altro il suo fraterno modo di rapportarsi agli altri, che si fonda su sentimenti di umana comprensione e solidarietà, uniti ad un senso di cristiana fratellanza. L’umana comprensione, infatti, s’accoppia sempre in lui all’amore per il prossimo, perché la sua, come giustamente osserva Giovanni Cattanei (3) “è poesia intimamente cristiana, ispirata al cristianesimo e cristianamente vissuta”. Ed a conferma di ciò in Aiutami (4) leggiamo i versi: Aiutami a vedere / chi mi guarda dal basso / con supplici occhi / annegati di solitudine, / aiutami a porgere la mano, che non fanno che bene attestare la sua concezione cristiana della vita.
E, se un senso di fratellanza e di comprensione per le sofferenze altrui emerge un po’ da tutte le poesie di Aldo G.B. Rossi, in particolar modo emerge da quelle di The blue collars (5), la silloge che nel 1970 risultò finalista al Viareggio. Sono queste, infatti, poesie in cui il poeta parla della quotidiana “fatica di vivere”, a cui noi tutti come uomini, in modo più o meno pesante, siamo condannati; ma parla anche della certezza, che ognuno di noi possiede, di non essere mai completamente solo sulla terra, perché accanto a sé avrà sempre qualcuno che gli offrirà un sorso di amicizia” (Messa di Natale a Cervinia), un sorso di calore(Guardiano del cantiere) o, magari, soltanto un semplice sorriso. Dice infatti ancora Rossi: Negli occhi buoni da cane da caccia / ombre di intime piaghe e cicatrici. / Ma sorridevi. / […] / Ti sorrisi anch’io (Posteggiatore), mostrandoci come costante sia in lui il bisogno, / di donare e ricevere / la carità di un sorriso (Negrieri) (6).

la-luce-di-emmaus-ridotta3Particolarmente efficace per una panoramica della poesia di Aldo G.B. Rossi è l’esame delle sue tre sillogi riepilogative: Sulla strada di Émmaus (7), Émmaus e nuove poesie (8) e La luce di Émmaus (9) , i cui titoli sono tutti emblematicamente legati dal nome Émmaus. Forse non a caso Giorgio Bárberi Squarotti, nella sua prefazione alla terza di queste sillogi, fa, molto opportunamente, osservare l’estrema bellezza del titolo “che perfettamente compendia in sé il senso di tutta l’esistenza poetica” del nostro autore. La luce di Émmaus è infatti, egli prosegue, la luce “della resurrezione e della vita oltre la morte”.
Un nome, d’altra parte Émmaus, che abbiamo già incontrato in quella che è una tra le poesie più significative di Aldo G.B. Rossi, Sulla strada di Émmaus, che qui riportiamo:

SULLA STRADA DI ÉMMAUS
Per la morte immatura di Giancarlo

Ti avevo per fratello, compagno di brigata
nelle albe di caccia, ove lo zirlo
del primo tordo incrina
il cristallo dell’aria
e annuncia il vanire delle stelle,
nella cerca dei funghi, quando zingari
del mistero del bosco
ci era compagno il guizzo della lepre
tra erica e ginestra,
ti avevo per fratello
ne1 mite colloquiare di ogni giorno,
ne1 tuo lenire ogni ferita
nel pazzo amore
per quattro pietre colore dell’infanzia
e un sagrato di alberi parlanti.

Ora che la conchiglia del tempo
dilata la tua voce
a rive d’infinito
e il tuo sentiero si impollina d’eterno,
ora conosco quello che celava
il lampo azzurro dei tuoi occhi,
la fiamma del roveto
che ti bruciava dentro,
il «sì» di Abramo che è stata la tua vita.
Ora lo so
sulla strada di Émmaus polverosa
fiorisce ancora la luce del tuo giorno.

E’ questa una poesia dal tono alto e d’intensa commozione, nella quale il ricordo di Giancarlo, l’amico di recente scomparso, si veste di profonda religiosità ed esprime nella maniera più compiuta quella che è la vena del Rossi, fatta di un vivo sentimento dei beni terreni (tra i quali vi è l’amicizia) e di una forte aspettazione dell’Eterno, che la morte ci spalanca, in senso cristiano.
Il dolore del distacco dalle persone amate, come irreparabile perdita, ha tuttavia largo spazio nella produzione poetica di Aldo G.B. Rossi: oltre la già citata poesia per l’amico Giancarlo, si vedano alcune poesie dedicate al padre, quali Lo schiocco della portiera (Sapevi che più non avresti / risalita quell’erta, / … / Il grido / delle rondini lacera il cielo. / Piangerò dopo, / silenziosamente, / solo), Fu la prima menzogna (Non mi moristi, babbo, il giorno estremo / ma allora quando, / non presagendo seppi), dove l’approssimarsi della morte della persona cara è avvertito in maniera altamente dolorosa e drammatica; ma si veda anche Ho già pagato: So che oramai più non mi attende al varco / – daziere inesorabile – il dolore / del commiato terreno. / Ho già pagato, in cui l’evento doloroso della morte si è invece già verificato. Ma si vedano anche Il ricordo di una vita, dedicata al fratello e Quando muore una guida, dedicata a Fino Serafini, ecc..
Altre volte la morte è invece solo presagita, paventata, come avviene nella bellissima poesia dedicata da Rossi all’amata consorte: Questo senso di perderci, / che ci attanaglia con un cappio stretto, / a pensare domani uno di noi / solo, è quanto il poeta con tremore dice in Questo senso… (10). Non immaginava certo, allora, Aldo di essere il primo a spiccare l’estremo volo ed era atterrito al pensiero che il triste evento potesse verificarsi in ordine inverso.
Fra le poesie in cui Aldo Rossi rievoca la lunga vita insieme a Irene, la sua amata compagna, ci piace qui ricordarne due che, del loro amore, colgono due momenti lontani nel tempo. La prima s’intitola Ritrovarsi e in essa il poeta, allora giovane, manifesta la sua gioia per l’incontro inatteso con la ragazza di cui è innamorato: Incontrarsi così all’improvviso / trasalendo. Di colpo il mondo attorno / uno schermo spento e fatto muto. / Soltanto la tua fronte / – una nuvola bianca – e nei tuoi occhi / un qualcosa che trema e non vien detto.
Nell’altra, invece, il cui titolo è Questo non più verde amore, Aldo Rossi, ormai avanti negli anni, pone un raffronto tra “il tepore” del sole, che su un “muretto di «fascia»” persiste a lungo, anche quando, finito il giorno, sopraggiunge la notte, e questo suo amore per la moglie, che è ancora vivo e che ancora lo riscalda, malgrado essi si siano ormai addentrati nella vecchiaia: Una calma luce di luna / su un muretto di «fascia». / Ma se accosti la mano, / senti? C’è ancora il tepore del giorno. Un sentimento che davvero “non ingrigisce”, come il poeta dice nell’incipit di uno dei irene-ridotta2 Versi per Irene, tratto dalla sua ultima silloge riepilogativa, La luce di Émmaus (p. 297).

Analogamente intenso e sincero è l’affetto che ha legato Aldo G.B. Rossi agli altri suoi familiari: il padre, la madre e i figli. Ed a proposito dei figli voglio ricordare una poesia particolarmente efficace per la bellezza e la levità delle immagini. S’intitola Natale di adolescente, ed è dedicata alla figlia, Olga. Aldo G.B. Rossi ci descrive qui il suo complesso sentimento, che vive come padre, nei confronti della figlia, che da bimba sta diventando donna: il suo dissidio interiore che lo fa oscillare fra la tenerezza, in lui suscitata dalla bimba, ancora presente nella ragazza (Ancora rivesti / il tuo fresco Natale / della cometa sull’albero, / ancora intoni al tuo casto presepe / pastorali d’infanzia) e la malinconia che avverte per la donna, ormai incipiente in lei, pronta a vivere la sua vita e a staccarsi dalla protezione paterna (Ma già io ti scorgo negli occhi le rondini / dei primi natali / che volano via. // Così si aggiunge / alla mia la tua melanconia / come neve che cada / più soffice / su neve caduta).

Un legame intensamente vissuto non ha però unito Aldo soltanto ai suoi familiari, ma anche a coloro con i quali è venuto occasionalmente in contatto, di fronte alle cui sofferenze egli si è sempre sinceramente commosso. Si veda in proposito la poesia Conversazione notturna (11), nella quale egli racconta come, nottetempo, si sia intrattenuto, “sulla soglia del portone” di casa, con uno sconosciuto (certo è un uomo / che porta la sua croce) e come abbia con lui iniziato un’amichevole conversazione, quantunque fosse notte profonda (un riverbero fioco / illumina il suo volto; io lo guardo / dentro agli occhi e il discorso / dipana sottovoce – è come / smurare a poco a poco una grata di clausura – / si muta in un sussurro / in altalena di tenui confidenzeue fosse notte profonda (”).
Mentre il tempo trascorreva veloce la conversazione proseguiva fitta, sicché lo sconosciuto ebbe modo di confidare al poeta le proprie pene (mettere a nudo l’anima / con le ferite ancora sanguinanti). Uno sfogo salutare per l’uomo, che poté in tal modo riprendere, più “leggero” e sollevato di prima, la sua strada: qualcuno lo aveva ascoltato ed aveva diviso con lui la sua sofferenza.

Appare evidente da questa rapide osservazioni sulla poesia di Aldo G.B. Rossi come egli sia un poeta intimamente cristiano, animato da profondi sentimenti umani, che lo portano sia a compenetrarsi in tutti coloro che soffrono sia ad avvertire con grande intensità il mondo degli affetti. Egli ha inoltre un vivo sentimento della natura che per lui, in quanto credente, è opera diretta di Dio.
Un poeta inoltre, Aldo G.B. Rossi, dallo stile elevato, che racchiude nei suoi versi (i quali assumono per lo più un andamento colloquiale, ma sono sempre molto sorvegliati e non sono mai privi di una loro interna armonia) una grande profondità di contenuti.

1) Tione (TN), Editrice Rendena, 2007.
2) Cartoline dalle Dolomiti del Brenta, poesie a due voci di Giovanni Cristini e Aldo G.B. Rossi, Milano, Istituto Propaganda Libraria, 1985, prefazione di G. Cristini; 2a ed, Tione (TN), Ed. Rendena, 1998; presentazione di Piergiorgio Motter.
3) Presentazione alla silloge Sulla strada di Émmaus, Milano, Pan Ed., 1979.
4) Poesia che non compariva ancora in The blue collars; comparirà nella sezione Poesia come preghiera della prima silloge riepilogativa di Aldo G.B. Rossi, Sulla strada di Émmaus, Milano, Pan Ed., 1979.
5) Sarzana, SP, Carpena, 1969; Presentazione di Giovanni Cattanei.
6) Dalla sezione Poesia come preghiera di Sulla strada di Émmaus.
7) Milano, Pan Ed., 1979; Presentazione di Giovanni Cattanei;
.8) Milano, Istituto Propaganda Libraria, 1991; Presentazione di Graziella Corsinovi;
9)Torino, Genesi Ed., 1999; Prefazione di Giorgio Bárberi Squarotti.
10) Da Émmaus e nuove poesie.
11) Da Sulla strada di Émmaus.

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