M. Faustini, Opposte preghiere, Le Mani, Recco-Genova, 2008

Rosa Elisa Giangoia

Con questa sua nuova silloge poetica (ormai l’undicesima, oltre alle raccolte di aforismi!) Margherita Faustini continua il suo intenso itinerario, affinando sempre di più la sua ricerca espressiva ed approfondendo lo scavo meditativo in una dimensione trascendentale, che parte dalla personale esperienza del vissuto e dall’osservazione della realtà per aprire, attraverso l’intuizione del cuore e la convinzione della mente, orizzonti di fede e di speranza.
Questa raccolta poetica è ben scandita in tre sezioni Tempo interiore, Le storie e La Storia che sfaccettano l’esperienza esistenziale e creativa di Margherita Faustini in un rapporto di dialogo nell’interiorità personale e con il mondo in cui, l’autrice, attraverso la tensione dialettica sé-altri, formula domande, trova occasioni di riflessione ed individua sicure risposte. A mio giudizio, particolarmente significativa nella prima sezione è la lirica Nel tumulto della vita, in cui la poetessa esprime il sicuro orientamento della sua vita, che non è quello di Uscire dalla realtà/…per costruire tra terra e cielo / un castello abitato soltanto dai sogni, ma è piuttosto la volontà di abitare nel tumulto della vita…per conquistare / l’intima armonia dell’essere. Anche dal punto di vista formale questa lirica è costruita in modo fortemente espressivo, con la sua netta divisione in due strofe (quella del rifiuto e quella dell’accettazione propositiva) separate dal vigoroso No! che assume ad un tempo la funzione di separazione contrappositiva e di cerniera di raccordo. L’atteggiamento della Faustini nei confronti della vita e del mondo è quello di volersi coinvolgere in esso per percepirne il mistero, come si avverte nella lirica Notte di gelo (Dilaga il mistero./ Appena sveglia, / mi precipito nel frastuono della vita.). Questo coinvolgimento è, da parte di Margherita Faustini, sentimentalmente attivo, ricco e positivo, come possiamo avvertire dalla lirica Unico desiderio (Unico desiderio: colmare d’amore / i giorni che mi restano) e in Se potessi…, in cui la poetessa si augura di poter volare in altri e più alti spazi / per snidare il sorriso / da donare al mondo.

Questo atteggiamento la porta a guardare con interesse il mondo intorno a lei. Dice infatti: Per ogni casa fantastico una storia, / ad animare il buio / che morde il mio cuore (Notte fonda). Ed è l’atteggiamento che ispira la seconda sezione della raccolta Le storie, in cui le liriche nascono proprio dall’osservazione di momenti di vita di persone conosciute o occasionalmente incontrate. E’ il bambino che dà sepoltura ad un passerotto (Ultimo pigolio), è la donna isolata nell’incomprensione anche sul letto di morte (Desiderio inappagato) o quella che vive il freddo della stagione invernale acuito da quello della solitudine (Nevica senza sosta), sono il giovane (La partenza) o l’uomo (Andare lontano…) che partono con prospettive diverse, o ancora L’eremita, Il vecchio contadino, il Clochard, Il pellegrino, Il vecchio, Il vagabondo, il Manichino ed altri ancora, guardati dalla poetessa con quell’attenzione e quell’umana consonanza che sa cogliere nelle loro esistenze in situazioni marginali e critiche tutta la pienezza esistenziale, pur nello sconforto e nell’amarezza, che solo la sua parola poetica limpida e tesa può esprimere con efficacia. Queste sono le storie degli uomini dimenticati, quelli che con pietà letteraria ha guardato Elsa Morante nel suo romanzo La storia, anche se secondo una prospettiva esistenziale circoscritta in un orizzonte senza speranze di riscatto, mentre la Faustini valorizza appunto ogni esistenza proprio in quanto aperta alla speranza di un Oltre, come ben sintetizzano questi versi: L’eternità dell’essere / è racchiusa nel seme / consegnato al vento / per il sorgere di un’alba fiorita, / annuncio di speranze nuove (Statua solenne). Ma la Faustini, umanamente arricchita nella sua esperienza personale dall’aver attraversato nella sua vita gli anni difficili della guerra e della Resistenza nell’adolescenza, è sensibile alla Storia nella sua valenza universale e sa guardare le figure che in essa si sono rese protagonisti positivi, come i partigiani, presenti in due liriche (La giusta battaglia e Il partigiano Rudi), al cui sacrificio per la nostra libertà rende omaggio con commozione, ma ha un occhio attento e partecipe anche nei confronti di quanti oggi vivono situazioni particolari, come i bambini / consumati dalla fame nei cui confronti noi Come Pilato / ci laviamo le mani / nelle loro ciotole vuote (Come Pilato), o coloro che devono abbandonare la patria per cercare altrove una salvezza e che si ritrovano in una barca nera / tra persone straniere a balbettare opposte preghiere (Opposte preghiere), o ancora gli autori degli efferati attentati dei nostri anni (Uomini dissennati / uccidono e si uccidono / certi di poter incidere il loro nome / nell’albo d’oro della Storia, come si legge nella lirica La paura del nostro tempo), che ritornano anche nella poesia I soldati del terrore. Ma di fronte a queste negatività del nostro presente, Margherita Faustini vede una strada tracciata da una mano sicura: è quella determinata dal possesso della Fede che la porta ad affermare La parola di Cristo / continua a lampeggiare / nel buio della Storia (La nascita di Gesù), a scrivere una lirica intensa e profonda, quale La Croce di Manhattan e a porre al termine della silloge, in un crescendo di sicurezza di prospettiva ultraterrena, la lirica Vergine Maria che si conclude con l’invocazione: Battezza il mondo / col tuo pianto misericordioso / nel segno della Croce e della speranza.
Con questa silloge Margerita Faustini si conferma una poetessa dalla ricca ispirazione, aperta al mondo, alle cui vicende partecipa con la sua voce lirica che sa dire una parola di sicuro orientamento in un linguaggio poetico sempre più efficace nella sua limpida essenzialità, ma anche di valida capacità comunicativa con i lettori, che infatti si contano sempre più numerosi, appassionati e fedeli.

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