Salone VILLA SERRA
Apostolato Liturgico

Via Serra, 6C canc.
GENOVA

VENERDI’ 6 GIUGNO 2008
ORE 16

PRESENTAZIONE
del saggio

Suvvia, entri chi ha cuore
Sedici lezioni di filosofia
di
Francesco CALVO

INTERVENTI (da destra)

Carlo BIANCHERI

Piero BOITANI

Marco MONTORI

Coordinamento di Rosa Elisa GIANGOIA

Dal testo:

“L’abbandono dell’Eden significa l’inizio vero e proprio dell’umanità storica [… ]. L’essere umano entra in uno stato di non immediatezza. Questa è l’uscita dal paradiso terrestre.” (p. 9)

“[…] il nostro essere naturale non è immediatamente dato, è complesso e deve essere cercato. Probabilmente non va cercato al modo platonico, di un abbandono della complessità a favore appunto di un’intellegibilità d’origine […] di un ineffabile Uno.” (p. 16)

“[…] nella prospettiva platonica, […] mettiamo insieme tutto ciò che è e lo neutralizziamo nelle sue differenze e nella sua pluralità.” (p. 17)

“Adamo diventa da archetipo prototipo e così entra nella storia […] cioè in un orizzonte in cui la perfezione traspare, anche se sempre, in qualche modo, manchevole negli individui.
[…] Essere uomo diventa anche un compito.” (pp. 25-26)

“[…] Prometeo fa ricorso alla saggezza di Zeus e dà […] un’arte, che non è specialistica, ma qualcosa che tutti devono conoscere, cioè l’arte che consente di vivere associati: la giustizia, la politica e, in altre parole, il riconoscimento della necessaria comunanza del bene umano.” (p. 32)

E’ Aristotele che parla di un’arte dell’essere uomo (p. 32)

“L’uomo quindi è quell’animale mondano che in un certo senso, secondo […] Platone, riesce a mettere la testa fuori dal mondo. E’ posto, come dirà molto più tardi Tommaso d’Aquino, in confine corporeorum et incorporeorum; per essere uomini si rimarrà su questo limite, su questo confine e non si dovrà esclamare, come dice Plotino: “Fuggiamo verso il Padre!” (p.35)


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Francesco CALVO (1946) si forma a Roma, nella Facoltà di Lettere della “Sapienza”, dove, allievo prima di Cesare Brandi e poi di Emilio Garrone, si laurea nel 1970.
Assistente Ordinario presso la cattedra di Estetica della “Sapienza” dal 1973 al 1984, Lector e Visiting Scholar a Cambridge, diviene Professore Associato all’Università di Perugia, passando da un primo insegnamento di Poetica e Retorica a quello di Estetica. Una svolta decisiva nel suo pensiero matura in questi anni grazie al contatto con Athanase De Vos o.p., che lo stimola all’indagine più prettamente filosofica sulle orme di Aristotele e Tommaso d’Aquino. Di conseguenza il suo interesse si concentra sul problema dell’essere e si volge con vigore alla domanda “che cosa è l’uomo?”, fecondando anche la sua riflessione nei campi della poetica e dell’estetica. Lo dimostra soprattutto il suo volume Cercare l’uomo. Socrate Platone Aristotele con la prefazione di Paul Ricoeur (Marietti, Genova 1989), in cui egli affronta il problema della natura dell’uomo.
Schivo e persino apparentemente aspro, sempre rigoroso nel sostenere idee e comportamenti, ma dotato di grande umanità e capacità di comunicazione, nonché di finissima ironia, Francesco Calvo incanta i suoi studenti, colleghi, ospiti ed amici. Traduce il proprio pensiero anche in poesia (La discesa. Poesie 1987-1989; Piccola terra. Poesie 1990), convinto che soltanto questa, assieme alla “contemplazione della contemplazione” del filosofo, possa attingere e trasmettere l’essenza delle cose.
Appassionato lettore di Dante, Valéry e Rilke, del T.S. Eliot dei Quattro quartetti, di Yves Bonnefoy, di cui è anche amico, è proprio all’origine e alla natura della poesia che Calvo dedica il saggio Il solco della parola (Edizioni Scientifiche Italiane, Napoli 1994).
Dopo la sua morte (2001) la casa editrice Il Mulino ha pubblicato, a cura di Piero Boitani, un volume che raccoglie alcuni suoi saggi, in parte inediti, intitolato Esperienza della poesia (2004).
Recentemente in Suvvia, entri chi ha cuore (2007) è stata pubblicata la trascrizione delle ultime lezioni che Francesco Calvo ha tenuto all’Università di Perugia nell’anno accademico 1999-2000.

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