ELENA BONO, POESIE – OPERA OMNIA, Editrice Le Mani, Recco, 2007, € 20,00

Caratteristica della poesia di Elena Bono è la forza trascinante del verso, che in lei nasce da una profonda tensione morale e religiosa e da una ricca sostanza umana, elementi che sono del resto anche alla base della sua produzione teatrale e narrativa.
Ciò apparve evidente sin dalle sue prime prove, che subito ne rivelarono l’autonoma cifra stilistica, aliena da passeggere mode letterarie e legata invece alla nostra migliore tradizione e in particolare al Leopardi, come egregiamente dimostra Elio Gioanola nella sua penetrante prefazione al grosso volume Poesie – Opera omnia.
La pubblicazione di questo libro è stata quanto mai opportuna, perché è venuta a riproporci la poesia di un’autrice non molto nota nei grandi circuiti della lirica novecentesca, ma secondo noi meritevole di parecchia attenzione per i suoi indiscutibili pregi di sintesi artistica. Pregi subito evidenti a chi appena si soffermi su queste pagine con animo sgombro da pregiudizi e pronto ad intenderle nel loro giusto valore.
Alta spiritualità e ricca umanità sono, come si è osservato, alla base di questa poesia; e lo si scopre ad ogni passo in testi quali Tempo di Dio, Quando tu mi hai ferita?, I galli notturni, Per i fiori donati da un amico, Ella sorrideva ai marinai. Citiamo da I galli notturni: “Mezzanotte. I galli / si chiamano / rispondono / distanti. / Ed ora il mare si solleva / come un grande sospiro, / verso il cielo, / ora le stelle altissime / nel loro giro / stanno immote / e fatali, / sospeso è il sonno dei dormienti / ed i morenti trascolorano / in attesa. / D’ogni lontananza i galli / chiamano / e nessuno risponde. / Fortezza inespugnabile serrata / tace la notte”.
Sono, quelle qui evidenziate, le caratteristiche che ovunque reggono i versi della Bono, sia che ella si ripieghi su se stessa, dandoci poesie schiettamente intimistiche, sia che si volga all’esterno, ispirandosi a personaggi mitologici, come Orfeo, o biblici, come David, Giona, Daniele o a santi cristiani, come San Giorgio e Santa Giovanna; oppure si soffermi a cantare l’epopea partigiana, come in Su una piccola armonica a bocca; Per Luigina Comotto, savonese; Severino, o infine s’immerga nel mondo dell’estremo Oriente, penetrandone mirabilmente lo spirito.

Ciò che maggiormente colpisce di queste poesie e di moltissime altre contenute in questo libro, è la capacità della Bono di comunicare nella maniera più semplice e immediata l’emozione, sovente molto intensa, da cui il testo è nato: “Bel principe / signor San Michele, / prendete, ve ne prego, buona spada / e venite con me. / Questo è il campo, / principe San Michele; / ora a voi il comandare / a noi il seguire. / Non ritornate questa sera / nei vostri stellati accampamenti / senza per questo campo ripassare. / Quelli di noi che troverete / col viso nella terra / vi prego non voltate / se amico o se nemico / per vedere. / Nelle tende di Dio / conduceteci tutti a riposare” (Santa Giovanna).
Questo può dirsi in particolar modo delle poesie che, come quelle surricordate, rievocano il tempo di guerra, o di quelle ispirate dal mondo del lontano Oriente, come Il vecchio amatore alla moglie, Canto della concubina imperiale Suni, So di una ragazzetta che lavava lavava e specialmente Invito a palazzo, per la profondità del pensiero e per la ricchezza di significati allegorici che racchiudono.
Il volume, che raccoglie l’intera produzione poetica di Elena Bono, da I galli notturni (1952) ad Alzati Orfeo (1958); da Piccola Italia (1981) a Invito a palazzo (1982), si conclude con gli Inediti, che comprendono poesie di varia ispirazione, ma tutte rette da quella sottile sensibilità e da quella costante perizia espressiva che contraddistinguono l’opera in versi di questa scrittrice, tra le più significative del nostro Parnaso contemporaneo.
(Elio Andriuoli)

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