Il 4 maggio ci siamo riuniti sul tema POESIA D’IMPEGNO CIVILE

Sono stati letti i seguenti testi:

Elio Andriuoli

LA COLATA

L’ha chiamato la fiamma, l’ha accecato
la rossa lingua che colava giù
tra sulfurei bagliori ed acre fumo.
Lui, nel cercare scampo, ha volto i passi
verso quel rogo. E’ corso a perdifiato
incontro alla sua morte che gridava
dalla fornace viva. – L’ha inghiottito
l’incandescente magma, l’ha dissolto
il liquido metallo. Nulla più
di lui è rimasto: nulla su cui piangere -.

Un lingotto d’acciaio daranno ai figli
per ricordarlo e la giacchetta, intatta,
lasciata nello spogliatoio ad attenderlo
(l’anima sua è ormai sull’altra riva)
e la sua borsa con le scarpe nuove.

Bianca la luce sulle cose piove.

Piera Bruno

LA STORIA: trittico con introduzione

Che anima indossi sotto la maglia
dell’indifferenza
se uccidono un Muftì? Inchiodato al tuo
desco di serioso single – salvietta Harrod’s
piatto
francese coi colori del bicentenario, la gru
della mano che coglie bocconi insapori
cancerose sorsate – trasmuti in presenza
dell’altro le dissolvenze incrociate,
le voci
al tuo fianco anodine – recitanti. Nello
schermo TV
il sangue raggruma cenci e lacerti
-folate di carta capelli- e inquina
già nero, pietsoso lenzuolo. Sopra
sirene comandi feminei ululati lo speaker
compìta gli addendi del fatto: la sorte
comune -di morte- di un Mufti dei tre
della scorta
dei venti o ventuno passanti. Tardo riflesso
condizionato
volgere il capo, pigiare sul tasto:
già un bel prato serena la mente
col non resistibile moto di sodi garretti
dei gaietti sobbalzi di palla.
Quel Mufti da meno di un’ora ammazzato
tornerà solo nome nel sunto finale,
casuale
lemma storpiato a fine giornata.
Creatura che renda alla fede parole
di pace
le volga a stellare lucerna non vuole
altra vita: non simbolo, non suono è
volto da oscurare notizia da tagliare.

Ma in questa lunga notte senza storia
un sussurrìo – rapina di vento o voce
dell’ultimo Giusto – bussa ai tuoi vetri
ritesse
la favola antica. Fatti pietra i tintinni
infantili
nella casa oltremare Ecuba non ha lacrime;
sparsa di cenere Andromaca accusa terre
immani e negrità di soli. Nemesi attende…

(Il Cairo, 26 maggio 1989, mentre era in corso a Casablanca una conferenza di pace. Genova, 23 maggio 1992; il brano è stato riveduto il 23 maggio 2007)

Margherita Faustini

Emila Fragomeni

LI’ C’E’ ANCORA SPERANZA

Lì non ho visto sfere di vetro
sospese su rami di cristallo,
ma silenzi arrossati, incubi,
paesi…feriti, a brandelli,
madri avvolte in scialli neri…,
tra sospiri e rovi di dolore…
bambini impauriti, che scioglievano
rivoli d’ansia e nodi di dolore
in antiche parole senza voce,
nel segreto alfabeto del cuore…

Lì non ho sentito angeli volare,
neanche a Natale, ma ansie,
sgomenti, timori ancestrali,
scolpiti sui cuori, tra sospetti,
paure e disperazioni.
Non si parlava di fantasie di sogni,
ma di realtà intrise di sangue…

Lì non ho sentito canti cui affidare
cieli di speranza, sussurri di dolcezza
o dolci ninne nanne, ma tetri notte
aprire ferite sempre più cruente…
e cenere fina, spenta,
sparsa tra gli anni snodati
sul limitare di finestre accese
da bagliori assordanti,
dispersa in nuvole di crudeltà…

Lì non ho visto fumo chiaro
salire dai camini,
ma solo frastuono lacerante
del ritmo, che strazia il paese,
ombre insidiose celate nei meandri
di una luce smarrita…

Ma lontano, molto lontano,
un suono di ciaramella buca
il silenzio dell’anima.
E allora arriva anche lì la speranza,
che accompagna verso nuvole di pace
piccoli, forti disegni dipinti nel cuore,
verso i sublimi sentieri del Signore…!

Carlo Paludi

IL RETTORE DI MONTALLEGRO

E’ il nuovo signor Rettore-
Le mani morbide
Le parole studiate-
D’estate porta zoccoli alti
E pantaloni di seta neri
Comodi freschi capaci-
D’inverno il suo maglione girocollo
Fatto a mano.
Alla messa vi fissa uno per uno,
Come un attore ha provato la voce.
Lui adora le sue prediche
Inversamente odia gli strilli dei bambini-
Si blocca -li gela- impaziente attende.
Con un sospiro riprende
Quando i genitori se li portano fuori
Definitivamente.
Condanna chi prega per avere grazie
E favori -i poveri cristi che accendono
Candele alla Madonna-
Non avessero di meglio da fare!
In pochi mesi il numero dei fedeli
Drasticamente è sceso-
Forse chiuderanno -nonostante-
Tutti gli ex voto e i lavori di manutenzione
Appena terminati.

Bruno Rombi

STAGIONE RELIGIOSA

La chiesa,
dove quasi tutti andiamo,
bigotti indemoniati,
è un luogo di ritrovo.
Si prega, si prega, si prega,
si bisbigliano e biascicano
Ave Maria e Gloria
e, uscendo, si recitano i salmi
sul Tizio e sul Caio.
Ogni processione
è un gran successo
per concorso di gente:
se ne fanno decine
dentro un anno.
Ma ogni funerale, a dire il vero,
è una realtà più triste,
sempre più mesta:
manca uno alla festa.
Si capisce il sistema.
Diecvi ore , se bastano, di vanga
e poche ore per dissotterrare
la miseria di un giorno.
Muore in questi incontri
a tristezza.
Che ha fatto il prete?
E il sindaco?
E il becchino?
Orate, fratres:
c’è per tutti un grano
del solito rosario.
E che volete ancora?
Il mondo è pur lo stesso.
Ciò che spaventa,
in tutta la commedia,
è il fatto che la giovane comparsa
manca sempre alle prove.
Sono i soliti attori
sulla solita scena.
Restano i nomi,
restano i copioni.
E piccolezze
in altre proporzioni.

Guido Zavanone

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