Biblioteca Universitaria di Genova
7 novembre 2006
RENATO DELLEPIANE presenta POETI INSIEME

Durante l’incontro, il critico Renato Dellepiane ha dapprima individuato gli elementi comuni che legano fra loro i vari poeti del gruppo (che forse, non a caso, si riconoscono sotto l’egida di POETI INSIEME) e che, a suo avviso, consistono: da un lato in una concezione della poesia come fatto conoscitivo, come momento di avvicinamento all’assoluto, talora con una connotazione anche religiosa, in quanto ricerca di un Oltre, di un Deus absconditus; dall’altro in una concezione della poesia come creazione di immagini, di ascendenza classica: il poeta scavando nella propria interiorità, trova un’immagine e ne fa oggetto della sua contemplazione, rendendola percepibile agli altri, nell’espressione di un sentimento. Torna qui il non omnis moriar, nel senso che, proprio in virtù della poesia, abbiamo in qualche modo racchiuso in un’immagine un ricordo di noi ed abbiamo così definito in un certo senso la nostra eterna umanità.
Ciascuno di questi poeti, tuttavia, pur essendo accomunato agli altri dai due elementi suddetti, possiede una sua specificità, una sua personale autonomia di linguaggio, per cui piega la parola alla propria valenza semantica, e si costruisce pertanto una sua cifra che nettamente lo contraddistingue dagli altri, pur se dello stesso gruppo.

In Elio Andriuoli, ad esempio, si nota da una parte una compostezza classica, quasi un culto per l’espressione formale, per lo stile, mentre dall’altra prepotente si affaccia in lui l’elemento meditativo, legato strettamente all’immagine, per cui la poesia si propone come meditazione metafisica, come ricerca del divino, come ricerca del significato del nostro stesso esistere. Lo stile è sempre sorvegliato e attento alla “parola” come “epifania dell’essere”, concreta e impalpabile ad un tempo. Importante è poi in Andriuoli l’elemento musicale, sempre congiunto ad una forte “visività” e mai disgiunto dalla capacità di cogliere il significato metaforico dell’evento, come avviene ad esempio nella poesia Capodanno (da Il caos e le forme), sospesa tra passato e futuro: “Lo spartiacque è lì. Tra il prima e il poi / c’è l’abisso del nulla; ma un sorriso / basta per dissipare ogni tristezza”.
Gli elementi della poesia di Vico Faggi possono individuarsi in Eros, Polemos e Mnemosine, come egli stesso dice in un suo verso (“Chi me li porta i versi? Chi li versa / nel mio orecchio interiore? / Eros li porta, e Polemos, Mnemosine”). Forte è sempre in lui l’elemento del ricordo, ma particolarmente evidente è in Vorrei ritornare a casa mia, dove la poesia si fa memoria e il ricordo del passato si riaffaccia con prepotenza alla mente che lo contempla. Polemos emerge in maniera evidente nelle poesie di Quaderno Partigiano, nelle quali si trova un alto senso del fato, del destino, foriero di virtù e di morte. Bellissima è tra le altre la poesia Pater, in cui il poeta invecchiato si rispecchia nella figura paterna, riscattando la tristezza della meditazione sulla morte e della separazione con il senso della continuità dell’esistenza. Quanto alle poesie d’amore, molto toccanti sono quelle dedicate alla moglie morta, raccolte in Intra domus.
Anche in Margherita Faustini si ritrova l’elemento del ricordo e della polemica contro il male del mondo. Tipiche del ricordo, fra le più recenti, sono le poesie da lei dedicate alla Madre e raccolte in Unico respiro. Si veda, ad esempio, Al limite della sera, dove identificandosi con la figura materna, la poetessa riflette sul motivo del tempo che passa e della solitudine che le si prospetta: “Vissuta con la tua vecchiaia, / ho anticipato la mia. // Simili ormai nell’aspetto”. Intenso è inoltre nella Faustini il senso del divino, del Dio cercato e a volte trovato, anche se con duro travaglio. Altri temi in lei molte frequenti sono quelli del ricordo della guerra, e della pietà verso il prossimo (considerato sempre con umana simpatia), espressi drammaticamente e con notevole forza evocativa. Caratteristica del suo stile è la dimensione dell’aforisma che dà forza ed efficacia alle sue poesie.
Importante è in Rosa Elisa Giangoia l’elemento della metafora, come mezzo per impossessarsi della realtà. Notevole è inoltre nella sua poesia la forza visiva e l’evocazione del mondo classico, come appare nella poesia In Grecia, dove vi è una sorta di compenetrazione fra storia, arte e fede, nel definire la dimensione umana che la poetessa ha colto da questo suo viaggio in Grecia: “Ma alle Meteore ho incontrato / chi ha cercato / la purezza dello spirito / incarnandosi nell’aridità / della pietra dell’aria della luce…”. Lo stesso avviene nella poesia A Praga, che emerge dai recessi del tempo in tutta la sua bellezza e nel suo mistero. Si veda anche A Vaucluse, in cui il momentaneo diventa eterno, per tutti i ricordi letterari che sa suscitare. In essa ci si può illudere, nell’incanto tra realtà e finzione, che ciò che è morto possa risorgere. E’ l’illusione propria della poesia di saper rendere eterno ciò che è effimero: e la poetessa ne è ben consapevole.
La poesia di Bruno Rombi è particolarmente viva ne Il battello fantasma, da cui emerge quel “tuffo nella propria lacerata interiorità” rilevato da qualche critico. Vi è in lui l’introspezione profonda che lo porta a scavare nelle pieghe del proprio animo, anche quando ciò è causa di sofferenza e di dolore, come avviene nelle poesie da lui dedicate alla moglie prematuramente scomparsa. Ma da tale tuffo nell’io egli riesce ad emergere in virtù della “parola” che sempre lo salva: è nell’espressione poetica che Rombi trova la consolazione dal male del mondo. Molto intenso è inoltre in lui l’elemento metaforico, mai disgiunto dall’elemento polemico, che a volte raggiunge aspetti quasi violenti (Canti per un’isola, Otto tempi per un presagio, Tsunami); ma il tutto è espresso sempre con una grande varietà di immagini, di ritmi e di sperimentazioni verbali di sicura efficacia, e con versi di notevole valore fonico.

Ed eccoci a Guido Zavanone. Aspetto tipico del suo processo compositivo è il punto di partenza, sempre molto concreto, che nasce dalle occasioni più diverse (si vedano ad esempio Se restaurare la casa degli avi, A un lampadario antico, L’antropoteomachia), e come avviene anche nella poesia Dal treno; occasioni che poi si caricano di valenze metaforiche nella realizzazione del testo, conferendogli una pluralità di significati. Costante è infatti in Zavanone l’uso della metafora, con la quale egli tenta di penetrare il senso della realtà, per veder più a fondo nel suo mistero. Si leggano a tale proposito Il rospo oppure il poemetto Il viaggio. In Zavanone il processo metaforico non è solo una questione di linguaggio, ma anche di pensiero, come è stato da qualcuno osservato. Spesso infatti la sua poesia costituisce un’assidua ricerca dell’Oltre, con un sofferto sentimento della morte, che emerge ad esempio da Rimembranze.

E’ questa una rapida sintesi della approfondita lettura dei POETI INSIEME compiuta da Renato Dellepiane, a cui è stato giustamente riconosciuto il merito di essere riuscito ad interpretarli tutti nella loro intima essenza e nella autenticità della loro voce.

Liliana Porro Andriuoli

ANTOLOGIA

Elio Andruoli Capodanno
Vico Faggi Vorrei tornare a casa mia
Margherita Faustini Al limite della sera
Rosa Elisa Giangoia In Grecia
Bruno Rombi Verranno giorni di inedia
Guido Zavanone Dal treno

Elio Andriuoli
CAPODANNO

Capodanno ad un tavolo nel caldo
ristorante dalle pacate luci.
C’è allegria, ma sommessa; le candele,
i festoni, gli specchi, i fiori, i passi
felpati di discreti camerieri
prolungano l’attesa. L’orologio
scandisce lento i secondi. L’evento,
come sempre, è la resa dell’istante
(cede il diaframma fragile alle grida)
che nel tumulto dell’ora separa
l’anno vecchio dal nuovo, in un fervore
di spumanti, di risa e di canzoni
che un’orchestra invisibile diffonde.
Lo spartiacque è lì. Tra il prima e il poi
c’è l’abisso del nulla; ma un sorriso
basta per dissipare ogni tristezza
e render fausti i presagi. La sorte
l’ammansisce il tuo sguardo, sopra il filo
di una favola antica, dentro il cerchio
di speranze risorte che il passato
all’avvenire lega
e il velo delle tenebre confonde.

Vico Faggi
VORREI RITORNARE A CASA MIA

Vorrei ritornare a casa mia.
Pronto il bagaglio, pronta la pecunia
per biglietti ed esborsi.
Mi concedo un ritaglio, per propormi
un’idea dell’itinere.

Certamente dovrò travalicare
le montagne assediate dalla neve
e piante scheletrite, riprovare
il gelo l’ansia l’ansito
del rischio mortale;

e poi dovrò solcare
la pianura infuocata, sterminata
dove dispersi e lugubri
s’accendono i vetri dei tuguri;

e la città straniera protesa sul mare
dove vagavo attonito e implume,
e il paese sul fiume
dove la febbre mi assaliva, avversa
alla mia adolescenza.

t sicura la meta ma l’immagine
s’intorbida, si duplica. E’ la cupida
infanzia che la mira,
è delusa vecchiaia che la fissa.

La mia casa s’eclissa,
ombra mutila abrasa.

Non potrò ritrovare la mia casa.

Margherita Faustini
AL LIMITE DELLA SERA

Al limite della sera
mi domando con angoscia
se potrai conoscere, madre,
l’alba nuova.

Gesti sempre più lenti,
debole il richiamo della vita.

Ti trascini fino a me
per avvolgermi nella sciarpa,
infilare nella tasca
il fazzoletto profumato.

Vissuta con la tua vecchiaia,
ho anticipato la mia.

Simili ormai nell’aspetto.

Rosa Elisa Giangoia
IN GRECIA

In Grecia ho bevuto la fresca acqua
che scorre in lago di memoria,
ho abitato l’azzurro immenso
del cielo e del mare
squarciati dal sole
nell’abisso dell’incanto
degli ulivi di Delfi,
dove la luce diffusa e tagliente
rivela il passato
e ridisegna la storia,
mentre il pensiero fugge
in miraggi d’infinito.
Ho incrociato sguardi
di divinità e di uomini
di pietra e di metallo
vivi nel tempo
della loro assenza;
ho visto l’enigma del sorriso
dei kouroi e delle kore
distendersi nella perfezione
fino a estenuarsi
nella malinconia composta
del congedo dagli affetti
nel concludersi di un arco di storia.
Ma alle Meteore ho incontrato
chi ha cercato
la purezza dello spirito
incarnandosi nell’aridità
della pietra dell’aria della luce:
fuori dal mondo
per convincere e salvare.

Bruno Rombi
VERRANNO GIORNI DI INEDIA

Verranno giorni d’inedia.
Forse sono già arrivati.
Ed io non ho più il tuo sorriso
cui m’appoggiavo fidente.
Verranno giorni di silenzio
cupi, senza fondo,
forse vi sono già avvolto
e te non intravedo
che mi incontri
scrollandoti di dosso ogni tua pena
per vedermi tranquillo
al tuo fianco.
Se la vita è stata bugiarda
a volte, e maligna con me
più volte, nel corso dei giorni,
giammai fu così atroce
come in quest’ora
in cui ti piango
mio bene, mia Rosa,
mio asor, mio raso.
E giammai come ora
l’Amore ho compreso,
il nostro,
e questo grumo di pena
che tutto il mio bene mi ha tolto.
Amore, amore mio dolce,
in un baleno mi appari
e ancora più rapida vai
lontano
nel buio d’un giorno
più aperto che mai,
folgore esplosa nel cielo
immensa, improvvisa, mortale.
Se questa è la vita
non vale viverla ancora
se giorni verranno d’inedia
e di silenzio insensato
se il mondo, per quanto sia ampio,
si chiude in un’ora soltanto:
l’ora del tuo rimpianto.

Guido Zavanone
DAL TRENO

“Siediti
nella direzione del treno” s’affannava
mia madre, alla stazione, al fragile ragazzo
affacciato al finestrino colloquiale.
Così feci per anni. Era bello incontrare
il mondo, le sue immagini in corsa,
il presente e il futuro
avvinti in vorticosa danza.
Più tardi
fu diverso. Mi struggeva
questo lasciarci repentino all’atto
d’incontrarci, l’afferrare a pena
qualche lembo stracciato delle cose, mai
veramente conoscerle.
Così
ho pensato di sedermi contro
la direzione del treno, volte le spalle
a ciò che senza tregua
turbina e incalza.
Ora sono io che mi vado allontanando,
le cose
stranamente mi seguono, mi guardano,
lasciano che a mia volta le contempli in ogni
più insignificante significante particolare,
monti fiumi alberi uomini
e io in mezzo a loro amici cari
anche scomparso continuano a salutare.

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