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Rosa Elisa Giangoia
Il nuovo romanzo di Bruno Rombi Un oscuro amore (Condaghes, Cagliari 2009) ci riporta ancora una volta alla Sardegna, la terra nativa dell’autore. E’ una narrazione ricca, complessa e sfaccettata, in cui ben si compongono elementi diversi, per darci una nuova occasione di comprensione e di approfondimento del senso della vita. Lo scenario in cui si colloca la vicenda è fatto di natura e di lavoro. Siamo negli anni Cinquanta del secolo scorso, quando si dà inizio ad una diga, nel sud della Sardegna, per raccogliere le acque in un bacino che possa poi con l’irrigazione favorire una nuova fertilità alla terra. E’ un’opera grandiosa, capace di modificare l’ambiente, grazie alla forza e all’intelligenza dell’uomo. La natura è percepita nella sua forza primigenia e originaria, quella caratteristica che l’uomo con i suoi mezzi, cioè la sua forza e la sua intelligenza, vuole controllare, ma che non sempre riesce a dominare. I mezzi che l’uomo mette in campo non sono individuali, ma piuttosto collettivi, la forza è quella di centinaia di braccia e l’intelligenza non è solo un fatto puntuale nel tempo, ma è anch’essa un’espressione collettiva, frutto dell’accumulo del sapere di generazione in generazione.
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Francesco Mari
Mercoledì 14 Ottobre 2009. Boulevard Raspail, VI arrondissement, Parigi.
Oggi fa freddo, per la prima volta da quando sono arrivato qui. La Francia mi ha concesso un primo mese di permanenza tiepido, e proprio oggi -l’ultimo giorno di questo primo mese- è arrivato Ottobre. Ottobre quello vero, quello che mi piace più di ogni altro mese: aria frizzante, tempo estremamente variabile ma ancora splendido quando c’è il sole, colori magnifici. A Genova Ottobre è fatto di luci straordinarie -di inclinazioni di luce- e di sfondi. A meno che non si decida di andare a farsi una passeggiata nel bosco, gli alberi rimangono sullo sfondo, uno sfondo sempre presente ma unico. Sempre da casa vedo le montagne, sempre vedo gli alberi, ma per me sono una macchia verde che scolora gradualmente, tutta insieme, verso altre cromature. Ottobre a Genova sfuma. Qui no. Qui gli alberi, gli alberi sono ovunque. Ogni viale è fatto di case, macchine, asfalto, negozi, gente e decine di alberi, ognuno diverso dall’altro. Qui i colori di ogni singola foglia li vedi sempre, e ognuna può essere speciale. È diverso. È un Ottobre fatto di tante singole foglie d’Ottobre, è un Ottobre guardato come attraverso un prisma. Forte.
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Francesco Mari
Mercoledì, 16 Settembre 2009. Ore 8:00, da qualche parte nella campagna dell’Ile de France.
“Scusi, no scusi sul serio…lo so qui sono d’impiccio…come? Yes, I mean, sorry, I know my luggage is just too big, I’ll leave it where it is, but please take your own and exit this cabin, so then I’ll be able to move mine…cavoli…What?! Yeah I know there are those japanese people outside, still we have to get out of this train, right? Non me ne frega niente se bloccano il corridoio, porca miseria, dobbiamo uscire tutti da questo buco! Veda di muoversi!”
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Martedì 29 settembre è stata una gran bella giornata per due soci de IL GATTO CERTOSINO: Maria Cristina CASTELLANI e Bruno ROMBI.
Alle ore 17 nella Sala del Camino di Palazzo Ducale, per Iniziativa delle Fondazioni Palazzo Ducale e Novaro, dopo l’introduzione di Luca Borzani Presidente della Fondazione Palazzo Ducale, i docenti dell’Università di Genova Pino Boero e Francesco De Nicola hanno illustrato la lunga ed ampia attività letteraria di Bruno Rombi, con particolare attenzione da parte del prof. Boero, all’ultima raccolta poetica Come il sale, già tradotta anche in rumeno. Gli interventi critici sono stati intervallati dalla lettura di testi poetici affidata all’espressiva voce di Rachele Ghersi.
Alle ore 18 alla libreria FNAC Maria Cristina Castellani ha presentato il suo nuovo saggio Pedagogia interculturale (De Ferrari Editore). L’incontro, coordinato da Franco Cirio, Presidente del Comitato provinciale dell’UNICEF, è stato condotto come intervista, da parte dell’attore, regista e scrittore Pino Petruzzelli, all’autrice che ha illustrato con grande efficacia le problematiche che investono la società ed in particolare la scuola a seguito dell’immigrazione nel nostro paese e ha tracciato quelle linee di soluzione che si possono attuare proprio partendo dalla scuola e considerando il problema secondo un approccio pedagogico che affonti correttamente il tema della multiculturalità.
Dopo essersi brillantemente laureato in Lettere classiche con una tesi di Storia greca, il nostro amico Francesco Mari ha scelto di proseguire i suoi studi per la laurea specialistica alla Sorbone di Parigi. Ecco le sue prime esperienze!
Francesco Mari
Devo smetterla di ripetermi che sono a Parigi.
Il fatto è che continuo a dimenticarmelo, proprio come se non fosse vero, proprio come se le strade per cui da cinque giorni cammino fossero un quartiere finora sconosciuto della mia Genova. Come se piazza De Ferrari fosse ad un tiro di metropolitana da Boulevard de Montparnasse, e bastasse guardare fuori dalla finestra per vedere il Bigo. Come al solito.
Invece alzo gli occhi e vedo la Tour Eiffel, illuminata e luccicante, fuori del mio abbaino.
No. C’è qualcosa che non va, Francesco. Sei a Parigi. Sei a Parigi.
Ma ogni volta è solo un attimo di consapevolezza, che subito scivola nel turbine di cose da fare, di documenti da presentare per l’università, per il conto in banca, per l’abbonamento della metropolitana. Scivola via per essere confusa, offuscata ed infine abilmente rimossa e stoccata in chissà quale anfratto della mia mente. Un gran bello scherzo davvero.
30 Agosto 2009
C’è un grande via vai per le scale di casa A, che vanamente sto tentando, se Dio vuole per l’ultima volta quest’anno, di far pulire alla mia squadra di ragazzi. Tutti che portano su e giù le valigie, liberano i letti e le stanze di Monteleco e si preparano a tornare a casa. Cosa significhi poi casa per questi ragazzi di cui ci occupiamo per quattro settimane lungo tutto agosto, è da vedere. Casa. Si torna a casa, e anch’io ritorno alla mia, per niente felice e piuttosto spaventato. Sono giorni ormai che, complice la stanchezza, sono sempre sull’orlo delle lacrime.
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Rosa Elisa GIANGOIA e Mariangela DE TOGNI hanno partecipato all’incontro L’altro fuoco. L’esperienza della poesia che si è svolto a Ravenna sabato 18 luglio.
La prima ha tenuto una breve relazione dal titolo Memorie dantesche in un poeta di oggi: Guido Zavanone , mentre la seconda ha letto le sue liriche La sento venire quella voce, C’era in quella statua, Se non sapessi, Parlami dell’aurora.
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Rosa Elisa Giangoia e Mariangela De Togni hanno partecipato al convegno “Poeti profeti?” tenutosi il 27 giugno 2009 a San Miniato al Monte a Firenze, organizzato da padre Bernardo della Comunità dei Monaci Olivetani e da Alessandro Ramberti della Casa editrice Fara. La prima ha tenuto una relazione dal titolo Poesia e profezia nella Commedia, mentre la seconda ha letto due sue poesie (Non era solo il
vento e Natale.
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Liliana Porro Andriuoli
Parte prima: I poeti
Giovedì 18 giugno alle ore 18, al Porto Antico di Genova, si è svolta un’interessante e originale manifestazione poetica (non solo una semplice recita di poesie, dal momento che sono stati cantati anche alcuni testi, insieme ad alcune canzoni), organizzata dalla locale Biblioteca Berio, che ha visto coinvolta, durante l’undicesima edizione del SUQ, Festival delle Culture, l’Italia accanto alla Romania. Sono state infatti in questa occasione affiancate ad alcune poesie dei maggiori rappresentanti della poesia romena quelle di quattro poeti liguri (tutti legati al “Gatto certosino”), i quali hanno avuto la ventura di “emigrare”, qualche anno fa, con le loro poesie in terra di Romania. Read the rest of this entry »
Liliana Porro Andriuoli
Gli studiosi dell’800 letterario italiano nei loro saggi si soffermano in genere sui poeti maggiori, come Foscolo, Manzoni, Leopardi e lo stesso Carducci, mentre i poeti minori vengono troppo spesso trascurati. Quanto mai opportuno appare dunque il nuovo libro di Silvano Demarchi, dedicato appunto ai Poeti minori dell’800 italiano (Padova, Venilia Editrice, 2009), nella cui produzione si possono trovare anche oggi testi godibilissimi. (Di Silvano Demarchi poeta in proprio ci siamo già occupati, dedicandogli la Lettera in Versi n. 15, del settembre 2005).
Il primo degli otto poeti presi in esame da Demarchi è Giovanni Berchet, ricordato come autore di un poemetto I profughi di Parga e di alcune romanze, quali Il romito del Cenisio, Clarina, Giulia e specialmente, tra Le fantasie, Il Giuramento di Pontida, che ai loro tempi ebbero molta risonanza; ma soprattutto come autore di versi “pervasi da un tono lirico-elegiaco”, quali quelli della romanza Il trovatore. Berchet è anche noto per aver scritto La lettera semiseria, con la quale ha inizio in Italia il dibattito sul Romanticismo.
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