Giovedì 4 giugno 2009 – ore 17.00
LE FOGLIE DI SIBILLA
di Giorgio Bàrberi Squarotti
LE VIE DELLA SAGGEZZA
di Elio Andriuoli
DE FERRARI EDITORE
Saluti del prof. Francesco Surdich, Preside della Facoltà di Lettere e Filosofia
Interventi di Guido Zavanone, direttore della collana di poesis Chiaro-Scuro e del critico letterario Francesco De Nicola
Letture di Mario Menini
AULA MAGNA della FACOLTA’ di LETTERE e FILOSOFIA
via Balbi, 2 – GENOVA
Alcuni momenti della manifestazione

Francesco Surdich Francesco De Nicola — Guido Zavanone Elio Andriuoli

Mario Menini
e due poesie dalle nuove raccolte:
DALLA TOMBA DEI LEOPARDI A TARQUINIA
Elio Andriuoli
Un affresco dipinto in una tomba:
raffigura un banchetto. Uomini e donne
sdraiati a coppie su clini di bronzo.
Certo l’allegoria di un sacro rito
celebrato in onore dei defunti.
Ricche coperte dai rari ricami
sono distese sui letti imbottiti,
rosse con fili blu. Tarquinia. Intorno
al secolo quinto avanti Cristo:
La tomba dei leopardi. Un servo versa
dolce vino da un’anfora. L’attesa
è ferma, immoto il gesto. Inconsumato
l’attimo si perpetua nel silenzio.
L’atmosfera è di gioia, ma v’è qualcosa
che inquieta e turba gli animi: le mani
sono levate in cenni misteriosi.
Il banchetto continua da millenni,
rinnovando il suo incanto inconsapevole.
Ogni traccia s’è persa dei defunti
il cui sonno pesante confortava.
Il nome ne ignoriamo ed i pensieri,
l’età, il volto, gli affetti: e appena ieri
trascorsero sul mondo. La parete
manda strani riflessi. Nella quiete
infinita dell’ombra che s’effonde
il tempo silenzioso si dipana.
Vano è tentare di carpire il senso
del dono che elargisce nella tenebra.
Una giornata della tarda estate.
Un’ora come tante che trascorre,
nel diluvio dei giorni, sulla terra.
LA PATTINATRICE
Giorgio Bàrberi Squarotti
C’è una lieve luce dorata e rosa
sulla neve sui tetti, greve, e i platani
fogliosi ancora, e l’ampia strada quasi
ancora intatta, se non per il volto
incantato del ragazzo che guarda
il cielo alleggerito su cui salgono
con prudenza un gattino rosso e un passero,
c’è un carro storto, appoggiato su un mucchio
ghiacciato, ancora infangate le ruote
con un ciuffo di antica erba schiacciata,
speranza resistente del passato;
dal fondo dell’aurora a zig zag
si avvicina un ciclista, alza una mano
festosa per augurio a una ragazza
che ha un ampio cappello verde, e pattina,
elegante, sul vetro trasparente
del marciapiede, disegnando cerchi
e arabeschi, e va verso un invisibile
fiume, di cui tuttavia si intravede
lo scintillìo dubbioso e affaticato
del sole intimorito, ma felice.
Torino, 1 aprile 2005

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