MARTEDI’ 15 aprile al GRUPPO di LETTURA alla BIBLIOTECA SERVITANA eravamo in 10 e sono stati presentati i seguenti testi o parti di essi:

Vero Roberti, Il mito del Mary Celeste (Giorgio Olivari);
Betty Mahmoody, Mai senza mia figlia (Raffaella Silvestrini);
Adelmo Landini, Elettra (Vivi Marchese);
Ferdinando Pessoa, Il libro dell’inquietudine (Carla Caselgrandi);
Piero Bianucci Storia sentimentale dell’astronomia (Carlo Borasi);
Anonimo, Il caso editoriale dell’anno (Anna Maria Ghiringhelli);
Massimo M. Veronese, Dopo 65 anni l’America rende onore alle sue “ragazzine” con le ali (IL GIORNALE, 13/3/2010) (Armando Bgatti);
Gottfried Wagner, Il crepuscolo dei Wagner (Maria Cristina Ferraro);
Giordano Bruno Guerri, La mia vita carnale. Amori e passioni di Gabriele D’Annunzio (Isa Morando);
Cheik Tidiane Gaye, Prendimi tutto ma lasciami la mia pelle nera (Rosa Elisa Giangoia).

Il prossimo incontro del GRUPPO di LETTURA si terrà MARTEDI’ 20 Maggio sempre alle ore 16.30 presso la BIBLIOTECA SERVITANA di via Baroni a Genova

Francia (2)

Rosa Elisa Giangoia

Tra la fine del Settecento ed il primo Novecento la città di Genova ebbe vicende storiche che determinarono trasformazioni profonde anche con ripercussioni importanti sul resto d’Italia. Infatti, a seguito della Rivoluzione Francese, dopo aver mantenuto un atteggiamento neutrale nei confronti del governo rivoluzionario, nel 1797 la città stabilì rapporti di alleanza con Napoleone Bonaparte, a seguito dei quali la Repubblica di Genova cessò di esistere, sostituita dalla Repubblica Ligure, inclusa nel 1805 nell’Impero francese. Poi, dopo le sconfitte di Napoleone del 1814-1815, il Congresso di Vienna stabilì, pur contro la volontà della Repubblica, l’annessione della regione ligure al Regno di Sardegna. Da questo momento in poi i destini di Genova e della Liguria saranno legati a quelli dell’Italia, soprattutto per gli importanti contributi che la città darà all’elaborazione teorica del movimento risorgimentale. Dopo l’unità d’Italia si aprirà per Genova la stagione del grande sviluppo portuale ed industriale.
Di questo periodo storico di grande trasformazione politica e quindi anche civile e sociale, Francesca Di Caprio Francia Leggi il seguito di questo post »

Rosa Elisa Giangoia

Bello ed elegante il nuovo libro di Carla Caselgrandi Cendi, Coni d’ombra in controluce (2013), impreziosito dalla riproduzione di dipinti di Lia Foggetti, sempre rispondenti alla tensione delle liriche, ma soprattutto un libro ispirato e profondo, che dimostra una climax intellettuale e morale della poetessa, attiva da oltre trent’anni, ormai con una quindicina di raccolte poetiche.
La caratteristica di questo testo è l’unitarietà dell’ispirazione che induce l’autrice a scrivere, a cui si accompagna una tonalità espressiva persistenze, sempre efficace e funzionale al sentire e all’intenzione della poetessa. Potremmo definire questo testo profetico e sapienziale, in quanto la Caselgrandi, proprio come gli antichi profeti veterotestamentari, osserva con occhio critico ed animo indignato la degradazione morale del presente che, a suo giudizio, investe «i rapporti istituzionali e umani» e soprattutto sente «su di sé pesare l’onere della responsabilità» per cui non può «restare inerte di fronte allo sfacelo», ma capisce di dover «costruire un argine sperando di salvare qualcosa». Leggi il seguito di questo post »

Mercoledì 2 aprile 2014 – ore 17.30
Biblioteca Universitaria di Genova – sede di Via Balbi, 40 (ex-Hotel Colombia)
Presentazione della nuovissima edizione integrale
con testo inglese a fronte della
ANTOLOGIA DI SPOON RIVER
di E. L. Masters
Introduzione e Traduzione di
BENITO POGGIO
(liberodiscrivere edizioni, Genova, 2013)
Interventi di
Rosa Elisa Giangoia, poetessa e saggista
Piera Bruno, scrittrice
Letture di Nuccia Stancanelli e Lucia Bellentani
È stato inviato l’invito per Dori Ghezzi alla Fondazione De André

Giovedì 3 aprile ore 16
Biblioteca Servitana – via Baroni, Genova
Gruppo ANTICA FOCE
(per ricerca e sistemazione di materiale documentario sulla storia della Foce)

Venerdì 4 aprile ore 17Sala Consiliare
Municipio VIII – Medio Levante
Via Mascherpa, 34 r, Genova
BRUNO ROMBI
presenta
FUGA DEL TEMPO
(Genesi Editrice – Torino)
di
LUIGI DE ROSA

Martedì 8 aprile ore 17,30
Salone del Consiglio Provinciale, Largo Eros Lanfranco 1, Genova
Per Elena Bono
Saluti del Commissario Straordinario della Provincia di Genova Giuseppe Piero Fossati
Francesco De Nicola, Università di Genova: Elena Bono tra versi e prosa
Maria Cristina Castellani, Università di Genova: Suite per Elena Bono in quattro tempi
Voce recitante Giovanni Cadili Rispi
Andrea Monda, Giornalista: Elena Bono, corpo a corpo con il Vangelo
Roberto Trovato, Università di Genova: Il teatro di Elena Bono e le sue ricadute in Spagna
Voce recitante Letizia Casella
Ringraziamenti di Stefania Venturino
Coordinamento di Rosa Elisa Giangoia

Martedì 15 aprile ore 16,30
Biblioteca Servitana – via Baroni, Genova
GRUPPO di LETTURA

Martedì 29 aprile ore 17
la passeggiata librocaffè
piazza di Santa Croce, 21r, Genova
FRANCESCO MACCIÒ
PER VOCE ARMONICA
READING POETICO
CON ACCOMPAGNAMENTO DI STRUMENTI MUSICALE
Introduce Rosa Elisa Giangoia

MARTEDI’ 18 marzo al GRUPPO di LETTURA presso la BIBLIOTECA SERVITANA eravamo in 8 e sono stati presentati i seguenti testi:

Elena Bono, Ecco già la fanciulla (Rosa Elisa Giangoia);
Arrigo Petacco, Foibe (Francesco Orlando);
Lorenzo Li Calzi, Non so (Vivi Marchese);
M.J. Sanchez, Tesla – La corrente alternata (Carlo Borasi);
N. Retteghieri, L’importanza dell’acciuga (Giorgio Olivari);
Antonio Ghirelli, Donna Matilde (Laura Monego);
A. Grande – P. Raimondi, Narartori Liguri (Raffaella Silvestrini).

Il prossimo incontro si svolgerà MARTEDI’ 15 aprile alle ore 16.30 presso la BIBLIOTECA SERVITANA in via Baroni.

Liliana Porro Andriuoli

BRUNO ROMBI: LA SAISON DES MYSTERES
(Encre Vives, Colomiers 31770, France, 2013, € 6,00)

Una denuncia dei mali del nostro mondo attuale può definirsi il nuovo poemetto di Bruno Rombi La saison des mysteres, apparso in edizione francese nel 2013 nella Colletion Encre Blanches dell’Editrice Encre Vives, con la traduzione di Monique Baccelli e una nota critica di André Ughetto.
In verità non è questa la prima volta che Bruno Rombi scrive poesia a sfondo civile. Infatti buona parte della sua produzione (e già altrove ho avuto occasione di metterlo in luce ) ha questo intento, come può rilevarsi sin da uno dei suoi primi libri, Canti per un’isola (1965), che affronta il problema della diaspora sarda; e poi, successivamente, da Enigmi animi (1980), un libro a carattere sperimentale quanto alla forma, nel quale, accanto a poesie di stampo intimistico (specie quelle ispirate dall’affetto per la moglie e i figli), si trovano poesie di polemica sociale. Ed è anche ciò che può rilevarsi da Otto tempi per un presagio (1998), un poemetto nel quale Bruno Rombi si scaglia contro la perdita dei valori della nostra società con accenti forti e vibranti e da Tsunami – Oratorio per voce solista e coro (2005), che prende lo spunto dalla catastrofe naturale del maremoto avvenuto nel 2004, con epicentro in Indonesia, per denunciare colpe e responsabilità di molti uomini, nonché il loro egoismo e la loro ingordigia di denaro e di potere, che li conducono persino al delitto.
In questo suo più recente poemetto, La Saison des Mysteres, l’intento civile del poeta, Leggi il seguito di questo post »

Giovedì 6 marzo ore 16
Biblioteca Servitana – via Baroni
Gruppo ANTICA FOCE
(per ricerca e sistemazione di materiale documentario sulla storia della Foce)

Venerdì 7 marzo – ore 18
Libreria Books IN – vico del Fieno, 40r
Rosa Elisa GIANGOIA presenta
Atlàntico Sur
(editorialdeloimposible)
di Alessandro PRUSSO

Martedì 18 – ore 16,30
Biblioteca Servitana – Via Baroni
GRUPPO di LETTURA

Sabato 22 marzo ore 18
Libreria Books IN – vico del Fieno, 40r
Presentazione di
Elleife
di Rodolf Häsler
Traduzione italiana di Alessandro Prusso
(editorialdeloimposible)
Interventi di MARCO ERCOLANI e MASSIMO MORASSO

Martedì 25 marzo ore 17
Palazzo della Regione
Piazza De Ferrari, 1 V piano
Presentazione di
Donne genovesi tra fine Settecento e primo Novecento
di Francesca Di Caprio Francia
(De Ferrari Editore)
Interventi di BIANCA MONTALE – GIULIO SOMMARIVA – STEFANO VERDINO
Coordinamento di VALERIA MAIONE

28 marzo 2014 – ore 16,30
Biblioteca Civica “A. e A. Vago”
Via Cervetti Vignolo, 25
Santa Margherita Ligure
MARIA GRAZIA BERTORA
presenta la sua silloge poetica
Ombra di poesia
(editorialdeloimposible)
Conduce l’incontro Rosa Elisa Giangoia

Maddalena

Massimo Morasso

Si apre con una citazione da Testori, questo librino appassionato di Cinzia Demi. Ed è percorso da capo a fondo da un fil rouge stilistico e formale che lo lega saldamente a una tradizione alta per non dire altissima della poesia italiana: dove il progenitore è Dante, e dove all’altro capo del filo genealogico sta Giorgio Caproni, saldo, oggi più di ieri, nel magistero che a partire dagli anni ’80 del secolo scorso sta influenzando tanti autori interessanti, come Ciofi o Priano, p.es., o Ruffilli, o il primo Santori – i più affini, gli ultimi due, alla Demi di Ero Maddalena, perlomeno in termini di timbro. Ma vale la pena di insistere oltre sulla citazione da Testori riportata in esergo (“Non sapremo noi / che faccia hai avuto / mai / né quella che / voltandoti / potresti avere / ed hai.”) sia perché rimanda, per vie di rispecchiamento, alla medesima temperatura drammatica che anima il poemetto, sia e soprattutto perché inseguendone le suggestioni si finisce per scoprirla come il marcatore genetico di una trasmissione che è perlomeno triplice. La prima, in ordine al tema esplicito – o, se si vuole, mutatis mutandis, al personaggio/protagonista – del libro della Demi, che è Maddalena, naturalmente, com’era Maddalena per il Testori scrittore di quei versi e versicoli; la seconda, in ordine al tema implicito della silloge, che mette in scena in cinquanta piccoli quadri ingabbiati quasi tutti in terzine (“terzine dantesche, passate al vento veloce di Caproni” come scrive benissimo la Sica nella partecipe prefazione), il processo sempre in fieri della costruzione del sé e della soggettività, di un’identità personale e di genere che vive nel tempo e del tempo; la terza in ordine allo straniamento spazio/temporale, appunto, che fa da sfondo alla raccolta a partire dal titolo, dove l’imperfetto di quell’”ero Maddalena” suona, in realtà, come un presente continuo dalle risonanze insieme ancestrali (la Maddalena di cui parla la Demi “cerca / sniffa il proprio mito / rammenda l’ordito / della memoria / di una storia / che sente sua”) e prodighe di futuro (nell’ultimo testo del libro, esplicitamente, “Maddalena è la cura” che “corrode il fiato di bestia / la festa del mio rimanere”). Ma qual era ed è la Maddalena della Demi, fra le tante Maddalene possibili? Era ed è una figura a due teste, o meglio: un’ancipite formula del pathos, per dirla à la Warburg, che stringe in un felice “patto romanzesco” scrittore e lettore, richiamando alla memoria un corteo bimillenario di immagini e di storie per re-inventarle, fra Palestina ed Emilia, nel cuore e nella carne dolente di una donna del ventunesimo secolo dell’era cristiana, così come osserva la Giangoia nella nota in fondo al libro, “che ha vissuto con drammatico smarrimento una vicenda che ha trasceso l’umano”. Una donna che è anche un po’ tutte le donne, perché anche quando parla in prima persona e dice io, la Maddalena della Demi resta un’entità aperta, indefinita, un vivente simulacro che ammicca ”mitoesistenzialisticamente” all’impersonalità di una maschera. Rimbaud e altri prima e dopo di lui ci hanno insegnato che quando si scrive l’io è sempre un altro. Ma quando si scrive con menzognera verità per interposta persona, quando si azzarda, anzi – ed è il caso, in questo caso, della Demi – un’autobiografia interiore per bocca altrui, allora anche quell’altra persona è costretta a cambiare pelle. E ad andare in caccia, a braccetto con l’autore-evocatore, dei suoi molteplici doppi.

Cinzia DEMI, Ero Maddalena, prefazione di Gabriella Sica, postfazione di Rosa Elisa Giangoia, puntoacapo, Pasturana, 2013.

in via di pubblicazione su Punto. Almanacco della Poesia Italiana, 4, 2014.

copertina

MARTEDI’ 18 FEBBRAIO al GRUPPO di LETTURA presso la BIBLIOTECA SERVITANA eravamo in 12 e sono stati presentati i seguenti testi:

Ph. Daverio, Guardar lontano (Isa Morando);
A. Monda – S. Simonelli, Fratelli e sorelle, buona lettura! (Rosa Elisa Giangoia);
S. Ferrara, San Francesco d’Albaro e dintorni (Laura Monego);
A. Moravia, La rivoluzione culturale in Cina (Giorgio Olivari);
C. Barbaritos, Falla en el instante puro (Alessandro Prusso);
H. Kammerlander, In alto e in largo (Raffaella Silvestrini);
E. Corti, Il cavallo rosso (Maria Cristina Ferraro);
E. Hemingway, La verde collina d’Africa (Rosanna Marcenaro);
M.A. Caronia Alberti, La memoria dei luoghi (Carlo Borasi);
G. Caproni, Cartiline di viaggio (Francesco Orlando).

Il prossimo incontro si svolgerà MARTEDI’ 18 MARZO alle ore 16.30 sempre presso la BIBLIOTECA SERVITANA di via Baroni.

copertina BONO (2)

Elio ANDRIUOLI

Nelle Edizioni “Le Mani” di Recco è apparso nel 2011 un nuovo libro di Elena Bono dal titolo L’erba e le stelle, che raccoglie tre racconti e dieci atti unici, i quali ancora una volta ci offrono una riprova dell’alto livello e della fecondità della sua vena.
Apre il libro un racconto intitolato Sileno, nel quale questo personaggio mitico, figlio di Pan e precettore di Dioniso, oltre che suo seguace, ci viene avanti su di un asino, assonnato e palesemente ebbro, rivelandosi nella sua intima essenza di essere privo di una spiccata volontà, il quale si affida pertanto al destino che lo conduce. Tra l’altro egli dice: “Ma forse lui, Dioniso, mi vuole proprio perché sono come sono, che non so neppure io che mi sia e allora sono contento di essere così, né uomo né dio, ma chissà cosa…”. Come apparve Sileno scompare, tra un ondeggiare di pampini, lasciando dietro di sé come un’ombra di mistero.
La luna e la terra ripropone un’immagine mitica, quella del dio della terra, al quale si fa innanzi nottetempo la dea della luna, splendente di tutta la sua bellezza. Egli se ne innamora, ma ella gli concede soltanto poche fuggevoli apparizioni che lo lasciano in preda all’ira e allo sconforto. Tra cielo e terra infatti uno stabile legame è impossibile, dato che la terra è greve e incapace di elevarsi, scrollando da sé ogni bruttura. Eppure anche la terra ha la sua bellezza e il suo fascino: ed è ciò che bisogna assiduamente cercare.
I pavoni del cardinale si sviluppa in forma dialogica e vi compaiono, oltre all’io narrante, Scipione Borghese e Gianlorenzo Bernini. L’autrice ci avverte che il tema “è quello dell’anima complessa del ‘600, diviso fra epicureismo e tormento esistenziale e religioso”. Dal dialogo emergono alcune figure di grandi pittori, come il Caravaggio e Raffaello; ma soprattutto emerge il sentimento tragico della vita, che si manifesta specialmente nella chiusa.
Negli atti unici, raccolti nella seconda parte del libro, la Bono fa agire tutta una serie di personaggi, sia storici che inventati, “colti – come osserva Roberto Trovato nella sua ampia e illuminante prefazione al volume – nel momento del congedo dall’esistenza, … in cui passano in rassegna quanto hanno compiuto, dialogando «con la propria anima e i propri ricordi»”.
Ecco allora dal testo eponimo emergere le figure di Augusto, Mecenate, Orazio, cui Virgilio legge alcuni versi dell’Eneide, ove si parla della morte di Didone; versi che offrono lo spunto all’autrice per ulteriori approfondimenti psicologici dei personaggi, specie di Virgilio, che qui rivela uno spirito intimamente religioso e con la cui morte l’atto si chiude. Un vivo sentimento del mistero e della problematicità dell’esistenza permeano queste pagine, così come del resto le pagine degli altri lavori qui raccolti.
Ne Le porte di bronzo dell’Aldilà assistiamo all’”autopresentazione e autogiustificazione di Apicio, famoso buongustaio romano, vissuto sotto l’Impero tra Augusto e Tiberio” il quale, giunto dopo morto dinanzi alla Porta del Paradiso e a San Pietro, chiede educatamente di entrare, dal momento che egli si dichiara soddisfatto della vita vissuta, da lui apprezzata così com’è, con tutti i doni che gli ha elargiti. Data la sua serena accettazione dell’esistenza, San Pietro si dichiara disposto ad intercedere per lui, affinché sia accolto nel Limbo.
Orlando contiene un serrato dialogo tra Carlo Magno e il nipote Orlando, il quale gli rimprovera di aver abbandonato lui e i suoi compagni nelle gole di Roncisvalle, per sedare la rivolta dei Sassoni. Notevole è in questo atto unico la frase detta da Orlando: “Gli uomini, Carlo, sbagliano sempre, anche credendo di far bene. Noi siamo i figli di Eva, non i figli di Maria”.
Nell’Ultima conversazione di Michelangelo con la morte. Anno 1564, assistiamo al trapasso di questo sommo artista, il quale confessa di aver sognato “ad occhi aperti l’uomo perfetto appena uscito dalle mani di Dio”; sogno che fu proprio di Marsilio Ficino e di tutto il Rinascimento. Ma pure confessa di essere “il relitto di una sconfitta, di un grande naufragio”, se prescinde dalla fede religiosa che ancora lo sorregge e con la quale “si presenta a Dio”.
Autunno di Vivaldi ci offre un’immagine non convenzionale di questo grande musicista veneziano, che ebbe a soffrire persecuzioni e plagi di talune sue opere, ma che pure mai perdette la sua fede in Dio e nell’utilità del suo lavoro. Di fronte a lui stanno le figure di Nane (detta anche La Morosina), del lacchè Marcolino e della cameriera Giuliana.
Giochi e dicerie di ragazzi a Roma nel secolo XVIII tende a dimostrare, attraverso le figure di Paoluccio, Guido, Rigetti, Maruzzella e altri che “il bambino in genere non è l’innocente e lo sprovveduto che spesso immaginiamo”, dato che egli “riflette l’ambiente in cui vive”.
Da Dialogo di due sconosciuti al chiaro di luna nel Pater di Vienna emergono le figure di Gustav Mahler e Maria Vetsera, la quale racconta la tragica morte datale da Rodolfo, il figlio di Sissi, e cioè di Elisabetta d’Austria. Risalta qui la frase di Malher: “Datti pace, dolce Maria. Ti conforti il pensiero di non aver fatto male a nessuno, ma di aver subito il male che ti hanno fatto”.
Incontro sul Gottardo – Dialogo di Mazzini e Nietzsche ci presenta l’Apostolo dell’unità d’Italia e il filosofo della “Volontà di potenza” nella diversità delle loro rispettive concezioni della vita, ma accomunati da un momento di spontanea, reciproca simpatia.
Segue Piccola storia di una suora rosminiana, che ha per argomento un episodio della Seconda Guerra Mondiale i cui protagonisti sono alcuni religiosi (Suor Agostina, Suor Dorina, Don Caprile), coinvolti dalla tragicità degli eventi.
L’ultimo testo del libro è Marcia funebre di Sigfrido, che tratta della morte del Maresciallo Erwin Rommel, costretto ad avvelenarsi dai sicari di Hitler, perché sospettato di cospirare contro il Führer.
Come può constatarsi, L’erba e le stelle è un libro che affronta una vasta tematica, la quale “coglie – come osserva Graziella Corsinovi, a proposito di un altro dramma della Bono, Lo Zar dalle farfalle nere – personaggi «sul discrimine tra il Nulla e l’Eternità», vale a dire nel momento in cui «si aprono a una rivisitazione di sé e del proprio vissuto»”, fissandoli in testi essenziali e di grande efficacia.
Tali testi sono retti da alcune idee guida, come quella dell’”opposizione al nulla” e della “sacralità della sofferenza” (vedi Trovato), aventi come base una visione cristiana della vita, capace di placare le troppo forti passioni e di aprire l’animo alla speranza.
E’ quanto emerge un po’ dovunque dalle opere della Bono e costituisce il suo messaggio più vero.

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