
(Teatro di Epidauro)
Intervento di Rosa Elisa Giangoia al Convegno Non di sole parole – la letteratura e le altre arti -
Reggio Calabria 2-3-4 aprile 2009
Nella storia della produzione artistica europea la tragedia greca rappresenta la prima vera espressione frutto della coscienza del potenziamento comunicativo derivante dalla sinergia di forme di comunicazione diverse. Quasi che gli autori, in un itinerario di acquisizione di consapevolezza di cui ci sfugge il percorso, in quanto lo vediamo già pienamente realizzato in Eschilo, avessero cercato di raggiungere il massimo di efficacia comunicativa utilizzando tutte le forme di espressione che in quel momento avevano a disposizione. Questo mettere insieme ogni possibilità e potenzialità espressiva e comunicativa nella tragedia greca aveva lo scopo di creare un impatto emotivo quanto più forte possibile, per un fine ben preciso: la catarsi. La tragedia ci dà quindi quel momento “plastico” della grecità, celebrato da Hegel nelle Lezioni sull’estetica, nel quale lo spirito si era esposto in un momento di pacata e irripetibile serenità. Questa plasticità, per essere espressivamente compiuta, ha bisogno di una pluralità di mezzi artistici e creativi: struttura architettonica, parola, anzi parola ritmica, movimento, in particolare di danza, voci recitanti, suoni e scena. Ciascuno di questi elementi di per sé può essere strumento espressivo di arte, ma tutti insieme si potenziano, se accortamente utilizzati ed armonizzati, determinando arricchimenti di significato e amplificando le possibilità di impatto e di coinvolgimento emotivo per un preciso obiettivo.
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